Se pensate che l’educazione sia un investimento costoso, riflettete sull’ignoranza. Una delle argomentazioni più persuasive a favore dell’istruzione pubblica proviene da Derek Bok, ex presidente dell’Università di Harvard: l’istruzione ha un costo, ma l’ignoranza è ancora più onerosa.
Crisi educativa e l’oblio dei maestri
Con la riapertura delle scuole, quella grande entità sofferente che è il sistema educativo si risveglia, portando con sé le consuete difficoltà che perdurano da decenni. Il vero problema non sono i ministri di passaggio, ma piuttosto gli insegnanti. Sì, proprio loro. Un tempo, parlare di scuola significava parlare di maestri. Oggi questo non accade più; il termine sembra appartenere all’era di De Amicis.
Il pamphlet di Ivano Dionigi
Ivano Dionigi, noto latinista e saggista, nel suo recente pamphlet pubblicato da Laterza, intitolato al Magister, rivendica la vitalità e l’indispensabilità di questa figura nelle aule scolastiche. Ma è davvero possibile avere maestri in una società che, come ho descritto nel mio ultimo saggio, manca di eredi, una società e un sistema educativo che si abbandonano alle correnti tecno-economiche, dimenticando ogni maestro e ogni eredità da conservare e passare?
La scuola, un tempio
Ispirandosi a una frase di Pascoli che elevava la scuola a tempio dell’era nuova, Dionigi ne riscopre il valore sacro, fonte di devozione per la patria e l’umanità. Questa visione, però, appartiene a un altro tempo, a un’altra umanità. Dionigi si affida ai classici, affiancati da alcuni moderni, per ribadire il loro ruolo fondamentale in un’epoca in cui vacillano istituzioni come la famiglia e la Chiesa, e altre realtà pubbliche come i partiti politici, incapaci di orientare i giovani. La scuola dovrebbe contrapporsi alla modernità e alla tecnologia, un principio sostenuto da Marc Fumaroli e che condividiamo da tempo.
Educare oltre l’istruire
Sui banchi di scuola non si dovrebbe insegnare solo un mestiere, ma sviluppare la capacità di apprendere, l’attenzione, i criteri e la visione, elementi tutti essenziali che precedono e motivano il lavoro. L’azione fondamentale del maestro dovrebbe essere educare, un verbo oggi troppo spesso assente nelle aule e ignorato da molti insegnanti. Inoltre, insegnare a parlare correttamente per pensare in modo critico, distinguere i mezzi dagli scopi, superando il provincialismo del nostro tempo come suggeriva Eliot.
Cultura e politica nell’ambito scolastico
Per Dionigi, escludere la politica dalla scuola è un errore perché la scuola dovrebbe formare cittadini, costruire la polis. Tuttavia, non possiamo ignorare gli abusi politici che hanno segnato l’istruzione negli anni passati, dalla politizzazione estrema all’imposizione di nuovi dogmi come quelli del politically correct. Dionigi, ex comunista e parlamentare, sembra non considerare come questa politicizzazione abbia danneggiato profondamente l’istituzione scolastica.
Il mondo dentro le classi
L’idea di introdurre il mondo nelle classi è ambigua; potrebbe significare un arricchimento attraverso la realtà e la diversità, ma rischia anche di ridurre la scuola a una mera imitazione dell’esterno o, peggio, a un ente subordinato alle mode del momento, tradendo così il suo compito educativo.
La ricerca dei maestri
È vero che il maestro non dovrebbe limitarsi a essere un semplice istruttore, ma dobbiamo chiederci: esistono veri maestri oggi? Dove si formano, chi li seleziona? Esistono maestri dei maestri? Non possiamo ignorare la qualità e il livello medio degli insegnanti attuali.
Tra intelligenza artificiale e tradizione
Dionigi affronta anche questioni esistenziali e filosofiche, per poi tornare alla realtà di una scuola minacciata dall’intelligenza artificiale, che può essere un’opportunità o una minaccia per l’umanità. La questione chiave è come gestire la tecnologia, e soprattutto se gestirla, ricercando un equilibrio tra il sapere scientifico e quello umanistico per valorizzare la tradizione, elemento fondamentale di ogni processo educativo. La tradizione è la base di ogni insegnamento e la figura del Maestro è quella di chi perpetua questa tradizione.
L’egoismo contro i maestri
La massima finale di Dionigi, “sii ciò che vuoi essere”, è intesa come un invito a seguire la propria vocazione e realizzarsi, ma oggi può essere interpretata in modo egoistico: il desiderio di stare bene con se stessi a discapito degli altri, della tradizione e dei maestri. In questo contesto, l’egoismo diventa il vero nemico della scuola e dell’educazione.
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