Risonanza magnetica dopo 81 giorni: chiamata arrivata solo dopo segnalazione, famiglia protesta

Di : Lorenzo Dalmoro

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Ancona, 25 gennaio 2026 — Un’attesa di quasi tre mesi per una risonanza magnetica ha costretto il figlio di una donna anziana e invalida a rivolgersi ai vertici della sanità regionale. La vicenda rivela le difficoltà pratiche di accesso alle prestazioni e solleva interrogativi sul supporto per i pazienti più fragili.

La paziente, residente a Jesi, necessita di controlli regolari ma si è scontrata con listini d’attesa estremamente lunghi o con la totale mancanza di slot disponibili. Dopo aver richiesto l’esame, la famiglia è stata inserita in una lista con la cosiddetta presa in carico: la struttura aveva garantito una chiamata entro 30 giorni, ma sono trascorsi 81 giorni senza riscontro.

La protesta formale e la reazione della sanità

Di fronte al silenzio, il figlio ha inviato una lettera formale ai dirigenti regionali e all’assessore Paolo Calcinaro per denunciare il caso. Il reclamo ha accelerato la risposta: il Centro Unico di Prenotazione (CUP) ha contattato la famiglia e, in breve tempo, è stato assegnato un appuntamento presso l’ospedale di Senigallia, previsto tra circa venti giorni.

Il risultato ha ridotto l’incertezza per la paziente, ma non ha cancellato il senso di frustrazione dei familiari: la pressione e l’intervento diretto hanno fatto la differenza, mentre tanti altri pazienti senza risorse o conoscenze restano in attesa.

Una misura regionale per alleggerire le liste

Per affrontare il problema delle attese, la giunta regionale ha annunciato l’attivazione di visite nei weekend: sono previste 24 giornate aggiuntive tra sabato e domenica per smaltire l’arretrato e aumentare le disponibilità. Si tratta di un passo pensato per ridurre i tempi, ma restano aperti dubbi su efficacia e sostenibilità nel medio termine.

  • Situazione iniziale: assenza o date molto distanti per la risonanza.
  • Presa in carico: promessa di chiamata entro 30 giorni, non rispettata.
  • Intervento formale: lettera ai vertici sanitari e all’assessore regionale.
  • Esito: contatto dal CUP e data d’esame entro circa 20 giorni.
  • Contesto politico-amministrativo: attivazione di 24 giornate di visite nei weekend.

Le conseguenze pratiche di ritardi prolungati non sono soltanto organizzative: per chi è fragile, ogni giorno di attesa può significare peggioramento clinico, maggiore carico assistenziale per i familiari e aumento dei costi sociali. La storia raccontata da questa famiglia mette in luce l’importanza di sistemi di prenotazione trasparenti e di canali efficaci di tutela per chi non può farsi sentire.

Domande aperte

Il caso pone questioni che vanno oltre l’aneddoto singolo: come garantire equità nell’accesso alle prestazioni? Le soluzioni emergenziali, come i turni del weekend, sono sufficienti a rimuovere gli ostacoli strutturali o rischiano di restare palliative?

Per ora, la famiglia esprime sollievo per l’appuntamento ottenuto, ma anche preoccupazione per chi non ha la possibilità di sollevare la propria voce. In assenza di interventi organizzativi più profondi, la capacità di ottenere cure sembra ancora legata alla fortuna o alla determinazione personale, più che alla programmazione pubblica.

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