Dal 10 giugno Bolt ha avviato a Milano la possibilità di prenotare vetture con conducente tramite la sua app: una mossa che apre nuovo spazio competitivo nel mercato locale dei trasporti a pagamento e può incidere sui prezzi e sui tempi di attesa — soprattutto nelle fasce serali e nei fine settimana. La novità interessa utenti, società di noleggio e tassisti, e può segnare la prima tappa di un’espansione in altre città italiane.
La piattaforma estone, già attiva con servizi di mobilità in oltre 50 Paesi, ha introdotto a Milano il servizio di prenotazione per Ncc (noleggio con conducente), cioè corse programmate con autisti professionisti. Questo modello è il canale legale previsto in Italia per le app che nel resto d’Europa a volte permettono anche a privati di offrire corse con la propria auto.
Per gli utenti la differenza pratica rispetto a un taxi è che le corse Ncc devono essere prenotate in anticipo: non è consentito fermare l’auto per strada né sostare in aree di domanda elevata in attesa di clienti. Negli ultimi anni però i confini tra i due servizi sono stati fonte di contenziosi, con i tassisti che accusano gli Ncc di operare in modo simile ai taxi tradizionali e creare concorrenza sleale.
Perché Bolt punta su Milano
Secondo l’azienda la scelta della città è motivata dall’alta domanda, spesso superiore all’offerta nei momenti di punta. A Milano, dove il Comune ha recentemente assegnato 450 nuove licenze per tassisti (bando 2024), sono attive circa 4.850 licenze; nonostante ciò la domanda rimane consistente, spiegano i vertici di Bolt intervenuti sul tema.
La società ha inoltre incentivato il lancio con tariffe promozionali per attrarre i clienti, una strategia già adottata da concorrenti in passato. L’intenzione dichiarata è prima testare il mercato milanese e poi valutare aperture in altre città italiane, con nomi che circolano come Roma e Napoli.
Costi, ricavi e modello operativo
Dal punto di vista economico la formula è vantaggiosa per le piattaforme: Bolt trattiene una percentuale su ogni corsa, che dichiara essere intorno al 20% di commissione, valore inferiore rispetto ad alcuni rivali. Per le società di noleggio con conducente invece l’adesione alle app può aumentare il numero di corse e l’utilizzo delle vetture — spesso un’auto viene gestita da più autisti su turnazione — aumentando i ricavi complessivi.
Marco Cartiglieri, presidente dell’Associazione Autonoleggio con Conducente (APAC), osserva che l’investimento richiesto per lanciare una piattaforma Ncc è contenuto: «l’azienda mette principalmente la tecnologia», mentre i costi maggiori restano a carico delle società che possiedono le licenze e i mezzi.
- Per i passeggeri: possibile riduzione dei tempi di attesa e promozioni iniziali; tariffe però difficilmente comparabili con i prezzi praticati in altri Paesi a causa delle regole italiane.
- Per le flotte Ncc: maggiore domanda e turnazione degli autisti possono aumentare i margini operativi, anche se il guadagno per corsa può essere inferiore rispetto a modelli tradizionali.
- Per i tassisti: rischio di costi aggiuntivi e concorrenza, soprattutto quando la prenotazione tramite piattaforme passa attraverso i servizi radiotaxi, con commissioni sia locali che della app.
Il quadro normativo è un elemento chiave: in Italia, a differenza di altri mercati, la presenza di tariffe, licenze e vincoli operativi impone agli intermediari digitali di operare principalmente tramite Ncc o in accordo con i servizi di radiotaxi. Una norma introdotta nel 2018 obbligava gli autisti Ncc a rientrare in rimessa dopo ogni corsa; la prescrizione è stata cancellata nel 2020 dalla Corte costituzionale, che ha ampliato la libertà operativa degli Ncc pur mantenendo il divieto di stazionamento in attesa di passeggeri.
La reazione dei tassisti milanesi è stata fino a oggi contrassegnata da proteste e scioperi dopo l’arrivo di servizi come Uber, e le organizzazioni sindacali locali continuano a segnalare disagio per la loro posizione competitiva. Cristian Mariani, a capo della sezione milanese di Federtaxi, sottolinea che l’inserimento dei tassisti nelle app tramite radiotaxi comporta costi di intermediazione sia locali che della piattaforma.
Dal lato regolatorio, invece, Bolt non ha dovuto chiedere autorizzazioni comunali per lanciare un servizio di prenotazione Ncc, a differenza dei servizi di sharing che richiedono la gestione e la disponibilità di flotte proprie (auto, bici, monopattini): proprio per questo motivo l’azienda in passato aveva avviato e poi sospeso alcuni servizi di sharing a Milano per risultati economici inferiori alle aspettative.
Per ora la sfida si gioca su più fronti: qualità del servizio, capacità di intercettare turisti e utenti internazionali che già usano Bolt all’estero, e l’effetto sul prezzo finale per i consumatori. Nei prossimi mesi la situazione a Milano sarà un indicatore utile per capire se la piattaforma riuscirà a consolidarsi e se il modello sarà replicabile in altre città italiane.
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