Museo del tesoro di Coira: segreti del sacro tra splendore e inquietudine

Di : Lorenzo Dalmoro

Condividi con i tuoi amici!

Coira è spesso considerata un semplice snodo ferroviario, ma negli ultimi anni la capitale dei Grigioni sta guadagnando nuovi motivi per trattenere i visitatori: patrimoni d’arte, architetture contemporanee e un museo che racconta la storia religiosa e civica della città in modo sorprendente. Scoprire questi luoghi oggi significa comprendere perché una tappa qui può trasformare una transizione in un viaggio culturale vero e proprio.

Per chi arriva di fretta la città può apparire discreta; vista con calma, invece, rivela stratificazioni storiche e soluzioni architettoniche di pregio. Il nucleo medievale, con le sue facciate dipinte e vicoli lastricati, convive con interventi contemporanei che dialogano con il tessuto urbano anziché sostituirlo.

Un museo doppio e architetture che contano

Il Museo d’Arte dei Grigioni è diviso tra una villa neorinascimentale che custodisce la collezione dei Giacometti — dove emergono i lavori di Giovanni, Alberto e Diego in un percorso molto curato — e una nuova ala per l’arte contemporanea firmata dallo studio spagnolo Barozzi Veiga, riconosciuto a livello internazionale. L’accostamento tra antico e nuovo è uno dei segnali che rendono Coira interessante per chi segue tendenze culturali e architettoniche.

Fuori dal centro, nel sobborgo di Haldenstein, si trova l’abitazione dello svizzero Peter Zumthor, esempio dell’attenzione al materiale e alla semplicità che contraddistingue il suo lavoro. Anche il Forum Würth contribuisce a rendere la città un piccolo hub espositivo per mostre temporanee di respiro europeo.

Il tesoro della cattedrale e la Danza Macabra

Il cuore più potente dell’offerta culturale di Coira è il Museo del Tesoro della Cattedrale, ospitato nel palazzo episcopale barocco. Qui due esperienze opposte sono messe in scena con rigore filologico: da una parte gli arredi sacri dorati e i reliquiari che raccontano il potere e la ricchezza dell’istituzione ecclesiastica, dall’altra una sequenza in grisaille conosciuta come Danza Macabra, datata 1543.

Leggi anche  Celebra il Centenario di Tinguely a Friburgo e Basilea: Genio dell'Arte Cinetica!

Il passaggio dalla sala scintillante ai pannelli scuri della Danza Macabra è volutamente drammatico: si passa dalla luce dell’oro a un corridoio sotterraneo di immagini in bianco e nero che ricordano la fragilità della vita. Il ciclo, lungo circa quindici metri, riunisce figure di ogni rango chiamate a confrontarsi con la morte, seguendo una tradizione medievale diffusa in Europa ma resa qui con toni e accenti locali.

Studiare queste opere oggi offre una chiave per leggere la storia religiosa della regione: Coira non fu solo città vescovile, ma luogo di contrasti confessionali e di mediazione politica, con una convivenza tra cattolici e riformati che perdurò fino all’età moderna.

  • Cosa vedere

    • Museo d’Arte dei Grigioni: collezione Giacometti + ala contemporanea di Barozzi Veiga.
    • Museo del Tesoro della Cattedrale: reliquiari d’oro e la Danza Macabra in grisaille (1543).
    • Forum Würth: mostre temporanee e programmazione culturale attiva.
    • Città vecchia: vicoli, porticati e facciate affrescate.

Perché fermarsi adesso

Il motivo per cui Coira merita attenzione oggi non è solo storico: la città sta ridefinendo la propria offerta culturale con investimenti mirati e restauri che ne valorizzano sia l’identità antica sia le vocazioni contemporanee. Per il viaggiatore questo significa esperienze diverse in spazi vicini — dall’arte sacra che parla di potere e fede, alla scultura moderna dei Giacometti, fino all’architettura che ha ottenuto riconoscimenti internazionali.

Il risultato è una città che può occupare più di una pausa in treno: in 24-48 ore è possibile costruirsi un itinerario che unisca musei, passeggiate nel centro storico e qualche escursione nei dintorni.

Breve contesto storico

Coira è stata per secoli sede dei principi-vescovi e nodo delle cosiddette Tre Leghe che, tra XV e XVI secolo, determinarono assetti politici originali nel territorio grigionese. Nel XVI secolo la Riforma e le tensioni confessionali modificarono l’equilibrio, ma la convivenza tra cattolici e riformati rimase una caratteristica della regione fino all’epoca napoleonica e oltre: il cantone è entrato nella Confederazione Elvetica solo agli inizi dell’Ottocento.

Sul piano economico, prima dell’esplosione del turismo di fine Ottocento, molte vallate vivevano in difficoltà: l’emigrazione di maestranze e pasticceri all’estero, nonché l’attività tradizionale di piccole botteghe, hanno lasciato tracce ancora visibili nella città.

Informazioni pratiche

  • Siti utili: domschatzmuseum.com, churtourismus.ch, switzerland.com
  • Come arrivare: collegamenti ferroviari SBB/Trenitalia fino a Bellinzona; da Milano circa 1h30 via Como e Lugano. Da Bellinzona servizi di autopostale sul Passo del San Bernardino (circa 2h30 fino a Coira).
  • Dove mangiare: in centro la storica Zunfthaus zur Rebleuten propone cucina grigionese in ambiente tradizionale; il bistrot KostBar offre piatti stagionali in un locale informale.
  • Dove dormire: hotel in posizione strategica vicino al ponte e al centro storico (es. Hotel Chur).
  • Curiosità: in Untere Gasse è attiva da secoli la pasticceria Buhler’s Zuckerbäckerei, testimone della tradizione dolciaria locale.

Coira resta una città che non urla il proprio valore: chi accetta di rallentare scopre un centro storico ricco di dettagli, musei che costruiscono dialoghi tra epoche e la possibilità di aggiungere una tappa culturale convincente a un itinerario alpino o transnazionale.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...