Casellanti sospesi in Sicilia: indagati per ammanchi ai pedaggi autostradali

Di : Lorenzo Dalmoro

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La procura di Termini Imerese ha disposto provvedimenti cautelari su sei persone dopo aver avviato controlli su ammanchi nei pedaggi autostradali della Sicilia: cinque sono dipendenti del consorzio che gestisce le tratte, il sesto è un tecnico esterno. L’inchiesta mette sotto accusa presunte manipolazioni dei sistemi di cassa e solleva interrogativi sulla vigilanza e sui controlli finanziari lungo le infrastrutture regionali.

Le misure adottate

Il tribunale ha imposto la sospensione dall’incarico per sei mesi ai cinque operatori addetti alle casse autostradali. Per il tecnico, che svolgeva interventi di manutenzione sui sistemi informatici, è stato invece disposto il divieto temporaneo di esercitare la professione per lo stesso periodo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le anomalie segnalate dal gestore hanno dato il via agli accertamenti. La procura contesta il reato di peculato, ipotizzando che i dipendenti avrebbero alterato le procedure di incasso per appropriarsi indebitamente delle somme mancate.

Che cosa emerge dall’inchiesta

Nel fascicolo compaiono quasi 300 operazioni irregolari: in alcuni casi si tratta di differenze di pochi euro, in altri di importi molto più consistenti. Gli investigatori stanno ancora quantificando l’ammanco complessivo; fonti giornalistiche parlano di cifre elevate raccolte nell’arco di circa diciotto mesi, ma i numeri ufficiali non sono stati ancora confermati dalla procura.

  • Numero di indagati: 6 persone (5 addetti al casello, 1 tecnico esterno).
  • Accuse: peculato contestato dalla procura.
  • Misure cautelari: sospensione dal lavoro e divieto di esercitare la professione per sei mesi.
  • Operazioni contestate: circa 300 transazioni anomale.
  • Ulteriori sviluppi: procure di altre province (Messina e Catania) stanno verificando ammanchi analoghi sul loro territorio.

Gli inquirenti ipotizzano che i dipendenti riuscissero a far risultare nei registri un pedaggio inferiore rispetto a quello effettivamente dovuto, agevolando così l’appropriazione della differenza. Per il tecnico esterno l’accusa è di aver favorito, con interventi o configurazioni, la possibilità di operare in questo modo.

La vicenda mette in luce criticità pratiche: la gestione del contante ai caselli, la sicurezza dei sistemi di incasso e i meccanismi di audit interno. È probabile che il consorzio avvierà verifiche contabili e rafforzerà i controlli per limitare il rischio di nuove perdite, mentre la magistratura proseguirà gli accertamenti.

Al momento non sono stati resi noti provvedimenti civili o richieste di risarcimento; la procura continua a esaminare documenti e registrazioni per ricostruire l’esatta entità degli ammanchi e la dinamica delle singole operazioni.

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