Il cineasta napoletano presenta quattro opere cinematografiche al Cinema Massimo dal 9 al 24 gennaio: “Non cambierei nulla, sono film che avevo già in mente. Spero di proseguire su questa strada”
“Era da tanto che non tornavo a Torino, sono entusiasta di trascorrere qui alcuni giorni”, ha dichiarato il regista Mario Martone anticipando il suo imminente arrivo in città. Il regista originario di Napoli introdurrà quattro dei 14 film previsti nella rassegna cinematografica del Cinema Massimo dal 9 al 24 gennaio durante una retrospettiva dedicata alla sua opera.
“Torino ha avuto un ruolo cruciale nella mia carriera – ha raccontato il regista – è stata un’esperienza significativa nella mia vita. Qui ho realizzato “Noi credevamo”, e anche “Il giovane favoloso” ha preso vita in questa città, ispirato dalle Operette Morali che misi in scena al Teatro Stabile. È stato un progetto ambizioso che si è trasformato in un successo, con quattro anni di tournée. Da quell’esperienza è nato il film.”
Martone, che è stato direttore artistico del Teatro Stabile dal 2007 al 2017, conserva un profondo legame con Torino. “Per me, e non solo, è stato un vero laboratorio. Quando sono arrivato, l’atmosfera era stimolante e al Teatro Stabile abbiamo intrapreso percorsi arditi, ma anche grandi avventure con un coinvolgimento collettivo. Ho trovato qui una serietà e un rigore eccezionali, qualità molto apprezzate anche dai napoletani. Conservo un ricordo meraviglioso di Torino e delle persone con cui ho collaborato.”
A Torino, Martone ha anche diretto alcune scene del film “Noi credevamo”, lanciato nel 2009.
“Era la mia prima volta che lavoravo sul Risorgimento e non conoscevo bene la storia dell’Italia ottocentesca. Scoprii delle lettere epistolari straordinarie, che in contrasto con i romanzi, mostravano un linguaggio popolare. Utilizzai questi testi per scrivere i dialoghi. Quando li presentai ai produttori, mi chiesero di adattarli. Questo fu uno degli aspetti più complicati perché desideravo che il linguaggio dell’epoca rivivesse attraverso il film. Un grande supporto in questo fu il cast di attori e attrici. In generale, dobbiamo fare cinema liberandoci dalle pressioni esterne.”
La libertà è un pilastro del suo lavoro: “Riflettiamo su Goliarda Sapienza, una figura estremamente libera e non conforme politicamente, tanto che il suo romanzo non fu pubblicato per anni. Era una libertà che, sebbene i modelli fossero molto rigidi all’epoca, è riuscita a trasmettersi fino ai giorni nostri. Credo che il politicamente corretto sia spesso una reazione a situazioni più gravi. Vedendo le distorsioni e l’ossessione per la radicalità, è essenziale liberarsi da questi schemi e agire con libertà.”
Nonostante Torino sia una città cinematografica, come evidenziato da Davide Ferrario, manca una scuola per registi: “Il cinema a Torino si sviluppa in modo spontaneo, come a Napoli, che può sembrare un progetto unitario da fuori, ma in realtà è piuttosto selvaggio, con poco supporto istituzionale. L’elemento interessante è stato creare una comunità.”
Riguardo alla retrospettiva al Massimo, Martone non esprime rimpianti: “Non sono più la stessa persona di trent’anni fa, ma rivedendo quei film non provo vergogna. Viviamo in un’epoca di molti schemi e contrapposizioni, mentre dovremmo permettere ai pensieri di fluire liberamente. Seguire le regole è importante, ma talvolta è giusto anche infrangerle. Non cambierei i miei film, risultato di un intenso processo creativo. È fondamentale mantenere l’ispirazione iniziale, e fino ad ora ci sono riuscito. Sono i film che desideravo realizzare. Spero di continuare a dirigere quelli che ho in mente.”
Il film “Teatro di guerra” rimane attuale per il suo contenuto: “All’epoca parlava di una guerra fratricida. È stato proiettato frequentemente anche di recente perché continua a risuonare con chi fa teatro. Non si tratta solo di raccontare una storia, ma di chi siamo noi in pace rispetto a chi è in guerra. È qui che dobbiamo scavare per trovare spazio per l’azione, per un attivismo personale. Noi italiani abbiamo un inconscio che può essere cinico o litigioso, ma ciò che accade intorno a noi non può essere ignorato.”
Martone è tra i registi che hanno sostenuto l’appello al ministro Alessandro Giuli per difendere il cinema e i tagli al settore: “A livello operativo, inizierò le riprese del mio nuovo film a febbraio, previste originariamente a marzo, ma abbiamo dovuto anticipare a causa della scadenza del tax credit a dicembre. Subentrerà poi un periodo di incertezza, un aspetto frustrante per chi lavora nel cinema. Era necessario intervenire sulle regole del tax credit. Il problema è che questa necessità si incrocia con una certa antipatia del governo verso il cinema. Un intervento corretto, ma che andava fatto con amore per il cinema.”
Per ora non ci sono dettagli sul suo ultimo progetto, “Scherzetto“, con Toni Servillo: “Posso dire che è basato su un romanzo di Domenico Starnone e si svolge ai giorni nostri a Napoli.”
Il regista parteciperà personalmente alla retrospettiva, sabato 10 gennaio alle 16 per “L’odore del sangue”, alle 18 per “L’amore molesto” e alle 22 per “Fuori”, domenica 11 gennaio alle 16 per “Noi credevamo”.
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