Italo Cucci è tornato a Rimini a 87 anni per partecipare alla Fiera del Turismo: dall’isola di Pantelleria, dove vive dal 2010 e presiede il Parco Nazionale, racconta il suo lavoro e la trasformazione dell’isola dopo la storica visita del Presidente della Repubblica. Quello che racconta riguarda gestione ambientale, integrazione e la vita quotidiana di una comunità che tenta di restare viva nonostante le difficoltà demografiche.
Un incarico con scadenza lunga e responsabilità concrete
Nomina e mandati segnano il ritmo delle sue giornate: Cucci è stato scelto dal ministro per ricoprire la carica di presidente del Parco, dopo tre anni come commissario. Il suo attuale mandato si estende fino al 2031, quando avrà 92 anni.
La differenza tra i due ruoli, spiega, è pratica: da commissario si hanno poteri più diretti; da presidente si lavora attraverso il Consiglio e serve mediazione. Quel che resta è però la gestione quotidiana di un territorio che, su 84 km², mantiene oltre l’80% sotto tutela.
Una visita che ha fatto storia
Due mesi prima della Fiera l’isola ha ospitato una visita istituzionale senza precedenti: la presenza del Presidente della Repubblica ha consolidato l’attenzione nazionale su Pantelleria. Per Cucci si è trattato di un momento significativo, che ha combinato cerimoniale e momenti informali — compresa una sosta al Lago di Venere che ha divertito il Capo dello Stato.

Uno degli episodi raccontati: durante la giornata al lago alcune persone dall’acqua hanno chiaramente manifestato entusiasmo verso la delegazione presidenziale, trasformando la visita in un evento molto sentito dall’isola.
La foto di gruppo che circola sui media ritrae i ragazzi impegnati nei percorsi del Parco: sono i circa 60 giovani volontari, maschi e femmine tra gli 8 e i 16 anni, che esplorano sentieri, vigne e coltivazioni di capperi per conoscere e proteggere il proprio territorio.
- Programmi educativi: attività di monitoraggio, bivacchi e conoscenza dei luoghi naturali.
- Integrazione: arrivo di nuclei familiari migranti con progetti di accoglienza diffusa.
- Recupero di biodiversità: iniziative per il ripristino dell’asinello pantesco, ora tornato in vita.
- Turismo sostenibile: aperture estive prolungate e adattamenti degli orari commerciali per favorire servizi e ricettività.
Una “terapia” per la famiglia
Cucci spiega che lo stile di vita isolano ha avuto un ruolo decisivo anche nella storia personale della sua famiglia. Pantelleria, racconta, ha contribuito al recupero del figlio Ignazio: insieme hanno poi scritto un libro per raccontare la loro esperienza sul tema della depressione e delle cure psicoterapeutiche.

La scelta dell’isola non è stata solo affettiva: Cucci definisce Pantelleria un luogo che «ristora l’anima», dove la qualità della vita e il contatto con la natura producono effetti concreti sulle persone e sulla comunità.
Radici, giornalismo e alcuni passaggi di vita
Nato nelle Marche, cresciuto a Rimini, ha una carriera giornalistica cominciata negli anni Cinquanta: una vita professionale che lo ha visto direttore e inviato, con legami stretti con testate sportive e culturali. Racconta affetti, perdite e aneddoti — dalla proposta, rifiutata, di dirigere una testata di fumetti all’esperienza nei quotidiani di provincia e poi nazionali.
La tragedia della figlia, la denuncia del dolore, e la necessità di «mettere la maschera» per andare avanti: sono passaggi che Cucci ricorda con la sobrietà di chi ha vissuto la cronaca come mestiere e come esperienza personale.
Uno sguardo su Rimini e sul presente
Pur vivendo a Pantelleria, resta un osservatore critico di Rimini: la considera una città «romanzo già scritto», frutto di boom economico e turismo di massa. Non nascosto qualche episodio polemico con la sua città d’adozione — rifiuti d’inviti pubblici e malintesi con amministrazioni locali — ma anche l’affetto per la sua comunità d’origine rimane forte.
Cucci parla infine di pratiche quotidiane che ha portato sull’isola, come l’idea di negozi aperti più a lungo in alta stagione e qualche abitudine romagnola di vivacizzare il tessuto sociale locale.
Sport, curiosità e un carattere “atipico”
Non manca il calcio, la passione per il Bologna e il giudizio sullo scenario nazionale: Cucci continua a seguire il calcio con entusiasmo e ironia. Apprezza giovani talenti come Kimi Antonelli e mantiene simpatie per protagonisti dello sport italiano.
Allo stesso tempo si definisce con una battuta politica — «un anarchico di destra» — e racconta con naturalezza il rapporto con il potere: incontri memorabili, rivalità e amori professionali che hanno segnato la sua carriera.
La pagina che emerge è quella di un giornalista ancora attivo, impegnato nella tutela ambientale, orgoglioso delle proprie radici e attento alle trasformazioni sociali di un’isola che cerca equilibrio tra turismo, protezione dell’ambiente e inclusione.
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