Autostrade protagoniste alla Triennale: viaggio nei 100 anni della mobilità italiana

Di : Teodoro Montani

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Una mostra alla Triennale di Milano invita a guardare le autostrade italiane con occhi nuovi: non solo come infrastrutture di traffico, ma come elementi che modellano paesaggi, culture e comportamenti, in vista dei Giochi invernali che metteranno la rete viaria al centro della scena. L’esposizione, aperta fino al 22 febbraio, unisce fotografie aeree, documenti storici e proposte sul futuro della mobilità.

Promossa da Autostrade per l’Italia e prodotta con il contributo del MAXXI di Roma, la rassegna intitolata Italia in Movimento. Autostrade e futuro è curata da Pippo Ciorra e Angela Parente e presenta, tra gli altri materiali, gli scatti dall’alto del fotografo olandese Iwan Baan. Nella versione milanese l’allestimento è stato adattato per dialogare con le esigenze di una città che si prepara ai percorsi diffusi delle Olimpiadi Milano Cortina 2026.

Un percorso tra passato e futuro

Il racconto parte dalle origini: nel 1924 si aprì la prima autostrada al mondo, la Milano–Laghi, e da allora la rete ha trasformato il territorio, collegando città e creando nuove architetture e servizi. L’esposizione ripercorre questo sviluppo con pannelli illustrativi, fotografie storiche e progetti di epoche diverse.

Una sezione è dedicata agli spazi che si creano attorno all’autostrada: aree di servizio, punti di ristoro e caselli progettati da nomi noti dell’architettura italiana, tra cui Pier Luigi Nervi, Angelo Bianchetti, Vittorio De Feo, Mario Ridolfi, Melchiorre Bega, Costantino Dardi e Gianugo Polesello. Questi luoghi, spesso sottovalutati, sono descritti come veri e propri microcosmi sociali.

I segni sul paesaggio e nella lingua

Curatori e studiosi in mostra richiamano l’idea dell’autostrada come eterotopia, cioè uno “spazio altro” che genera pratiche e linguaggi peculiari: l’uso di neologismi, rituali di sosta, consuetudini gastronomiche degli autogrill. Un esempio culturale che meriterebbe aggiornamenti editoriali, ha osservato uno dei curatori, è il piccolo vocabolario dedicato ai linguaggi dell’autostrada pubblicato anni fa; i termini legati alla mobilità si evolvono infatti rapidamente, spinti da innovazioni tecnologiche e comportamentali.

  • Fotografia: scatti aerei di Iwan Baan che mostrano l’impatto visivo delle arterie.
  • Storia: dalla Milano–Laghi all’Autosole fino ai tratti più recenti della rete.
  • Architettura: progetti e caselli firmati da grandi nomi italiani.
  • Spazi sociali: focus su aree di servizio e rituali delle soste.
  • Futuro: immagini e idee sul ruolo delle infrastrutture nella mobilità che cambia.

Perché conta oggi

Con l’avvicinarsi delle manifestazioni internazionali e una rinnovata attenzione al tema della mobilità sostenibile, la mostra propone riflessioni concrete: le autostrade non sono solo corridoi di scorrimento, ma asset strategici per lo sviluppo territoriale. In questo senso, i promotori sottolineano come la rete possa favorire coesione economica e organizzazione di eventi su larga scala.

Le fotografie e i pannelli stimolano anche una domanda pratica: come cambierà la fruizione degli spazi stradali con l’elettrificazione dei veicoli, il trasporto condiviso e nuove logiche di mobilità? Una sezione è infatti dedicata alle visioni future, con contributi grafici e illustrativi a cura di Emiliano Ponzi.

L’esperienza espositiva vuole lasciare un’impressione chiara: percorrere un’autostrada non è più un gesto neutro. Le infrastrutture raccontate nella Triennale mostrano come i tracciati abbiano inciso sul costume, l’architettura e persino l’immaginario collettivo, trasformando itinerari in elementi culturali riconoscibili.

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