Un gruppo di hacker ha pubblicato sul dark web anteprime di file che sembrerebbero riguardare clienti italiani della banca digitale Revolut, inclusi documenti di identità e carte sanitarie. La diffusione riporta al centro il rischio concreto di furto d’identità e le possibili ricadute per funzionari pubblici e cittadini comuni.
Cosa è emerso finora
I file sono stati resi visibili in una cartella etichettata “Italy files” e comprendono circa 85.000 elementi, molti dei quali mostrano immagini o estratti di documenti. Al momento la cartella appare consultabile ma non scaricabile, e non c’è conferma definitiva che tutti i materiali provengano dalla stessa violazione di Revolut.

Il gruppo che ha pubblicato il materiale si presenta come IAmNotAVillain e sostiene di possedere anche dati della polizia italiana per un totale dichiarato di 147 gigabyte. L’affermazione non è stata invece verificata in modo indipendente da autorità o da terze parti investigative.
Tipologie di dati resi pubblici
- Documenti personali di funzionari pubblici (passaporti diplomatici, carte d’identità).
- Tessere sanitarie e immagini di documenti d’identità.
- Estratti di transazioni e informazioni bancarie associate ai conti.
- File con informazioni istituzionali e, secondo la rivendicazione, porzioni di dati di forze dell’ordine.
Modalità dell’attacco e tentativi di estorsione
Secondo quanto ricostruito, gli aggressori hanno sfruttato un account di posta elettronica legato alla prefettura di Reggio Calabria già compromesso in precedenza per fingersi investigatori e ottenere informazioni. In seguito avevano chiesto un riscatto a Revolut, che però non avrebbe pagato.

Dopo il rifiuto, il gruppo ha avviato la vendita o la distribuzione parziale dei dati, offrendo alle persone coinvolte la possibilità di pagare per la rimozione delle loro informazioni prima che fossero commercializzate pubblicamente.
Chi è interessato e quali sono i rischi
Il ministero dell’Interno aveva indicato che fra i 680 clienti colpiti dal furto di dati relativi a Revolut vi erano otto cittadini italiani; la pubblicazione sul dark web suggerisce però che l’impatto potrebbe essere più esteso o coinvolgere soggetti diversi.
I rischi concreti includono frodi finanziarie, usi impropri dell’identità e danni reputazionali per funzionari pubblici. Per istituzioni e operatori del settore si apre inoltre la questione della gestione delle vulnerabilità e della protezione delle comunicazioni ufficiali.
Che cosa resta da chiarire
Permangono elementi non verificati: la reale origine di tutti i file pubblicati, l’effettiva dimensione del corpus di dati sottratti e l’eventuale collegamento diretto tra i materiali esposti e la violazione iniziale di Revolut. Le autorità competenti e la banca sono al lavoro per accertare la portata del danno e la catena degli accessi.
La vicenda sottolinea l’importanza della sorveglianza sulle comunicazioni istituzionali e delle procedure di risposta alle estorsioni digitali, mentre utenti e organizzazioni attendono chiarimenti sulle misure di mitigazione adottate.
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