Caporalato Sibari: inchiesta dopo la strage scopre truffe al decreto flussi e sfruttamento

Di : Lorenzo Dalmoro

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Nelle ultime ore la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha disposto lโ€™arresto di venti persone coinvolte in un vasto sistema di sfruttamento della manodopera nella piana di Sibari. Lโ€™operazione, avviata anche a seguito delle indagini successive alla strage di braccianti avvenuta il 1ยฐ giugno, mette al centro meccanismi di reclutamento, trasferimento e sfruttamento che continuano a pesare sullโ€™agricoltura calabrese.

Tra gli arrestati figurano 18 cittadini pakistani, un bangladese e un indiano: lโ€™inchiesta รจ distinta da quella sulla morte dei quattro lavoratori chiusi e dati alle fiamme in un furgone, ma – spiegano gli investigatori – รจ nata in parte dalle tracce emerse dopo quella tragedia.

Gli indagati sono accusati di una serie di reati riconducibili al fenomeno del caporalato: associazione a delinquere finalizzata allโ€™intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro, estorsione, favoreggiamento dellโ€™immigrazione clandestina e persino riduzione in schiavitรน. Secondo gli inquirenti, le pratiche ricostruite coincidono con le denunce raccolte sul territorio negli ultimi mesi.

Cooperazione internazionale e tutela delle vittime

Le indagini sono state condotte con il supporto dellโ€™Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e dellโ€™associazione Comunitร  Progetto Sud, attiva nella rete anti-tratta. I braccianti che hanno collaborato con gli inquirenti sono stati inseriti in programmi di assistenza abitativa e hanno ottenuto forme di tutela umanitaria con lโ€™accesso al permesso di soggiorno.

Operatori umanitari che parlano con migranti vicino a moduli abitativi
Assistenza e alloggi temporanei per i braccianti coinvolti nelle indagini.

Secondo gli atti, il controllo sul reclutamento e sul lavoro era esercitato da due strutture operative collegate tra loro: una responsabile del reclutamento nei paesi di origine e dellโ€™organizzazione dei trasferimenti (tramite lโ€™abuso del decreto flussi), lโ€™altra incaricata di trovare alloggi e posti di lavoro in loco. Dietro alle aziende che formalmente assumevano i lavoratori ci sarebbe stata la regia della ‘ndrangheta, che avrebbe utilizzato prestanome per mascherare il controllo diretto sulle attivitร  agricole.

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Come funzionava la macchina

I carabinieri descrivono un meccanismo articolato che partiva dai cosiddetti โ€œclick dayโ€, i giorni in cui si aprono le procedure per le quote di ingresso: professionisti e operatori di Caf e patronati, secondo lโ€™accusa, avrebbero predisposto e inviato migliaia di istanze fittizie usando credenziali ufficiali.

Mani che compilano documenti e un computer con schermata di inserimento dati
Le pratiche amministrative e le domande inviate nei ‘click day’ per il decreto flussi.

Per superare i controlli amministrativi venivano poi gonfiati requisiti patrimoniali e bilanci con fatture false, mentre i migranti pagavano somme che, dalle testimonianze raccolte, possono arrivare fino a 10.000 euro per il viaggio e lโ€™ingresso in Italia.

  • Arresti: 20 persone (18 pakistani, 1 bangladese, 1 indiano).
  • Accuse principali: associazione a delinquere per intermediazione illecita e sfruttamento, estorsione, favoreggiamento dellโ€™immigrazione, riduzione in schiavitรน.
  • Modalitร  operative: domande fittizie per il decreto flussi, uso di prestanome, fatture false, pagamenti fino a 10.000 euro da parte dei migranti.
  • Condizioni di vita: fino a 20 persone in alloggi privi di servizi; trasferimenti in minivan, anche nel bagagliaio.
  • Retribuzioni: circa 40 euro al giorno per turni di 10 ore; compensi netti stimati in 2,70โ€“3,50 โ‚ฌ/ora, con trattenute per trasporto e affitto.
  • Ruolo della criminalitร : aziende usate come schermo per lo sfruttamento gestito da clan locali.

Nel racconto degli investigatori, i lavoratori venivano alloggiati in case degradate del centro storico di Cassano allo Jonio, spesso senza riscaldamento, luce o gas, in gruppi numerosi. Ogni mattina venivano caricati su auto e furgoni e condotti nelle aziende agricole, dove erano sottoposti a turni estenuanti e sorvegliati da capisquadra che imponevano ritmi serrati.

Le paghe, nella pratica, risultavano pagate in nero: i datori consegnavano ai caporali 40 euro per giornate di dieci ore; da queste somme venivano poi detratte quote per il trasporto (circa 5 euro al giorno) e per lโ€™alloggio (60 euro al mese), con lavoratori che finivano per percepire salari orari risibili e differenziati anche in base alla provenienza geografica.

Contesto locale e memoria delle violenze

La zona della Sibaritide ha una lunga storia di tensioni e di presenza mafiosa. Nel 2014 la gravitร  delle vicende aveva portato persino alla visita di papa Francesco a Cassano allo Jonio, dopo un episodio di sangue che aveva scosso lโ€™opinione pubblica. Recentemente, il 28 agosto, un agguato davanti a un bar ha confermato come la violenza armata non sia scomparsa dal territorio.

Nei giorni successivi alla strage di Amendolara, il sopravvissuto Mohammad Taj Alamyar aveva denunciato rapporti tra una rete pachistana e i clan locali, parlando di minacce con coltelli e pistole, di stipendi non pagati e di alloggi angusti condivisi da piรน persone. Anche questi elementi sono richiamati nellโ€™attuale quadro investigativo.

Sul fronte delle risposte civiche, sul territorio sono nate iniziative per ridurre lo sfruttamento: il Comune ha attivato una navetta gratuita per condurre i braccianti alle campagne e riportarli a fine turno; esistono centri di incontro come Kosmopolis e sportelli di associazioni come Cidis che offrono assistenza legale e strutture temporanee per chi denuncia lo sfruttamento.

Le implicazioni pratiche dellโ€™operazione sono immediate: da un lato potranno emergere nuovi indizi e responsabilitร  penali; dallโ€™altro rischiano di creare vuoti nelle filiere agricole stagionali, se non saranno messe in campo alternative legali e sicure per il reclutamento e la tutela dei lavoratori. Anche la gestione del decreto flussi e il ruolo di professionisti e patronati che assistono le pratiche amministrative saranno probabilmente al centro di ulteriori controlli.

Le indagini proseguono e gli uffici giudiziari promettono nuovi sviluppi: i prossimi mesi saranno decisivi per chiarire responsabilitร , per estendere eventuali misure di protezione alle vittime e per valutare interventi pubblici volti a prevenire il ripetersi di questi abusi in agricoltura.

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