L’Accademia della Crusca ha fatto la sua scelta, e come spesso succede, il timing sembra essere più legato agli aspetti sociologici che non a quelli puramente linguistici: la parola “giovane” dell’anno è chill. Questo termine risuona da tempo nelle conversazioni online e nei social delle generazioni Alpha e Z, ma solo di recente ha acquisito un significato culturale riconosciuto. Non si tratta di un neologismo nato dall’oggi al domani, ma di una parola il cui percorso ha inizio almeno quattro o cinque anni fa, tra meme, video su TikTok, live su Twitch e commenti lanciati con la stessa spontaneità del respirare. È nel 2025 che chill diventa una parola guida, il modo più diretto e naturale di descrivere un atteggiamento, uno stato d’animo e perfino uno stile di vita che riflette l’interpretazione del mondo da parte dei giovani.
Da “chillare” a “chillato”: un lessico che si evolve e si adatta
Da sostantivo, chill è diventato il verbo chillare, usato con disarmante naturalezza, mostrando come il linguaggio giovanile non si limiti a prendere in prestito espressioni, ma le trasformi e le assimili, rendendole un qualcosa di nuovo e irresistibilmente italiano. Il participio passato chillato si trasforma in aggettivo, descrivendo persone, giornate, relazioni e atmosfere: tutto può essere chillato se comunica quella sensazione di calma rilassata che diventa quasi un gesto di ribellione. In un’epoca di frenesia, dove l’efficienza è un dogma e la reattività una necessità, optare per una parola che invoca la calma è una dichiarazione di intenti. È la risposta più semplice e disarmante a un mondo che corre: prendersi un momento di tranquillità, non per scomparire, ma per respirare.
Le parole candidate e lo spaccato linguistico di una generazione ibrida
Il gruppo di termini selezionati dall’Accademia includeva una varietà perfetta dello slang moderno: amo, aura, bobbare, bro, broski, cringe, fra, letsgoski, rimasto, slay. Un insieme di influenze che fonde anglicismi globali, adattamenti ironici all’italiano, frammenti di linguaggio delle comunità online e codici che mutano ad ogni scroll, ognuno rappresentando un pezzo di una tribù in continua evoluzione. Da questo elenco apparentemente caotico emerge un quadro chiaro del 2025: un universo giovanile costruito su fusioni, contaminazioni e un ibridismo linguistico che, più che disorientare, narra di un presente fluido, veloce, pop e incredibilmente creativo.
Votazioni e interpretazioni istituzionali dello slang
Hanno votato studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insieme a enti, aziende e personalità del mondo culturale e imprenditoriale che hanno funto da testimonial. Questo processo esteso ha permesso di sondare l’umore di un’intera generazione. È interessante notare come ogni entità culturale abbia evidenziato un aspetto diverso: l’Accademia della Crusca ha scelto chill, il suo presidente Paolo D’Achille ha optato per aura, la Società Dante Alighieri ha favorito bro e fra, mentre la sindaca di Firenze Sara Funaro, insieme ad altri amministratori toscani, ha selezionato boomer, chill e ghostare. Mondadori Edu, attingendo dal vocabolario Devoto-Oli, ha puntato su termini come bestie, cringe, dissing, crush e triggerare. Ogni scelta riflette una differente interpretazione della gioventù e del suo immaginario.
Riconoscimenti speciali e l’inventiva scolastica
Quest’anno, il concorso ha anche voluto premiare la creatività pura, quella che nasce spontaneamente nelle scuole e che forse rappresenta l’aspetto più libero e imprevedibile della lingua. Un istituto di Firenze è stato riconosciuto per aver definito magistralmente l’espressione “essere cucinato”, un modo di dire che descrive con precisione il trovarsi in difficoltà. L’associazione Step-Net ha ottenuto un premio per i neologismi creati da un gruppo di studenti talentuosi, mentre un liceo di Acireale, a Catania, ha coniato elevanza, un termine che fonde eccellenza ed eleganza in un’unica sonorità armoniosa, quasi un piccolo tesoro lessicale destinato a diffondersi ben oltre le mura scolastiche.
Una parola-manifesto che esprime un bisogno collettivo
La scelta di chill non rappresenta solo una decisione linguistica, ma è una vera e propria radiografia sociale. Segnala che le nuove generazioni, spesso etichettate come iperconnesse e distratte, stanno in realtà selezionando parole che introducono un ritmo diverso nelle loro vite, parole che richiedono meno pressione e più presenza, meno performance e più equilibrio. In un mondo che esige velocità, chill è una breccia inaspettata, il modo in cui i giovani hanno trovato spazio per respirare. Ed è forse per questo motivo che oggi, più che una tendenza, sembra un manifesto. Una piccola rivoluzione lessicale che racconta, in silenzio, di una generazione che non vuole solo correre: vuole semplicemente vivere.
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Teodoro è un giornalista esperto in tendenze e innovazioni stilistiche. Il suo approccio diretto e semplice aiuta tutti a decifrare i codici dello stile moderno. Con curiosità ed esperienza, analizza le novità offrendo una visione chiara e accessibile a tutti i lettori.




