Nashville: Mezzo secolo dopo il film di Altman, ecco come è cambiata la capitale della country music!

Di : Lorenzo Dalmoro

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Cinquant’anni or sono, nei cinema debuttava “Nashville”, il film emblema di Robert Altman, regista originario di Kansas City, nel centenario della sua nascita. “Nashville” offre una visione irriverente della capitale della musica country, raccontata attraverso ventiquattro personaggi. Questo genere musicale ha radici nel Sud degli USA, sviluppatosi agli albori del Novecento dalla fusione delle tradizioni musicali di immigrati irlandesi, inglesi e scozzesi con i ritmi afroamericani. Originariamente conosciuta come Old-time music o Hillbilly music, divenne un fenomeno popolare negli anni ’20, includendo strumenti come il violino, il banjo e la chitarra. Durante gli anni ’60, l’industria discografica la trasformò in un vero e proprio business, arricchendo le melodie con testi sdolcinati per creare ballate che mescolavano tradizione e miti della frontiera. È importante non confonderla con la musica folk americana, spesso impregnata di blues e legata ai movimenti progressisti che narravano le difficoltà delle classi più povere, come fece Woody Guthrie durante la grande depressione degli anni ’30, o Bob Dylan e Joan Baez che nei decenni successivi unirono il folk alle proteste sociali.

Altman dipinse un ritratto crudo del profondo Sud americano durante le celebrazioni per il bicentenario dell’indipendenza degli Stati Uniti. “Nashville” è annoverato dall’American Film Institute tra i cento migliori film di sempre e esplora un universo di artisti in stivaletti e cappelli da cowboy, un contesto che, tra toni patriottici e scenografie kitsch, riflette l’America tradizionale e moralista. Nashville è anche un importante centro del cristianesimo fondamentalista, che ha trovato nuova linfa nelle politiche di Trump, con 700 chiese e 2300 organizzazioni religiose per 715.000 residenti, tanto da essere soprannominata “the buckle of the Bible belt”, ovvero la “fibbia” di quella fascia di stati americani abitati da agricoltori e allevatori di fede messianica, che si estende dal Sud al Midwest.

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Nella capitale del Tennessee, un tempo stato confederato e schiavista, la strada principale della musica country è Broadway, una via piena di saloon in stile Far West dove cantanti, alcuni ancora in abiti da cowboy, si esibiscono dalla mattina alla sera. Questa strada è anche conosciuta come Honky Tonk Highway, dal nome dei pianoforti utilizzati nei saloon alla fine dell’Ottocento. Tra i locali più celebri ci sono Tootsies Orchid Lounge, Robert’s Western World, The Stage on Broadway, Legends Corner, Honky Tonk Central e Layla’s Bluegrass Inn.

Il palcoscenico più celebre di Nashville, tuttavia, è il Grand Ole Opry, un antico fienile trasformato in sala concerti dove, dal 1925, ogni venerdì e sabato sera si esibiscono le leggende del country, in concomitanza con il programma radiofonico di WSM Nashville che trasmette i concerti in diretta. Da qui sono passate tutte le stelle della musica country: da Johnny Cash a Garth Brooks, da Jerry Lee Lewis a Hank Williams, fino a Ricky Skaggs. Di fronte al Grand Ole Opry si trova un monumento alla chitarra. Poi c’è il Ryman Auditorium, noto come “The Mother Church of Country Music”. La storia di questo genere musicale è raccontata nel Country Music Hall of Fame and Museum, ospitato in un moderno edificio che dal 2001 ha sostituito la struttura originaria del 1961, esponendo strumenti, dischi, lettere, documenti, locandine e costumi di scena. Ogni anno, all’inizio di giugno, il Nissan Stadium e il Music City Center ospitano il CMA Music Festival di Nashville.

Di contro, il National Museum of African American Music celebra il sound afroamericano con esposizioni interattive di strumenti musicali.

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Oltre alla musica, le attrazioni includono l’Hermitage di Andrew Jackson, la magnifica residenza del settimo presidente degli USA situata in una vasta piantagione vicino alla città. La Belmont Mansion, situata su una collina all’interno del campus dell’omonima università, è una casa museo che illustra la vita dei ricchi proprietari terrieri del Sud durante il periodo dello schiavismo. E poi c’è il Centennial Park, un’oasi verde dominata da una replica a grandezza naturale del Partenone, un esempio di kitsch che include anche una statua di Atena e ospita un museo d’arte.

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