Annalisa Corrado denuncia abusi da sacerdote: europarlamentare svela anni di violenze

Di : Lorenzo Dalmoro

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Annalisa Corrado, europarlamentare del Partito Democratico e attivista ambientale, ha ricostruito di recente gli abusi subiti da adolescente all’interno del Movimento eucaristico giovanile: accuse che riaccendono il dibattito sulla tutela dei minori nelle realtà cattoliche e sulla gestione interna dei casi di molestia. La vicenda, partita da testimonianze raccolte negli ultimi anni, rilancia un tema di responsabilità istituzionale che resta attuale.

Secondo il racconto di Corrado, le violenze sono iniziate quando aveva 16 anni e si sono protratte per alcuni anni, fino ai 20-21. L’autore degli abusi sarebbe stato Sauro De Luca, sacerdote gesuita che per oltre trent’anni è stato figura di riferimento nel MEG.

La deputata europea ha descritto scenari ricorrenti: incontri nelle stanze del responsabile durante i quali il comportamento del sacerdote progressivamente oltrepassava i limiti della relazione educativa. Ha aggiunto che quelle dinamiche venivano tollerate o non messe in discussione dall’ambiente, con effetti di confusione e senso di colpa sulle vittime.

La consapevolezza piena di quanto accaduto, ha spiegato Corrado, è emersa molti anni dopo, durante un percorso terapeutico. In quel contesto fu possibile anche un confronto diretto con De Luca, che non negò le accuse ma, secondo la testimonianza, parlò di un periodo di confusione e di pentimento.

De Luca è deceduto nel 2012; Corrado afferma che morì «reo confesso». Solo più tardi, nel 2024, il nuovo responsabile nazionale del MEG, padre Renato Colizzi, ha reso pubbliche alcune segnalazioni considerate «circostanziate e verosimili». A seguito di quelle comunicazioni è stata nominata una referente, Grazia Villani, incaricata di raccogliere altre testimonianze e predisporre un documento che parla di una ventina di donne che denunciano abusi da parte del sacerdote.

  • Periodo degli abusi: segnalati dal 1968 al 1998 secondo elementi emersi.
  • Numero di vittime riportate: documentate una ventina di donne; citato anche un diario che conterrebbe fino a 30 annotazioni su episodi simili.
  • Data della morte del sacerdote: 2012, all’epoca già accusato e ritenuto colpevole da alcune testimonianze.
  • Rivelazioni pubbliche: emerse nuovamente nel 2024 con la lettera di padre Renato Colizzi e la raccolta coordinata da Grazia Villani.

Perché questa storia interessa oggi

Il caso solleva tre questioni pratiche: la protezione dei minori nelle associazioni cattoliche che operano a contatto con ragazzi, la presa in carico delle vittime e la trasparenza nelle istituzioni religiose. Corrado denuncia un problema di visibilità: nonostante confessioni e documenti, l’eco pubblica è stata relativamente limitata, secondo la sua ricostruzione.

Per le vittime la distanza temporale non cancella gli effetti psicologici: la parlamentare ha sottolineato come la comprensione degli abusi sia maturata solo dopo anni e attraverso terapia, un elemento che fotografa la difficoltà di riconoscere e denunciare violenze in contesti di fiducia.

Reazioni e responsabilità

Il MEG, secondo le informazioni pubblicate sul proprio sito, è una realtà educativa che accompagna bambini e giovani dalla terza elementare fino all’età universitaria. Nato all’inizio del Novecento su iniziativa dei gesuiti, oggi è attivo in decine di Paesi.

La pubblicazione delle segnalazioni e la nomina di una referente per raccogliere testimonianze rappresentano un primo passo formale verso l’emersione dei fatti. Rimane aperta la domanda su eventuali ulteriori approfondimenti da parte delle autorità civili o ecclesiastiche e su quali misure concrete saranno adottate per prevenire il ripetersi di simili abusi.

Dal punto di vista istituzionale, i fatti ricordano l’importanza di procedure chiare per la segnalazione e la verifica delle accuse, di percorsi di supporto per le vittime e di una comunicazione trasparente per permettere alla comunità di capire cosa è stato fatto e cosa resterà da fare.

Il racconto di Corrado ha rilanciato quindi non soltanto la memoria personale di abusi subiti, ma anche il tema più ampio della responsabilità collettiva nella protezione dei minori all’interno delle organizzazioni religiose e formative.

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