Dina Alberizia in Libia: condizioni rassicuranti, Roma preme per un rientro rapido

Di : Teodoro Montani

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Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha aggiornato oggi a Bari sulla situazione di alcuni attivisti italiani trattenuti a Bengasi, spiegando che il consolato ha già avviato contatti e fornito assistenza. La notizia conta perché riguarda sia la tutela consolare di cittadini italiani sia i tempi di rientro di persone fermate in una zona della Libia dove le procedure dipendono dalle autorità locali.

Parlando durante un incontro dedicato all’export nel Sud, Tajani ha confermato che a Bengasi risultano in tutto dieci persone del gruppo chiamato Global Sumud Land Convoy e che tra queste ci sono due cittadini italiani più un terzo con doppia nazionalità italo‑uruguaiana. Il ministero ha già effettuato visite consolari e consegnato generi di prima necessità, ha detto il titolare della Farnesina, che ha anche sottolineato l’impegno diplomatico per accelerare il rimpatrio.

Il caso è sensibile per l’età e il profilo di alcuni detenuti: la presenza di una donna di 67 anni, ex dipendente comunale, aumenta la pressione su Roma per ottenere risposte rapide dalle autorità locali. Nonostante gli sforzi diplomatici, Tajani ha ricordato che la decisione finale sul rilascio non dipende direttamente dall’Italia.

  • Totale persone trattenute: 10 a Bengasi (membri della Global Sumud Land Convoy).
  • Cittadini italiani: 2 confermati.
  • Terza nazionalità: 1 persona con doppia cittadinanza italo‑uruguaiana.
  • Dettagli identificativi:

    • Dina Alberizia, 67 anni — insegnante in pensione originaria della provincia di Foggia, aveva lavorato per anni al Comune di Torino.
    • Domenico Nico Centrone, 33 anni — insegnante e documentarista di Molfetta (Bari).

La Farnesina ha fatto sapere che sono state compiute le visite consolari e che è stata fornita assistenza materiale. Fonti ufficiali parlano di un’azione diplomatica intensa: contatti con le autorità locali e richieste formali per ottenere il rilascio. I tempi, però, restano imprevedibili perché la competenza sulle detenzioni a Bengasi è affidata a organi non completamente sotto il controllo del governo centrale libico.

Per le famiglie e per i territori di provenienza — in particolare la Puglia — la priorità è ridurre l’incertezza e consentire il ritorno dei connazionali in sicurezza. Roma, ha assicurato Tajani, continuerà a monitorare la situazione e a sollecitare i canali diplomatici finché non sarà possibile organizzare il rimpatrio.

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