A quattro anni dalla chiusura dellโemergenza Covid, il ministero della Salute si trova a gestire un ingente stock di dispositivi di protezione acquistati allโepoca e mai utilizzati: mascherine, camici, guanti e altri materiali che occupano spazi enormi e pesano sui conti pubblici. Per sbarazzarsene il governo ha deciso di nominare un commissario straordinario con poteri speciali, misura prevista nel decreto sulla pubblica amministrazione che sarร votato lunedรฌ alla Camera.
Il provvedimento โ inserito nellโarticolo 4 del decreto PA (PA sta per pubblica amministrazione) โ autorizza il ministero della Salute a proporre un nome che poi dovrร essere confermato dal Consiglio dei ministri. Lโobiettivo รจ chiaro: completare la dismissione e lo smaltimento delle scorte entro la scadenza fissata dal decreto.
Le cifre spiegano perchรฉ la questione รจ diventata urgente. Unโanalisi pubblicata da Openpolis ricostruisce che durante i due anni piรน intensi dellโemergenza furono attivate oltre 18mila procedure dโacquisto, per una spesa complessiva pari a circa 24,5 miliardi di euro, la maggior parte con modalitร semplificate. Nei lotti rientravano non solo le mascherine, ma anche vaccini, tamponi, apparecchi per terapie intensive, farmaci e servizi legati alla gestione dellโepidemia.

Negli anni successivi il ministero ha rilevato che una larga parte del materiale ordinato non รจ mai stata impiegata. Lโultima ricognizione, allegata al decreto, individua quantitร enormi immagazzinate in magazzini sparsi sul territorio nazionale.
- 312.000 metri cubi di materiali in 16 depositi;
- circa 22.700 tonnellate complessive;
- la componente piรน consistente รจ costituita da mascherine (oltre 245.000 metri cubi), a cui si sommano tute, camici e guanti;
- il 99% del materiale รจ classificato come rifiuto non pericoloso;
- lโimmagazzinamento costa allo Stato circa 900.000 euro al mese;
- il volume totale equivale allโincirca al carico di 3.500 camion.
Le scelte precedenti per cercare di ridurre lo stock non hanno avuto successo: sia lโesecutivo guidato da Mario Draghi sia quello di Giorgia Meloni hanno provato a vendere le scorte, poi anche a regalarle, senza perรฒ trovare acquirenti o destinatari interessati.
Il decreto dร al commissario poteri particolari per accelerare le operazioni: potrร intervenire in deroga al testo unico ambientale, la normativa ordinaria che disciplina lo smaltimento dei rifiuti, con lโobiettivo di completare le procedure entro il 31 marzo 2027. Per il suo incarico sono stanziati complessivamente 84 milioni di euro (44 milioni per il 2026 e 40 per il 2027) e il compenso annuale previsto รจ di 40.000 euro.
Perchรฉ la questione conta oggi? Oltre al peso sul bilancio pubblico, la presenza di grandi quantitร di dispositivi inutilizzati pone problemi logistici e ambientali: lo stoccaggio prolungato comporta costi ricorrenti e rischi legati alla gestione dei rifiuti. La misura del governo punta a chiudere una pagina della gestione emergenziale con una procedura centralizzata e vincolata nel tempo.

Resta da vedere se la strada scelta, che prevede semplificazioni normative e un budget dedicato, riuscirร a trovare soluzioni praticabili per il recupero o lo smaltimento di materiale ormai fuori uso. Nel frattempo il conto continua a scendere: ogni mese che passa aumenta il costo della custodia e la necessitร di una decisione definitiva.
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