Il contributo di Dante Alighieri, riconosciuto come il capostipite della nostra lingua, è essenziale e ineludibile. Egli rappresenta un motivo di orgoglio nazionale e viene universalmente riconosciuto come il “padre” della lingua italiana. È necessario, tuttavia, affrontare lo studio delle sue opere con una rinnovata profondità e un’attenzione particolare alla qualità, specialmente nel coinvolgere un pubblico meno avvezzo alla letteratura classica.
Queste considerazioni sono state espresse da Giuseppe Patota, professore di Storia della Lingua Italiana all’Università di Siena, in occasione del Dantedì, celebrato il 25 marzo. Questa data è stata scelta per commemorare l’inizio simbolico del viaggio ultraterreno di Dante, raccontato nella Commedia, iniziando dalla famosa “selva oscura”.
In un’intervista recente, Patota, che ha scritto il libro “A tu per tu con la Commedia” edito da Laterza, ha evidenziato la necessità di dedicarsi allo studio di Dante con serietà e reverenza. «Dante merita il nostro affetto profondo. È l’unico che definiamo ‘padre’ della nostra lingua, un titolo che supera la pura retorica», ha detto il professore, spiegando come l’italiano sia stato un collante culturale prima ancora della formazione dello Stato italiano nel 1861. «La nostra lingua ha unito gli italiani prima della politica o delle guerre. Anche se parliamo dei padri della Patria, non attribuiamo lo stesso titolo a figure come Vittorio Emanuele II, Garibaldi o Cavour. Con Dante, invece, l’appellativo di ‘padre’ è indiscutibile.»
Patota ha anche sottolineato la possibilità di rendere Dante più accessibile nelle scuole e ai lettori occasionali, fornendo agli studenti gli strumenti necessari, come la capacità di interpretare i testi. «Non è questione di studiarlo molto, ma di studiarlo bene. È cruciale preferire un approccio qualitativo piuttosto che quantitativo», ha commentato.
Il professore ha inoltre evidenziato l’influenza duratura di Dante nella nostra cultura. «I suoi versi, una volta appresi, rimangono con noi per sempre. Un esempio è dato dai versi di Paolo e Francesca, ma anche da espressioni che nel tempo si sono trasformate, come ‘non ragioniam di lor ma guarda e passa’, diventata ‘non ti curar di lor ma guarda e passa’. Questi cambiamenti dimostrano il successo e la persistenza del suo pensiero», ha aggiunto.
Dante continua a influenzare, in modo silenzioso, il linguaggio che usiamo ogni giorno, rimanendo una colonna portante della nostra identità culturale.
Articolo di Carlo Roma
Fonte : Il valore eterno di Dante Alighieri nella nostra cultura
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Marcelina è una giornalista curiosa e sensibile, appassionata d’arte e cultura. Analizza le tendenze attuali con parole semplici e accessibili. Il suo stile accogliente e informativo guida i lettori nel mondo affascinante della moda, mettendo in luce le influenze storiche e le creazioni contemporanee.




