Appalto nuova cabinovia Cortina: procura di Belluno avvia verifiche sull’assegnazione

Di : Lorenzo Dalmoro

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La Procura di Belluno ha aperto un fascicolo su tre persone coinvolte nella realizzazione della cabinovia Apollonio-Socrepes, un’opera chiave per le Olimpiadi invernali a Cortina. L’indagine mette sotto la lente le modalità di affidamento del lavoro e solleva dubbi sulle tempistiche di consegna, con implicazioni immediate per l’organizzazione dell’evento e per la gestione dei fondi pubblici.

Secondo gli inquirenti, l’assegnazione del contratto potrebbe essere stata pilotata: nel mirino ci sono la società committente e quella esecutrice, mentre tra gli indagati figura Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario del governo per le opere olimpiche e amministratore delegato di Simico. Le verifiche hanno portato a perquisizioni in più città.

Che cosa si contesta

La Procura ipotizza il reato di turbata libertà degli incanti, ossia la manipolazione delle procedure di gara per favorire un soggetto rispetto ad altri. Gli investigatori ritengono che siano stati presi accordi volti a privilegiare Graffer, la ditta incaricata dei lavori, e che entrambe le società sapessero della concreta possibilità che l’impianto non sarebbe stato pronto entro i tempi previsti.

Giovedì scorso la polizia giudiziaria ha effettuato perquisizioni nelle sedi delle società coinvolte, con interventi disposti a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo: le operazioni mirano a raccogliere documentazione e riscontri utili all’accertamento dei fatti.

  • Indagati: tre persone, tra cui Fabio Massimo Saldini.
  • Società interessate: Simico (committente) e Graffer (esecutrice).
  • Accusa principale: turbata libertà degli incanti.
  • Azioni investigative: perquisizioni in più città.
  • Situazione lavori: Graffer aveva dichiarato a inizio marzo il termine delle opere e l’avvio del collaudo.

Il progetto della cabinovia prevede il collegamento tra il centro di Cortina e l’area sciistica delle Tofane tramite dieci piloni e tre stazioni – valle, intermedia e monte. L’impianto sarebbe dovuto entrare in funzione prima dell’apertura olimpica, ragione per cui qualsiasi incertezza sui tempi assume rilievo pratico e politico.

Perché la vicenda conta oggi

Il caso non riguarda solo profili penali: mette in gioco il cronoprogramma delle opere olimpiche, la trasparenza nelle procedure di appalto e la fiducia nelle istituzioni che gestiscono investimenti pubblici. Se emergessero responsabilità, le conseguenze potrebbero andare dal riavvio di gare a sanzioni amministrative e penali per i soggetti coinvolti.

Al momento gli accertamenti proseguono e la Procura valuterà la documentazione sequestrata prima di eventuali sviluppi giudiziari. Per i residenti e per gli organizzatori delle Olimpiadi, la priorità resta verificare se l’impianto potrà effettivamente essere collaudato e messo in servizio nei tempi utili.

Resta aperto il nodo delle motivazioni che portarono alla scelta della procedura negoziata per l’affidamento alla ditta Graffer: la strada era stata intrapresa dopo che la gara pubblica non aveva ricevuto offerte, una circostanza che ora assume un significato diverso alla luce dell’inchiesta.

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