Verona e Shakespeare: Celebrazioni del 50° anniversario e polemiche sulla casa di Giulietta!

Di : Lorenzo Dalmoro

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“Ma quale malinconia allunga le ore per Romeo?” si interroga Benvolio nel primo atto della famosa tragedia. E Romeo risponde: “L’assenza di ciò che, se posseduto, le renderebbe brevi”. Sarà mai possibile che il giovane e affascinante Montecchi, con un appetito non solo per l’amore, fosse anche desideroso di una ricca fetta di Nadalin, il dolce stellato e glassato con pinoli, predecessore del Pandoro, creato per gli sfarzosi banchetti dei Della Scala? Si può immaginare che, stanco di masticare uvetta e Warden & Jelly Pies a base di pere, zenzero e zafferano, o incerti marzapane a teatro, Romeo bramasse quel dolce che oggi scivola dolcemente in gola come le acque dell’Adige che lambiscono la città di Verona? E proprio quel Nadalin, reinventato dalla rinomata pasticceria Lorenzetti di San Giovanni Lupatoto, insieme a panettoni artigianali dalla crosta che ricorda la carta affumicata di Alberto Burri, che potrebbe aver suscitato un desiderio nel cuore di Romeo? Quella creazione morbida e avvolgente, oggi un tributo alla cultura veronese e al suo Natale genuino, con la sua base a otto punte, potrebbe aver evocato in Romeo il luminoso astro di Giulietta; una dolcezza che, a soli trenta minuti di cavallo (6 chilometri) dal suo amato balcone, è ancora impastata e modellata con cura.



Che Shakespeare avesse un debole per dolci, uvetta, pinoli e nocciole è un fatto noto lungo le sponde del Tamigi e al Globe Theatre, dove nella cucina Tudor poco si distingueva tra dolce e salato. Anche i sassi levigati dall’Adige che bagna San Giovanni Lupatoto, assediato dai lupi peggiori dei Capuleti, e che serpeggia attorno al cuore storico di Verona, sono testimoni di quanto l’alimentazione fosse un tema ricorrente nei drammi shakespeariani. È ben noto che il drammaturgo scelse Verona per ambientare la sua tragedia ricca di metafore ricercate e concettismo insistito, non essendosi mai spinto oltre Londra e la sua Stratford-upon-Avon, ispirandosi a storie leggendarie scritte da autori come Da Porto e Bandello, ma di cui non conosceva le versioni se non attraverso la traduzione di Boauistau fatta da Arthus Brooke e raccolta da William Painter nel 1567. Un banchetto d’onore con Nadalin avrebbe quindi potuto nascondere stimoli amorosi e non, come pasticci di vendette e ostilità tra famiglie nobili.



È meno noto, invece, che il bardo optò per la piccola Venezia, all’epoca un insieme di piccole isole, perché si diceva alla corte elisabettiana che proprio in quella città scaligera abitassero le donne più belle d’Italia, e Giulietta era considerata splendida sia dai Montecchi sia dai Capuleti. Queste voci saranno oggetto di discussione a luglio del prossimo anno, nel 2026, durante il forum accademico organizzato in Piazza delle Erbe e all’Arena per celebrare il 50° anniversario della Shakespeare International Society.

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Si prevede l’arrivo di tra seicento e mille partecipanti, che avranno il privilegio di visitare accuratamente i luoghi che hanno ispirato l’opera amorosa culminata in tragedia, come richiesto dal teatro elisabettiano. Il percorso inizia dal balcone di Giulietta, che si protende dalla casa quattrocentesca in via Cappello 23, aggiunto durante un restauro immaginario del 1935, e che di recente è stato al centro di polemiche per la decisione del comune di introdurre un biglietto d’ingresso di 12 euro fino a metà gennaio 2026, sperando di ridurre il flusso turistico che, invece, è aumentato notevolmente. Il tour shakespeariano continua nella presunta casa di Romeo e al supposto sepolcro della sua amata, un sarcofago trecentesco situato sotto il chiostro di S. Francesco al Corso. Sicuramente, i visitatori potranno passeggiare tra le dense trame di vie, vicoli, cortili e corticelli, caratterizzati da portali e chiavi di volta scolpite in pietra rosa di Prun. Questa pietra, non morbida come l’elegante Nadalin della Lorenzetti, ma calcarea e marnosa, è altrettanto pregiata e modellabile, e oggi colora anche marciapiedi e pavimentazioni, destinati all’uso pedonale, ma che nella tragedia erano sicuramente calpestati da Mercuzio, nipote del Principe, nelle sue passeggiate con il suo migliore amico, Romeo. Forse Mercuzio, il personaggio più affascinante, stravagante, irriverente e interessante, è colui grazie a cui la storia dei due amanti segreti si trasforma violentemente in una sanguinosa tragedia.

Non è noto se Romeo, per ingannare l’attesa degli incontri proibiti con la sua amata, cavalcase fino alla Lessinia, dove già all’epoca si estraeva la pietra rosa utilizzata per abbellire Verona. La Lessinia, comunque, merita una visita.

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Come le dita di una mano rocciosa, infatti, le valli dei Monti Lessini si estendono fino a sfiorare Verona. Insieme formano un altopiano diviso e segmentato da lastre di pietra rosata (di Prun) che delimitano le proprietà. In inverno è il paradiso dei fondisti e in estate dei veronesi appassionati di trekking, mentre i villaggi di Molina, Bolca, S. Anna d’Alfaedo e Bosco Chiesanuova ricordano gli angoli più selvaggi d’Irlanda. Uno scenario caratterizzato da poche e sparse case in pietra rosa, capolavori d’architettura popolare, che sembrano magici castelli di carte, con le loro ombre e le forme ruvide che esprimono al tempo stesso incertezza e solidità, semplicità e ingegno. È un paesaggio da godere cavalcando o camminando tra le inaspettate e curiose costruzioni cilindriche che emergono come funghi di roccia: le “giassaie” o ghiacciaie, che fino alla fine del secolo scorso dovevano conservare nei mesi estivi il ghiaccio da portare a Verona. Luoghi di meditazione, abitati dai Cimbri e già decantati da Tacito, dove regna il silenzio. E dove la quiete è rotta soltanto dalle sporadiche gnoccolate a base di gnocchi di farina e soppressa, annaffiate dal Valpolicella, che vivacizzano durante i weekend le baite più nascoste, segnate di tanto in tanto dalle originali colonnine di pietra, con la sagoma a pilastrino e sormontate da capannine, che sono le storiche testimonianze del popolo Cimbro. Ben prima di Shakespeare e del Nadalin.

INFO

– visitverona.it

– pasticcerialorenzetti.com

– casashakespeare.it

ARRIVARE

Con trenitalia.com via Milano a Verona sono circa 2 ore e mezza di viaggio

MANGIARE

Se negli ultimi vent’anni la città ha perso smalto culturale a favore di Mantova e Brescia, sulla gastronomia mantiene ancora eccellenti livelli. Per la cucina tipica veronese (carne salà, lesso con la pearà…) non si può mancare la trattoria da Managheto vicino a San Zeno, l’osteria Ripasso vicino a corso Milano e l’Ostregheteria in zona Maffei. La pasticceria Lorenzetti, fondata nel 1970, oltre al Nadalin e al Panettone classico, prepara una Veneziana senza lattosio pensata per gli intolleranti.

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In Lessinia, a pochi chilometri dalla Valpolicella e nella località di Proale, immersa tra ciliegi e vigne, si trova l’osteria “Alla Ruota” (Mazzano, Negrar, via Proale 6).

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