Mascherine in eccesso: governo nomina commissario per smaltire miliardi inutilizzati

Di : Lorenzo Dalmoro

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A quattro anni dalla chiusura dellโ€™emergenza Covid, il ministero della Salute si trova a gestire un ingente stock di dispositivi di protezione acquistati allโ€™epoca e mai utilizzati: mascherine, camici, guanti e altri materiali che occupano spazi enormi e pesano sui conti pubblici. Per sbarazzarsene il governo ha deciso di nominare un commissario straordinario con poteri speciali, misura prevista nel decreto sulla pubblica amministrazione che sarร  votato lunedรฌ alla Camera.

Il provvedimento โ€” inserito nellโ€™articolo 4 del decreto PA (PA sta per pubblica amministrazione) โ€” autorizza il ministero della Salute a proporre un nome che poi dovrร  essere confermato dal Consiglio dei ministri. Lโ€™obiettivo รจ chiaro: completare la dismissione e lo smaltimento delle scorte entro la scadenza fissata dal decreto.

Le cifre spiegano perchรฉ la questione รจ diventata urgente. Unโ€™analisi pubblicata da Openpolis ricostruisce che durante i due anni piรน intensi dellโ€™emergenza furono attivate oltre 18mila procedure dโ€™acquisto, per una spesa complessiva pari a circa 24,5 miliardi di euro, la maggior parte con modalitร  semplificate. Nei lotti rientravano non solo le mascherine, ma anche vaccini, tamponi, apparecchi per terapie intensive, farmaci e servizi legati alla gestione dellโ€™epidemia.

Scaffali con grandi quantitร  di mascherine e materiali sanitari stoccati
Magazzini che contengono migliaia di scatole di dispositivi di protezione.

Negli anni successivi il ministero ha rilevato che una larga parte del materiale ordinato non รจ mai stata impiegata. Lโ€™ultima ricognizione, allegata al decreto, individua quantitร  enormi immagazzinate in magazzini sparsi sul territorio nazionale.

  • 312.000 metri cubi di materiali in 16 depositi;
  • circa 22.700 tonnellate complessive;
  • la componente piรน consistente รจ costituita da mascherine (oltre 245.000 metri cubi), a cui si sommano tute, camici e guanti;
  • il 99% del materiale รจ classificato come rifiuto non pericoloso;
  • lโ€™immagazzinamento costa allo Stato circa 900.000 euro al mese;
  • il volume totale equivale allโ€™incirca al carico di 3.500 camion.

Le scelte precedenti per cercare di ridurre lo stock non hanno avuto successo: sia lโ€™esecutivo guidato da Mario Draghi sia quello di Giorgia Meloni hanno provato a vendere le scorte, poi anche a regalarle, senza perรฒ trovare acquirenti o destinatari interessati.

Il decreto dร  al commissario poteri particolari per accelerare le operazioni: potrร  intervenire in deroga al testo unico ambientale, la normativa ordinaria che disciplina lo smaltimento dei rifiuti, con lโ€™obiettivo di completare le procedure entro il 31 marzo 2027. Per il suo incarico sono stanziati complessivamente 84 milioni di euro (44 milioni per il 2026 e 40 per il 2027) e il compenso annuale previsto รจ di 40.000 euro.

Perchรฉ la questione conta oggi? Oltre al peso sul bilancio pubblico, la presenza di grandi quantitร  di dispositivi inutilizzati pone problemi logistici e ambientali: lo stoccaggio prolungato comporta costi ricorrenti e rischi legati alla gestione dei rifiuti. La misura del governo punta a chiudere una pagina della gestione emergenziale con una procedura centralizzata e vincolata nel tempo.

Operatori e camion per la gestione dei rifiuti speciali in un impianto
Lo smaltimento e il costo ambientale dei dispositivi non utilizzati.

Resta da vedere se la strada scelta, che prevede semplificazioni normative e un budget dedicato, riuscirร  a trovare soluzioni praticabili per il recupero o lo smaltimento di materiale ormai fuori uso. Nel frattempo il conto continua a scendere: ogni mese che passa aumenta il costo della custodia e la necessitร  di una decisione definitiva.

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