Milano invasa da candidati per primarie ancora incerte: partiti indecisi

Di : Lorenzo Dalmoro

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A meno di un anno dalla primavera del 2027 la corsa per la poltrona di sindaco di Milano è già affollata e confusa: decine di aspiranti, divisioni tra i partiti e nessuna scelta univoca stanno spingendo entrambe le coalizioni verso una possibile fase di selezione interna che potrebbe decidere l’esito della partita cittadina. Questo vale per i cittadini perché la scelta del candidato influenzerà temi concreti come sicurezza, mobilità e urbanistica nei prossimi cinque anni.

Al momento le indicazioni raccolte parlano di almeno una dozzina di aspiranti nel campo del centrodestra e una decina nel centrosinistra, contando sia chi ha annunciato formalmente la propria disponibilità sia figure con candidature ritenute probabili da più fonti. Paradossalmente, la moltiplicazione delle autocandidature sta rendendo più concreta l’ipotesi di indire delle primarie, anche se nessuna delle coalizioni le ha ancora formalmente deliberate.

Nel centrosinistra pesa soprattutto il fatto che l’attuale primo cittadino, Beppe Sala, non è ricandidabile per il secondo limite di mandato. La sua assenza lascia uno spazio che vari protagonisti cercano di occupare, ma senza un’eredità politica chiara: la lista civica che lo aveva sostenuto non si è consolidata in una struttura duratura e all’interno della giunta nessuno appare ancora come il naturale erede.

Due assessori hanno però già manifestato interesse: Anna Scavuzzo, vicesindaca di lungo corso espressione del PD, e Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, che ha lasciato intendere la sua volontà di correre con un’intervista alla stampa. Entrambi si trovano però nella difficoltà di proporsi come semplice continuità dell’amministrazione uscente, vista la crescente criticità dell’immagine pubblica della giunta su temi come la sicurezza urbana, le inchieste sull’urbanistica e la vicenda dello stadio di San Siro.

  • Lorenzo Pacini (PD) – consigliere municipale e volto noto sui social; propone una linea più a sinistra, con forte enfasi su redistribuzione e politiche contro la disuguaglianza.
  • Tommaso Goisis – attivista indipendente legato alla mobilità sostenibile; chiede primarie aperte per il centrosinistra e ha già avviato incontri pubblici.
  • Pierfrancesco Majorino – figura influente nel PD regionale; sta conducendo una serie di “incontri” nei quartieri per costruire consenso.
  • Mario Calabresi – giornalista e terzo rispetto ai partiti, considerato vicino al PD; la sua candidatura dipenderà dal peso di consensi interni al partito.
  • Carlotta Cossutta – proposta dalle forze ecologiste e di sinistra; profilo accademico e attivista femminista.

Il Partito Democratico rimane l’ago della bilancia: il coordinatore regionale ha annunciato che a settembre il partito presenterà un progetto su come eventualmente organizzare le primarie e con quali regole, nella speranza di evitare candidature frammentate che trasformerebbero la selezione in uno scontro caotico.

Nel centrodestra la divisione non è meno marcata: il dibattito riguarda non solo chi candidare ma anche quale profilo privilegiare — un moderato civico in grado di attrarre elettori delusi del centrosinistra oppure un politico più marcatamente di partito. La Lega, in modo a tratti inaspettato, sta spingendo per un percorso di consultazione, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia esprimono posizioni diverse su metodo e nomi.

Alla fine di giugno un’iniziativa pubblica organizzata dalla Lega ha provato a sondare il terreno, ma il meccanismo è stato giudicato poco trasparente: l’operazione ha tuttavia contribuito a far emergere il nome di Silvia Sardone, consigliera comunale, che si è detta «a disposizione» per una possibile candidatura di coalizione.

Contrario alle primarie è invece il presidente del Senato Ignazio La Russa, che in più occasioni ha preso posizione su questioni cittadine e ha promosso un confronto tra i leader regionali della coalizione per cercare un accordo. La Russa sostiene in particolare Maurizio Lupi, esponente di Noi Moderati apprezzato per il profilo politico considerato di centro.

  • Maurizio Lupi – nome appoggiato da esponenti di Fratelli d’Italia come profilo moderato e credibile per Milano.
  • Silvia Sardone – consigliera comunale della Lega; emersa dai sondaggi interni del partito e disponibile a correre.
  • Pietro Tatarella – ex consigliere di Forza Italia; ha annunciato la propria candidatura pur con un passato giudiziario che si è concluso con l’assoluzione.
  • Luca Bernardo – pediatra e capogruppo consiliare, già candidato nel 2021; si ripropone ma dice di non credere nelle primarie.

Forza Italia, dal canto suo, continua a prediligere una figura civica di mediazione: secondo il suo leader nazionale la scelta dovrebbe essere definita dai vertici, non da una competizione pubblica interna.

Le conseguenze per la città sono concrete: un processo decisionale frammentato può ritardare l’avvio delle campagne programmatiche e lasciare spazio a conflitti che influenzano la percezione degli elettori su temi sensibili come sicurezza, servizi, mobilità e rigenerazione urbana. Al contrario, una selezione trasparente e condivisa accelererebbe il confronto sui contenuti, dando più chiarezza agli elettori.

Nei prossimi mesi sarà quindi decisivo osservare due elementi: se e come il PD articolerà le regole per le primarie e quale strategia adotterà il centrodestra per ricompattare la propria offerta. Da questa fase dipenderà non solo il nome del candidato, ma anche la natura della campagna e i temi che saranno al centro del dibattito di Milano 2027.

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