Puglia paga il congelamento degli ovuli per motivi non medici: altre regioni osservano

Di : Lorenzo Dalmoro

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Dal 2025 la Puglia apre un nuovo capitolo nelle politiche per la natalità: la Regione finanzia una parte delle spese per il congelamento degli ovuli su base “sociale”, una scelta che permette alle donne di posticipare la maternità per ragioni non mediche. La novità cambia la mappa italiana dei servizi di crioconservazione e riapre il dibattito politico su accesso, costi e regole.

La crioconservazione degli ovociti — nota comunemente come social freezing quando è motivata da scelte personali — consente di preservare gli ovuli prelevati in un momento di buona qualità biologica per un utilizzo futuro. In Italia la pratica è legale dal 2009; per motivi medici come chemioterapia o patologie che compromettono la riserva ovarica la procedura è indicata dalle linee guida del ministero della Salute e può rientrare nei rimborsi del Servizio sanitario nazionale.

Per le donne che scelgono di congelare gli ovuli per ragioni non cliniche, i centri per la fecondazione assistita — oltre 300, per lo più privati — applicano tariffe che in genere superano i 3.000 euro, più costi annuali di conservazione. È questa la spesa che la Puglia intende alleggerire con il nuovo contributo regionale.

La misura pugliese è stata approvata con una legge alla fine del 2024 e prevede un sostegno fino a 3.000 euro per singola beneficiaria, erogabile una sola volta. I fondi stanziati ammontano a 300.000 euro l’anno per il periodo 2025–2027. I requisiti principali sono: residenza in Puglia da almeno 12 mesi, età compresa tra i 27 e i 37 anni e un valore ISEE familiare inferiore a 30.000 euro.

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Donna che compila la domanda di contributo per il congelamento degli ovuli
Le domande si raccolgono dal 13 agosto per 30 giorni; l’istruttoria valuta ISEE, età e data di presentazione.

Le domande per accedere al contributo verranno raccolte a partire da giovedì 13 agosto e per i successivi 30 giorni; l’istruttoria terrà conto di ISEE, età della richiedente e data di presentazione. Il presidente regionale Antonio Decaro ha definito l’intervento come una misura volta a sostenere le scelte delle donne senza giudicarle, collegandolo alle politiche per la natalità.

  • Chi può chiedere il contributo: donne 27–37 anni, residenti in Puglia da almeno 12 mesi, ISEE < 30.000 €.
  • Importo: fino a 3.000 € una tantum.
  • Durata del programma: finanziamento previsto per il 2025–2027 (300.000 € annui).
  • Scadenza presentazione: finestra di 30 giorni a partire dal 13 agosto.

La reazione delle altre Regioni è rapida. In Toscana la giunta ha già fissato tariffe regionali più basse per la conservazione dei gameti (1.500 € per gli ovociti; 500 € per gli spermatozoi), riducendo il costo rispetto ai listini privati, e il gruppo consiliare del PD ha depositato una proposta per un contributo simile a quello pugliese.

Rappresentanti regionali in riunione per discutere politiche sanitarie e sociali
Toscana, Liguria, Lazio ed Emilia-Romagna stanno valutando misure simili o alternative sulla crioconservazione.

Proposte di legge o atti analoghi sono stati presentati anche in Liguria e nel Lazio; in Emilia-Romagna è partita una richiesta ufficiale al ministero della Salute per valutare l’estensione della gratuità oltre i casi oncologici, mentre in Lombardia la giunta si è impegnata ad ampliare l’accesso gratuito alla crioconservazione per patologie a rischio di infertilità precoce.

Sul piano nazionale restano aperte iniziative parlamentari: una proposta del Movimento 5 Stelle mira alla gratuità per donne tra 27 e 35 anni, mentre il PD ha avanzato proposte simili. Più di recente il leader di Italia Viva ha annunciato l’intenzione di chiedere risorse nella legge di bilancio per estendere il sostegno fino ai 38 anni. L’esecutivo, attraverso il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, ha riconosciuto la necessità di una normativa più chiara sulla crioconservazione per ragioni sociali, dato che la legge 40 del 2004 non disciplina esplicitamente questo uso.

Per le donne che valutano questa strada, alcuni elementi pratici da considerare:

  • Costi diretti: prelievo e crioconservazione, spese mediche e assistenza farmacologica; nei centri privati la prima fase può superare i 3.000 €.
  • Costi ricorrenti: conservazione annuale dei campioni, tipicamente alcune centinaia di euro l’anno.
  • Tempistica: il successo riproduttivo dipende dall’età al momento del prelievo; la qualità degli ovociti diminuisce con gli anni.
  • Alternative e tutele: per patologie mediche l’accesso è raccomandato e spesso rimborsato dal SSN; per motivi non medici la copertura pubblica è ancora molto disomogenea nel Paese.

Il quadro normativo e finanziario resta fluido: le misure regionali aprono una fase di sperimentazione che può influenzare future scelte nazionali, ma le risorse disponibili e i criteri di accesso variano molto sul territorio. Per le donne interessate è quindi cruciale informarsi sui bandi locali, verificare i requisiti ISEE e confrontare le offerte dei centri pubblici e privati prima di decidere.

In sintesi, la Puglia è la prima Regione a sovvenzionare il social freezing in Italia, con condizioni precise e un finanziamento limitato nel tempo; altre amministrazioni regionali e proposte parlamentari stanno invece lavorando per ampliare o ridurre i costi della crioconservazione, rendendo il tema un nodo aperto di politica sanitaria e sociale anche per la prossima legge di bilancio.

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