In occasione del sessantesimo anniversario del Museo di Israele, situato poco fuori dalla Knesset e vicino all’incantevole padiglione che ricorda le giare del Mar Morto, verrà esposto per la prima volta in modo completo, a partire dal 12 dicembre, il Rotolo di Isaia all’interno di una sala climatizzata appositamente progettata. Questo testo, ritenuto il “gioiello della corona” dello Shrine of the Book, una struttura creata per custodire i primi sette Rotoli del Mar Morto, disegnata dagli architetti americani Armand P. Bartos e Frederic J. Kiesler, è solitamente mostrato solo parzialmente a causa delle necessità conservative.
Il Rotolo di Isaia è condiviso e venerato da ebrei e cristiani, e rispettato anche dai musulmani – il profeta Isaia è menzionato nel Corano come portatore di buone notizie, essendo sia bashir che nadhir. Il rotolo, lungo 7,17 metri e composto da 54 colonne, include tutti i 66 capitoli del Libro del profeta nella versione ebraica, rappresentando una fonte critica essenziale per chi studia uno dei più importanti profeti del Vecchio Testamento, creduto nativo di Gerusalemme e di famiglia nobile, noto per le sue vivide immagini e oracoli di straordinaria costruzione artistica.
Il Rotolo di Isaia, un documento antico di circa 2mila anni (circa 125 a.C.), è tra i più antichi manoscritti biblici mai scoperti, essendo più di mille anni più vecchio rispetto a quelli conosciuti prima dei Rotoli del Mar Morto. “Dopo oltre 70 anni di studi e ricostruzioni”, ha evidenziato Marcello Fidanzio, professore alla Facoltà di Teologia di Lugano-Università della Svizzera Italiana e uno dei curatori, “l’esposizione permetterà di esplorare il documento sia come artefatto archeologico che come creazione storica, illustrando i materiali di cui è composto e le tracce del suo uso antico. Un percorso immersivo e digitale che partirà dal deserto della Giudea e seguirà il cammino percorso dal rotolo fino al suo arrivo nel 1965 allo Shrine of the Book. Il clou sarà la visione completa del documento. Una seconda parte dell’esposizione metterà in luce, oltre agli aspetti materiali e storici, anche il significato spirituale e culturale del testo”. Questo rotolo funge da ponte tangibile tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, essendo uno strumento di dialogo insostituibile tra diverse culture e religioni.
Questa è un’occasione imperdibile per visitare l’ala del Museo d’Israele dedicata ai testi sacri e profani, che si erge come un baluardo di cultura e tolleranza. È un luogo che sembra effondere scienza e conoscenza, essenziali per un approccio pacifico e consapevole alla questione ebraico-palestinese, capace di erodere qualsiasi forma di violenza. Inoltre, la sezione di Belle Arti del museo ospita una selezione di opere impressioniste e post-impressioniste, mentre nella Galleria d’Arte Moderna spiccano le opere di Reuven Rubin e Yosef Zaritsky, difficili da trovare altrove.
L’esposizione “Una voce nel deserto” potrebbe quindi rappresentare un’opportunità per rilanciare, non solo mediaticamente, l’intera città, che turisticamente è in difficoltà a causa della pandemia e dei successivi conflitti. Gli alberghi sono vuoti da quattro anni e i turisti stranieri sono ormai una rarità nel cuore storico della città.
INFO
– imj.org.il
– it.goisrael.com
ARRIVARE
Molte compagnie aeree hanno recentemente riaperto in sicurezza i voli per l’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, che dista solo 26 minuti di treno veloce dalla città santa. Tra queste, wizzair.com e ita-airways.com.
DORMIRE E MANGIARE
Al di fuori delle mura della città santa, vicino al vibrante mercato Yeuda, si trova l’accogliente Lady Stern Hotel sulla Jaffa street. Da non perdere una cena al ristorante Chakra e al rinomato Satya Restaurant.
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Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.



