Vista dall’alto, la spiaggia presenta una sequenza di ombrelloni colorati gialli, rossi, bianchi e verdi, simili a matite Derwent disposte in una scatola, intervallati da lettini di un grigio perla. Questo disegno crea un affascinante motivo pied-de-poule lungo otto chilometri di costa, densamente popolato e che ricorda le fotografie aeree dei litorali catturate da Andreas Gursky, uno dei più quotati artisti contemporanei della scuola di Duesseldorf. Tuttavia, per i piloti di idrovolanti che negli anni ’30 avrebbero dovuto operare nella vecchia darsena trasformata in idroscalo, questa spiaggia, divisa oggi nelle zone di Sabbiadoro, Pineta e Riviera, sarebbe apparsa desolatamente vuota, non attrezzata per il turismo e sporca solo dalle piccole ombre di alcune famiglie friulane in costumi da bagno rigorosi degli anni ’30 che godevano in solitudine della pace e della bellezza del luogo, esaltata già dai primi poster pubblicitari che promuovevano Lignano come destinazione turistica.
La stessa scena, ora impensabile, si sarebbe presentata anche ai piloti degli aerei leggeri che avrebbero utilizzato la pista di 700 metri realizzata sul lungomare (oggi via Trieste) per ragioni di difesa militare. La pista, mai utilizzata né come pista d’atterraggio né come supporto per il transito di artiglieria pesante, era parte di un piano di fortificazione che, però, non vide mai un vero utilizzo militare anche dopo l’armistizio. Sorvolando la penisola sabbiosa di Lignano, bonificata durante il regime di Mussolini, i piloti avrebbero potuto notare la terrazza sul mare costruita nel 1923-24, i due storici alberghi rimasti – il Marin, ristrutturato, e l’Italia Palace, che ha mantenuto la facciata e altri elementi decorativi degli anni ’30 – oltre ad altri famosi hotel costruiti alla fine degli anni ’20 per i primi turisti benestanti, e la Villa Zuzzi del 1910, ancora presente sul lungomare con la sua torre in stile neo-medievale.
È anche possibile che i piloti avessero notato i bunker costruiti dai tedeschi nel 1944 (ne rimangono tre, di cui uno, il “Lili Marleen”, nascosto nel vecchio villaggio dei pescatori); ma certamente non la spirale a chiocciola della Pineta, ideata dall’architetto Marcello D’Olivo tra il 1952 e il 1956 come parte di una nuova visione urbana di città lunare, espressione del cambio di mentalità all’inizio del boom economico. Questo progetto fu realizzato su un’area di un milione e mezzo di metri quadrati non edificati, pensata per integrare nuove relazioni eco-biologiche tra uomo, natura, mare, fiume e creatività umana. Oggi la Pineta è un polmone verde di oltre un milione di alberi, dove la luce del tramonto crea affascinanti giochi di ombre sulla piccola facciata della chiesa di Santa Maria del Mare, un gioiello del Quattrocento trasportato qui dal borgo di Bevazzana per evitare il rischio di inondazioni. Gli interni sono affrescati da un artista anonimo del XV secolo con immagini di Cristo e storie mariane.
Il piano urbanistico di D’Olivo, con la sua curiosa spirale della Pineta e le case curvilinee all’interno, ha stimolato un laboratorio sperimentale di architettura che negli anni ’60, ’70 e ’80 ha prodotto diverse strutture innovative, spesso commissionate o acquistate da turisti stranieri, poiché Lignano, insieme al lido di Grado, era diventato il mare preferito dagli austriaci e, negli ultimi anni, anche da slovacchi, ungheresi e alcuni polacchi. Questi edifici formano un percorso architettonico unico che l’ente turistico cerca di valorizzare con tour specifici, incontrando difficoltà nell’aprire le case private ai visitatori, dato che molti proprietari vivono all’estero e frequentano Lignano solo durante le vacanze.
“Il nostro obiettivo è promuovere Lignano come destinazione ideale, sottolineando l’offerta di ‘mangiare, pedalare e quindi essere… Friuli Venezia Giulia’, poiché la regione e questa area, al confine con il Veneto, sono da sempre rinomate per i loro prodotti gastronomici – dai famosi vini bianchi ai frutti di mare, dai formaggi agli insaccati, fino al miele di Barena – e sono un crocevia di ciclovie che collegano fiumi, mare, laguna e monti”, afferma Martin Manera, presidente del Consorzio Lignano Holiday. “Per evitare il sovraffollamento turistico, cerchiamo di destagionalizzare l’offerta, promuovendo ad esempio in primavera la Festa delle Cape e durante il periodo natalizio uno dei due grandi e straordinari presepi di sabbia d’Europa, oltre a mercatini natalizi e eventi culturali legati a figure come Hemingway e Scerbanenco, che hanno legato parte della loro vita e opera a questa località. Certo, per attrarre i turisti, puntiamo anche su eventi gastronomici e culturali, in collaborazione con città come Pordenone, per stimolare i sensi con sapori e aromi unici del Friuli, una meta di eccellenza gastronomica riconosciuta”, conclude Manera.
INFO
– turismofvg.it
– lignanosabbiadoro.it
ARRIVARE
Si può raggiungere Lignano Sabbiadoro in treno fino a Venezia-Mestre e poi con i treni regionali veloci in meno di un’ora fino alla stazione di Latisana-Lignano, da cui i bus impiegano circa 30 minuti per arrivare alla località balneare. In auto, si percorre la A4 – E70 fino all’uscita di Latisana, da dove in 20 minuti si coprono i 20 chilometri che separano l’entroterra friulano dal “mare degli austriaci”.
DORMIRE
Il Grand Hotel Playa, situato centralmente sul lungomare Trieste, offre una posizione strategica e una terrazza soleggiata con vista panoramica.
MANGIARE
La cucina locale offre il meglio del mare e della laguna, con piatti a base di bivalvi, molluschi e crostacei freschi. Nel ristorante Mandi Parentesi Friulana, si possono gustare eccellenti piatti di pesce grigliato, accompagnati da hummus di melanzane. Nell’entroterra vicino a Latisana, la cantina della Tenuta Modeana offre vini bianchi di alta qualità prodotti dai fratelli Cisorio.
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Lorenzo è un giornalista appassionato di scoperte e di nuovi orizzonti. I suoi racconti di viaggi e moda sono scritti in modo semplice e diretto, rendendo le tendenze internazionali facilmente comprensibili. La sua scrittura dinamica e informativa guida i lettori nel mondo delle nuove avventure stilistiche.




