Chi è l’artefice di “Frankenstein”, il romanzo che ha posto le fondamenta del genere fantascientifico? Qual è l’origine di uno dei mostri più iconici della letteratura globale? La risposta comune è Mary Shelley, e non senza motivo. L’idea geniale di un scienziato che tenta di superare i confini umani e la sua creazione che sfugge al controllo, nasce indubbiamente dalla mente brillante di questa giovane autrice di diciannove anni. Tuttavia, potreste restare sorpresi nell’apprendere che l’ispirazione per il personaggio di Viktor Frankenstein ha radici italiane. Infatti, proviene da un dottore di Bologna che appendeva rane morte nel suo giardino per osservare la reazione dei loro muscoli quando colpiti dalla fulminazione durante i temporali.
Recentemente, il 7 novembre, è stato rilasciato su Netflix il nuovo film “Frankenstein” di Guillermo del Toro, e la National Library of Scotland sembra pronta a rivelare documenti inediti riguardanti Mary Shelley. Se questa premessa vi ha incuriositi, vi soddisferemo esplorando più a fondo la genesi del romanzo.
La notte che trasformò la letteratura
Ci troviamo a Villa Diodati, vicino al lago di Ginevra, nel giugno del 1816. “Era una notte buia e tempestosa”, una frase che potrebbe iniziare qualsiasi romanzo horror degno di questo nome. E in questo caso, non è solo un cliché: fuori imperversava realmente una tempesta, parte di quelle incessanti che caratterizzarono “l’anno senza estate”, causato dall’eruzione del vulcano Tambora che aveva oscurato i cieli del mondo. Probabilmente, fu proprio quella tempesta a fornire l’ispirazione per il romanzo. Dentro la villa, un gruppo di giovani intellettuali lanciò una sfida: scrivere il racconto più spaventoso ispirato al mondo dell’oltretomba.
Mary Wollstonecraft Godwin, che presto avrebbe preso il nome di Mary Shelley, aveva solo diciannove anni. Intorno a lei, il marito poeta Percy Bysshe Shelley, l’illustre Lord Byron, la sorellastra Claire Clairmont e il medico John Polidori. Nessuno di loro avrebbe mai immaginato che quella sfida avrebbe dato vita non solo a un capolavoro del genere gotico, ma anche al primo romanzo di fantascienza della storia, influenzando profondamente le generazioni future.
L’ombra italiana dietro la creatura
Ma da dove proviene realmente la scintilla che animò la creatura? Non fu un’invenzione ex nihilo. Il romanzo è permeato dalla scienza dell’epoca, quel fervore illuminista che stava rivoluzionando l’Europa. E al centro di quella rivoluzione scientifica vi era un italiano: Luigi Galvani.
Questo medico bolognese aveva scoperto qualcosa di straordinario. Appendendo rane morte nel suo giardino durante i temporali, si accorse che i loro muscoli si contraevano quando colpiti dai fulmini. L’elettricità poteva dare – o restituire – movimento ai corpi inanimati. Forse, poteva anche riportare in vita i morti.
Il nipote di Galvani, Giovanni Aldini, spingeva questi esperimenti ancora più oltre, in maniere che oggi potrebbero sembrare macabre. E Mary Shelley era a conoscenza di questi esperimenti. Li aveva studiati, ne era stata influenzata, li aveva trasformati in letteratura.
Quando il dito si mosse
Nel romanzo, una scena riflette in modo particolare gli esperimenti di Aldini. Katryn Harkup descrive questo momento nel suo saggio La nascita di Frankenstein (2025, Utet editore): “Ogni muscolo era scosso da potenti convulsioni, quasi tremasse per il freddo. Dopo alcuni aggiustamenti, la macchina fu collegata nuovamente. Fu allora che iniziò una respirazione completa e affannosa. L’addome si gonfiava, il petto si sollevava e abbassava. Con l’ultima scossa elettrica, le dita della mano destra iniziarono a contrarsi, come se toccassero le corde di un violino. Poi un dito si protese, sembrando indicare qualcosa.”
È difficile non percepire, in questa descrizione, l’eco degli esperimenti italiani. Quel dito che si estende, che sembra indicare qualcosa, ricorda perfino il dito di Dio nella Creazione di Michelangelo, nella Cappella Sistina. Un intreccio di riferimenti piuttosto complesso: dall’arte italiana alla scienza italiana, fino alla letteratura inglese che ha dato vita a un nuovo genere.
Victor Frankenstein parlava italiano?
Portiamo la discussione a un altro livello. Allora, se Mary Shelley si è ispirata a Galvani e Aldini, forse dovremmo ammettere che Victor Frankenstein – lo scienziato – aveva qualcosa di italiano nel suo essere? O almeno che la sua scoperta, quella che lo portò a sfidare Dio e la natura, aveva radici profonde nella terra dove Galvani appendeva le sue rane? Probabilmente sì.
Non è tanto una questione di nazionalità, quanto piuttosto di genealogia dell’immaginario. La fantascienza moderna, che oggi ci regala film come quello di Guillermo del Toro, nasce da quella notte buia e tempestosa. Una notte che potremmo definire “illuminata dalla luce tremolante degli esperimenti bolognesi con le rane e i fulmini”.
L’eredità di una tragedia
Mary Shelley visse una vita segnata da tragedie continue: la madre morta di parto, una sorella suicida, due figli morti in tenera età. E poi i compagni di quella notte magica: Byron morì giovane a Missolungi, combattendo per l’indipendenza greca; il marito Percy annegò nel Mar Ligure, vicino a Portovenere, nel golfo che da allora è noto come Golfo dei Poeti. Forse è proprio dal dolore, dalla perdita insopportabile, che nasce il sogno impossibile di Frankenstein: riportare in vita chi abbiamo amato.
Mentre sfogliamo le pagine del romanzo o guardiamo il film su Netflix, dobbiamo anche ricordare questo: una delle opere più celebri della letteratura mondiale deve qualcosa all’Italia. Alle rane di Bologna, ai fulmini sui cadaveri, a quegli scienziati “pazzi” che osarono interrogare la natura sul segreto della vita. E forse, alla fine, è giusto così. Perché la grande letteratura nasce sempre dall’incrocio di strade diverse, da una notte tempestosa sul lago di Ginevra dove si mescolavano Italia e Inghilterra, poesia e scienza, vita e morte.
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Teodoro è un giornalista esperto in tendenze e innovazioni stilistiche. Il suo approccio diretto e semplice aiuta tutti a decifrare i codici dello stile moderno. Con curiosità ed esperienza, analizza le novità offrendo una visione chiara e accessibile a tutti i lettori.




