Monet a Kandinsky a Udine: scopri la mostra sulla nascita della modernità!

Di : Teodoro Montani

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Ci sono esposizioni che narrano di un’epoca e altre che ne intrecciano più di una, creando un affascinante tessuto visivo. La mostra «Impressionismo e modernità. Monet, Van Gogh, Picasso, Kandinsky, Magritte. Capolavori dal Kunst Museum di Winterthur» rientra decisamente nella seconda categoria. Tra il 30 gennaio e il 30 agosto 2026, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine, Casa Cavazzini, ospiterà 84 opere che tracciano il passaggio dall’Impressionismo fino ai confini della modernità, esplorando le discontinuità e le rivoluzioni che hanno riscritto la grammatica dell’arte europea tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.

L’allestimento dell’esposizione è curato dalla Regione Friuli Venezia Giulia insieme a PromoTurismoFVG, il Comune di Udine e MondoMostre. David Schmidhauser, capo curatore del Kunst Museum di Winterthur e custode di una delle collezioni più significative dell’arte europea, ha progettato il percorso espositivo con l’ausilio di Vania Gransinigh, responsabile dei Civici Musei di Udine. Schmidhauser propone un viaggio che non si limita alla mera esposizione ma tessere insieme linguaggi e visioni artistiche, da Monet a Pissarro, passando per il post-impressionismo, il cubismo fino al surrealismo, delineando le traiettorie che portano all’astrazione di Mondrian e alle forme organiche di Arp. Un intenso dialogo tra visione, materia e pensiero che trasforma Udine in un temporaneo epicentro dell’arte globale. Scopriamo come il curatore ha concepito una mostra tanto originale quanto straordinaria nella sua bellezza e diversità.

Questa esposizione riunisce alcune delle figure più iconiche dell’arte moderna. Dal punto di vista curatoriale, quale principale narrazione avete inteso costruire per i visitatori di Udine?

L’intento era quello di tracciare un percorso attraverso la storia dell’arte moderna come si è sviluppata intorno al 1900. I visitatori possono percorrere una galleria di capolavori di diverse epoche e osservare come le nuove e radicali idee si sono manifestate, superando le precedenti e cercando nuove soluzioni artistiche.

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Perché il periodo tra l’Impressionismo e la Seconda Guerra Mondiale è ancora così fondamentale per comprendere l’arte contemporanea e la cultura visiva odierna?

Questo intervallo temporale ha visto una delle trasformazioni più radicali nella storia della pittura. Con l’Impressionismo, gli artisti hanno iniziato a focalizzarsi più su come veniva rappresentato un soggetto piuttosto che sul soggetto stesso. Questo ha posto le basi per l’emergere di movimenti come il Cubismo e, successivamente, l’astrazione, che oggi costituiscono il fondamento della nostra comprensione dell’arte moderna.

Quali criteri hanno guidato la selezione delle opere per questa mostra?

Le opere esposte provengono dalla collezione del Kunstmuseum Winterthur. Abbiamo selezionato quelle più eccezionali per creare un evento espositivo unico. Tuttavia, abbiamo dovuto considerare anche i limiti spaziali di Casa Cavazzini, organizzando ogni sala come un capitolo distinto della mostra. Inoltre, alcune opere erano troppo delicate per essere trasportate.

Tra gli artisti ben noti come Monet, Van Gogh e Picasso, c’è qualche artista meno conosciuto che merita secondo lei una maggiore attenzione?

Certo, in particolare le artiste come Sophie Taeuber-Arp e Clara Friedrich-Jezler, entrambe pioniere del movimento dell’astrazione organica, meritano maggiore riconoscimento e apprezzamento.

In un’era dominata dalle immagini digitali e dall’intelligenza artificiale, cosa può ancora insegnarci l’arte sul modo in cui percepiamo la realtà?

È una domanda interessante! Credo che, proprio perché viviamo in un’era digitale, l’arte assuma un ruolo ancora più significativo. L’arte affina la nostra percezione, ci insegna a osservare attentamente e collega il visivo al pensiero e al sentimento, valori oggi più che mai necessari.

Quali emozioni e conoscenze spera che i visitatori portino con sé dopo aver visitato questa mostra?

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Spero che la mostra sia di loro gradimento. Ogni visitatore vivrà un’esperienza unica, che spero sia gioiosa o riflessiva. Come storico dell’arte, spero anche che possano comprendere meglio come si è sviluppata la modernità in quel periodo. Ma l’aspetto più importante è che si divertano e trovino ispirazione.

Secondo la sua esperienza come curatrice, il ruolo dei musei è cambiato negli ultimi anni? Sono ancora templi della contemplazione o si sono trasformati in spazi più sociali e politici?

In parte sì, in parte no. Il mondo cambia rapidamente e i musei cercano di adeguarsi. Da un lato, vi è una tendenza verso eventi grandiosi e mostre speciali, ma dall’altro, i musei rimangono luoghi dove le persone vanno per immergersi nell’arte. Questo aspetto non è cambiato e spero che rimanga così.

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