Bagno 63 destinato alla demolizione: il Tar accerta abuso di cabine e palestra

Di : Lorenzo Dalmoro

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Una recente decisione del Tribunale amministrativo regionale mette sotto osservazione i bagni 63A e 63B di Rimini, con possibili effetti a catena per altri stabilimenti della costa. La sentenza, depositata nei giorni scorsi, stabilisce che alcune strutture realizzate sulla battigia mancherebbero delle autorizzazioni richieste, aprendo la strada a ordini di rimozione e a un immediato contenzioso legale.

Nel caso specifico il ricorso รจ stato promosso dal gestore, Giampietro Siracusa, contro provvedimenti comunali che avevano ordinato la demolizione di vari manufatti. I giudici del Tar hanno ritenuto che diverse opere presenti sui due stabilimenti non potevano essere considerate semplici installazioni stagionali e quindi avrebbero richiesto permessi preventivi, in particolare autorizzazioni paesaggistiche e titoli edilizi.

Tra le costruzioni contestate figurano:

  • quattordici cabine destinate alla clientela;
  • una copertura di circa 29 metri quadrati assimilata a una tettoia;
  • una palestra in spiaggia di circa 125 metri quadrati, con struttura portante in legno e copertura in pvc;
  • la cabina della direzione dello stabilimento, valutata irregolare ma non soggetta a demolizione nel provvedimento.

I giudici hanno sottolineato la distinzione tra installazioni ยซamovibiliยป e opere fisse: se un manufatto rimane in loco anche fuori stagione e risulta percepibile dalla spiaggia, non rientra nella categoria delle strutture temporanee e necessita di autorizzazioni. Nel caso dei bagni 63A e 63B, la documentazione fornita dalla proprietร  non รจ stata ritenuta sufficiente a dimostrare la legittimitร  delle opere.

La pronuncia non riguarda solo questi due stabilimenti. Al Tar sono pendenti altre controversie simili relative ad imprese balneari riminesi che hanno ricevuto ordinanze comunali di demolizione per assenza dei titoli edilizi o delle autorizzazioni paesaggistiche. Per molti gestori, la decisione costituisce un campanello dโ€™allarme: potrebbe incidere sui piani di ristrutturazione e sugli investimenti previsti per la prossima stagione balneare.

I legali del titolare hanno giร  annunciato lโ€™intenzione di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Secondo gli avvocati, inoltre, il nuovo piano spiaggia comunale prevede interventi di riqualificazione che includono lโ€™abbattimento e la ricostruzione di alcune cabine, dettaglio che potrebbe influire sui tempi e sulle modalitร  di eventuali demolizioni ordinarie.

Le possibili ricadute pratiche sono concrete e diverse:

  • Per i gestori: rischio di dover adeguare strutture o sostenere procedure di ricorso e spese legali.
  • Per il Comune: scelta tra eseguire subito le demolizioni o temporeggiare in attesa degli sviluppi amministrativi e giudiziari.
  • Per i bagnanti: potenziali disagi se interventi strutturali dovessero ridurre servizi o richiedere cantieri durante la stagione.

La vicenda riporta al centro del dibattito pubblico il tema della regolazione delle coste, del rapporto tra uso turistico e vincoli paesaggistici e dellโ€™applicazione delle normative edilizie in aree sensibili. Per Rimini, cittร  che vive anche di turismo balneare, la sentenza costituisce un precedente che potrebbe spingere verso controlli piรน rigorosi o, al contrario, a soluzioni contrattate tra amministrazione e operatori.

Nei prossimi giorni il caso seguirร  la via degli appelli, mentre gli altri procedimenti pendenti al Tar potrebbero ricevere nuovo impulso dalla motivazione depositata. Resta da vedere se il Comune deciderร  di procedere immediatamente con gli ordini di rimozione o se attenderร  lโ€™esito dei ricorsi, una scelta che avrร  impatti concreti per lโ€™organizzazione degli stabilimenti e per la prossima stagione turistica.

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