Riso italiano: mercato paga la metà e i coltivatori sono in forte crisi

Di : Lorenzo Dalmoro

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Il mercato italiano del riso arriva alla chiusura della campagna 2025/2026 sotto forte pressione: in meno di un anno i prezzi di alcune varietà sono crollati e molte aziende segnalano perdite significative. La dinamica interessa non solo i contadini, ma anche l’offerta europea e le scelte di importazione, perciò vale la pena capire cosa è cambiato e perché la situazione resta incerta.

Le quotazioni si sono mosse in discesa marcata: il riso noto come Lungo B è passato da circa 520 a 330 euro a tonnellata, una riduzione prossima al 40%. Anche cultivar più pregiate hanno subito cali consistenti: l’Arborio ha registrato un ribasso attorno al 31% e il Carnaroli del 27%, mentre il Vialone Nano è passato da oltre 1.000 euro a tonnellata a meno della metà.

Il clima ha colpito al momento peggiore

La campagna si è aperta in condizioni difficili già a settembre 2025, quando grandinate estese hanno interessato ampie porzioni del Nord Italia proprio nel periodo della raccolta. I danni sono risultati particolarmente gravi perché la grandine danneggia le pannocchie mature, determinando perdite immediate di prodotto raccolto.

Chicchi di riso danneggiati dalla grandine durante la raccolta in campo
La grandine di settembre 2025 ha ridotto la produzione nazionale di circa il 10%

Secondo l’Ente Nazionale Risi, la grandine ha ridotto la produzione complessiva nazionale di circa il 10% e in alcune province simbolo della risicoltura, come Vercelli, molti agricoltori hanno perso fino alla metà del raccolto.

Siccità, ondate di calore e adattamenti locali

Alle grandinate si sono aggiunte ondate di calore e una siccità estiva che hanno ridotto le rese medie rispetto ai valori ottimali: già nel 2022 la resa era scesa del 12% in alcune aree, e quest’anno il calo c’è stato ma è stato in parte attenuato da rotazioni e trasferimenti d’acqua tra bacini (Piemonte e Lomellina), una lezione appresa dopo i conflitti per l’acqua del 2022.

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Nonostante la pressione climatica, molte aziende hanno mantenuto le semine: i dati dell’Ente parlano di 2.335 km² coltivati nel 2026, un’estensione inferiore di circa 1.200 km² rispetto al picco del 2025 ma superiore ai livelli del biennio precedente. È però cambiata la composizione delle varietà: lo spazio dedicato al riso tondo è aumentato, passando da circa 568,2 a 775 km², perché è stata la tipologia che ha tenuto meglio sul mercato.

  • Fattori climatici: grandinate in fase di raccolta e ondate di calore hanno ridotto quantità e qualità del prodotto.
  • Concorrenza internazionale: la ripresa delle esportazioni dall’India e il rafforzamento dell’offerta globale hanno compresso i prezzi.
  • Fattori finanziari e geopolitici: la deprezzamento del dollaro e le tensioni commerciali hanno reso il riso asiatico più competitivo in Europa.

Perché il riso italiano è così esposto

L’Italia è il maggiore produttore di riso in Europa e vende all’estero circa il 60% della produzione, con mercati chiave come Francia, Germania e Regno Unito. Questa forte dipendenza dalle esportazioni rende la filiera sensibile alle oscillazioni del prezzo mondiale e alle mosse dei grandi fornitori internazionali.

Spighe di riso pronte per l'esportazione, simbolo della dipendenza dall'export italiano
L’Italia esporta il 60% della sua produzione, rendendola vulnerabile ai prezzi mondiali

Negli ultimi mesi la competitività europea è aumentata per due ragioni principali: il ritorno del riso indiano sul mercato dopo il blocco alle esportazioni durato quasi un anno e mezzo, e il calo del valore del dollaro rispetto all’euro, che ha abbassato il prezzo internazionale del riso espresso in dollari. L’India, che detiene circa un terzo delle esportazioni mondiali, ha riaperto i flussi commerciali nella seconda metà del 2024, contribuendo a un aumento dell’offerta globale e a un ribasso dei prezzi stimato intorno al 30% su alcuni segmenti.

Impatto sulle produzioni e sui prezzi

La combinazione di offerta estera più ampia e raccolti locali danneggiati ha generato un surplus che ha schiacciato i listini nazionali. Il risultato è stato un ridimensionamento delle marginalità per gli agricoltori e una maggiore volatilità nelle scelte di semina per le campagne successive.

Un rischio concreto per la prossima campagna è che l’aumento delle superfici destinate al riso tondo provochi un eccesso di offerta anche su quella tipologia, con ulteriore pressione al ribasso sui prezzi.

  • Conseguenze immediate: riduzione dei redditi agricoli, possibile abbandono di colture meno remunerative, e tensioni nelle filiere locali.
  • Impatto sui consumatori: al momento il calo dei prezzi non si traduce automaticamente in risparmi sulla distribuzione, ma la dinamica delle importazioni potrebbe incidere sull’offerta sugli scaffali europei.

Variabili che possono cambiare lo scenario

Altri fattori globali potrebbero però modificare la tendenza: la chiusura del traffico nello Stretto di Hormuz ha innalzato il costo del carburante e, indirettamente, quello di fertilizzanti a base di urea. Il governo italiano ha provato a compensare con una riduzione delle accise, ma i costi rimangono un elemento di pressione sui prezzi di produzione.

In più, il fenomeno meteorologico El Niño, iniziato a giugno, potrebbe abbassare la produzione in alcune aree dell’Asia meridionale e del Sud‑Est asiatico. Gli effetti più marcati solitamente si vedono nel secondo anno dall’avvio del fenomeno: questo significa che qualsiasi aumento significativo dei prezzi internazionali potrebbe manifestarsi soprattutto nel 2027, influenzando la fine della campagna successiva.

Che cosa aspettarsi

La situazione resta incerta: se i prezzi internazionali dovessero risalire, l’Europa potrebbe riorientare parte degli acquisti verso la produzione comunitaria, offrendo un sollievo ai risicoltori italiani. Tuttavia variabili climatiche, geopolitiche e di cambio continuano a determinare un quadro fluido.

Per ora, agricoltori e operatori guardano all’autunno con cautela: molte decisioni sulle semine future e sugli investimenti dipenderanno dall’evoluzione dei prezzi globali e dalla prossima finestra climatica.

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