Una selezione universitaria a Catanzaro mette in luce possibili irregolarità che sollevano dubbi sulla trasparenza delle nomine accademiche: oltre a una lunga collaborazione scientifica tra commissario e vincitrice, la candidata ha ottenuto un anno di specializzazione accreditato in meno rispetto alle regole. Questo doppio elemento — conflitto potenziale e deroga alla durata della formazione medica — ha conseguenze concrete per il merito e la tutela delle carriere.
Il bando contestato riguardava un posto di ricercatore a tempo determinato di tipo RTD-B in endocrinologia presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, pubblicato nell’ottobre 2024. La posizione è considerata chiave: dopo tre anni può trasformarsi in un ruolo stabile come professore associato, perciò la competizione attira attenzione perché incide direttamente sul percorso professionale.
La vincitrice, Maria Mirabelli, aveva completato il dottorato e possedeva l’abilitazione scientifica nazionale. Per tutta la sua carriera accademica aveva lavorato nel gruppo guidato da Antonio Brunetti, professore ordinario di endocrinologia chiamato a far parte della commissione esaminatrice con decreto del 20 gennaio 2025.
Documenti esaminati dalla nostra redazione mostrano diversi elementi che rendono la vicenda atipica.
- A lungo tutor e coautore di Mirabelli: i loro lavori congiunti appaiono numerosi sui database scientifici (decine di articoli), alcuni firmati solo da loro due.
- Contitolarità di una domanda di brevetto per un composto sperimentale, registrato con entrambi i nomi nel registro dei brevetti.
- La conseguenza pratica: Brunetti, membro della commissione, ha valutato le pubblicazioni e altri elementi presentati da Mirabelli nella procedura concorsuale.
La giurisprudenza amministrativa richiede prudenza: i tribunali hanno stabilito che il commissario non è automaticamente tenuto a astenersi se la collaborazione con il candidato è limitata (uno o due lavori), ma deve farlo quando la relazione scientifica è «stabile, continuativa e intensa», tale da configurare un vero e proprio sodalizio professionale. In questo caso, la mole e la continuità delle firme comuni pongono interrogativi che spettano all’ateneo valutare — e che, secondo i documenti, non sono stati affrontati con provvedimenti di astensione.
Il brevetto congiunto è un altro nodo: la contitolarità può tradursi in una comunanza di interessi economici, motivo per il quale, in precedenti episodi, è stata ritenuta incompatibile la partecipazione del titolare a commissioni di concorso che valutano candidati con cui condivide utili o prospettive economiche.
Un secondo elemento di anomalia riguarda la scuola di specializzazione in endocrinologia frequentata da Mirabelli. Per legge e per le normative europee la durata minima di molte specializzazioni è fissata e, nel regolamento dell’ateneo, la durata quadriennale è definita «non suscettibile di abbreviazione». Tuttavia, documenti interni indicano che alla candidata è stato riconosciuto un anno di credito, permettendole di conseguire il titolo dopo tre anni anziché quattro.
La cronologia rilevante è questa: iscritta alla scuola nel 2022, Mirabelli avrebbe dovuto terminare nel novembre 2026; preoccupata di sovrapporre la qualifica con l’assunzione come RTD-B, alla fine del 2024 chiese al ministero di riconoscere come crediti parti del dottorato e abbreviare il percorso. Il ministero rispose che eventuali riconoscimenti dovevano essere chiesti al momento dell’iscrizione e che la decisione spettava al consiglio della scuola.
Nel febbraio 2025 il consiglio della scuola ha votato — con un’ampia maggioranza — a favore della riduzione di un anno. Tra i 13 componenti, la proposta ottenne anche il voto favorevole di Brunetti; contrari risultarono il direttore della scuola e il rappresentante degli specializzandi, che aveva espresso l’opposizione dei colleghi. La riduzione è quindi passata nonostante il regolamento e i pronunciamenti ministeriali favorevoli a procedure più restrittive.
Mirabelli ha conseguito il titolo di specialista il 12 novembre 2025; secondo gli atti, aveva già vinto il concorso per ricercatore nel marzo 2025.
Abbiamo chiesto chiarimenti all’università, alla vincitrice e al professore membro della commissione, senza ottenere risposta.
Per capire le implicazioni concrete del caso, ecco i punti principali emersi dall’analisi dei documenti e dei precedenti giurisprudenziali:
- Rischio di conflitto di interessi: coautorship ripetuta e contitolarità di brevetto aumentano la probabilità che il commissario abbia interessi condivisi con la candidata.
- Precedente amministrativo: l’accorciamento della specializzazione, approvato malgrado norme e pareri, può creare un precedente per future richieste analoghe.
- Impatto sulle carriere: consentire eccezioni ad alcuni candidati può alterare la concorrenza e la percezione di equità nelle selezioni accademiche.
- Controllo istituzionale debole: l’assenza di provvedimenti di astensione o di verifica da parte dell’ateneo solleva interrogativi sui meccanismi di vigilanza interna.
Non si tratta solo di una disputa formale: quando procedure, brevetti e relazioni scientifiche si intrecciano, la trasparenza diventa essenziale per mantenere fiducia nel sistema universitario. Negli ultimi anni casi simili — come quello che ha riguardato l’ateneo di Verona e che ha portato a interventi e discussioni parlamentari — hanno messo in evidenza la necessità di regole più stringenti e di controlli efficaci.
Secondo l’associazione Liberi Specializzandi, che ha seguito la segnalazione iniziale, questa vicenda è «rilevante e poco comune» nel panorama nazionale: la pratica di riconoscere anni di scuola è descritta come eccezionale, non ordinaria. Per il suo presidente, la mancata attività di controllo da parte degli organismi competenti espone le scuole alla decisione discrezionale di singoli docenti.
La vicenda di Catanzaro apre quindi due questioni che riguardano il presente: come evitare che giudici di concorso valutino lavori propri o di stretti collaboratori; e come garantire che le regole sulla durata della formazione specialistica vengano applicate in modo uniforme. Entrambi i punti hanno effetti diretti sul funzionamento delle università, sulla credibilità delle nomine e, in ultima istanza, sulla qualità della formazione medica offerta ai cittadini.
Resta aperta la domanda se saranno avviati controlli ufficiali o verifiche amministrative. Nel frattempo, il caso rimane un monito sulla necessità di procedure trasparenti e di meccanismi di astensione e vigilanza più rigorosi nelle commissioni concorsuali.
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