Esiste un confine sottile e quasi invisibile che distingue la realtà dalla sua rappresentazione. È lungo questo confine che si è sviluppata negli ultimi trent’anni l’indagine artistica di Simona Uberto. Oggi, questa ricerca raggiunge un’apice nella mostra antologica Fatum Futura, che si tiene presso Bipielle Arte a Lodi, dal 28 febbraio al 22 marzo 2026.
Organizzata da Maria Laura Gelmini, l’esibizione presenta un’aggregazione di circa cinquanta lavori che includono fotografie, installazioni, collage, sculture e interventi site-specific, delineando un’interpretazione coesa e multilivello di un viaggio artistico iniziato negli anni Novanta e mai concluso.
Tra il destino e il possibile
Il nome della mostra, Fatum Futura, non è solo un’espressione poetica, ma definisce l’approccio stesso dell’artista. Fatum, derivante dal latino fari, si riferisce a ciò che è stato già detto, il destino che ci attende; Futura rappresenta l’attesa, il potenziale, l’incerto. Questa tensione tra inevitabilità e apertura costituisce il nucleo concettuale dell’evento.
La dualità permea ogni aspetto dell’opera di Uberto: partendo da un frammento di realtà — un’immagine urbana, un paesaggio, un dettaglio — si giunge a una rappresentazione trasformata, destabilizzata, sottratta alla banalità. Non una semplice documentazione, ma una trasfigurazione.
La città come palcoscenico di figure sospese
Diplomata in Pittura all’Accademia di Brera nel 1990 e attualmente Professore Ordinario di Pittura nella stessa istituzione, Uberto ha sempre esplorato oltre i confini della pittura convenzionale, abbracciando la fotografia, l’installazione e gli interventi ambientali.
Le sue prime serie, dedicate all’ambiente urbano — Interferenze, Aggregazioni, Incontri — narrano la vita quotidiana come una collezione di microstorie: passanti catturati in spazi pubblici, movimenti minimali che si trasformano in ritmi visivi, figure ridotte a sagome fluttuanti. La parete si trasforma da semplice supporto a campo verticale dove le silhouette “camminano” immobili, conferendo alla figura umana una dimensione sia concreta che immaginaria.
In questo modo, la città si trasforma in un teatro silenzioso, una coreografia di presenze che esplorano il rapporto tra l’individuo e lo spazio.
Fata Morgana: il paesaggio come illusione
Negli anni recenti, la ricerca di Uberto ha superato i confini urbani con la serie Fata Morgana, fulcro concettuale dell’antologica. Qui, il paesaggio non è mai una semplice veduta: diventa un miraggio, una costruzione percettiva che sfida le certezze visive dell’osservatore.
L’artista seziona l’immagine, la ingrandisce, la ribalta, la frammenta e la ricompone, invertendo le prospettive e le logiche abituali. Cielo e terra si scambiano di posto, gli orizzonti si capovolgono, l’acqua diventa una superficie ambigua. La percezione vacilla e, in questo disorientamento, si apre uno spazio critico.
Come osservato in un saggio dedicato alla sua opera, le immagini di Uberto “non sono paesaggi ma miraggi”: scenari mutevoli che rivelano la fragilità delle nostre convinzioni visive. È quell'”attimo di panico” evocato da Magritte: il momento in cui realizziamo che ciò che vediamo non coincide con ciò che crediamo di vedere.
Un equilibrio tra rigore e leggerezza
Il processo creativo è meditativo e scrupoloso. L’artista penetra nell’immagine come in un sentiero, ne esplora la struttura interna fino a perdere i riferimenti originari, per poi ricomporla in una forma nuova, sospesa tra ricordo e invenzione. La leggerezza percepita nelle opere è il risultato di un lavoro minuzioso, dove convivono tecnologia e maestria artigianale.
In Fatum Futura, questo metodo si rivela come chiave di lettura dell’intero cammino artistico: dall’osservazione della realtà fino alla sua rielaborazione poetica.
Un percorso negli spazi di Renzo Piano
La mostra è allestita negli spazi di Bipielle Arte, all’interno del Centro Direzionale progettato da Renzo Piano, configurandosi come un vero e proprio percorso esplorativo. Il visitatore attraversa tre decenni di ricerca, dalle prime serie fotografiche alle installazioni che indagano la percezione dello spazio, fino ai paesaggi destrutturati più recenti.
Il catalogo dell’esposizione Fatum Futura, pubblicato da Vanillaedizioni, include testi critici di Maria Laura Gelmini, Simona Bartolena e Giorgio Bonomi.
Un programma pubblico per esplorare visione e valore
La Fondazione Banca Popolare di Lodi supporta la mostra con un programma pubblico articolato in due dibattiti aperti al pubblico. L’8 marzo, l’incontro “Miraggi” esplorerà le trasformazioni della percezione del paesaggio nella fotografia contemporanea. Il 15 marzo, “Valore” discuterà il concetto di valore nell’arte contemporanea, tra mercato, esperienza e dimensione simbolica. In entrambi i casi, la riflessione si estende oltre l’opera di Uberto per indagare lo statuto dell’immagine nel contesto attuale.
Trent’anni di ricerca coerente
Dal 1995, l’artista realizza installazioni permanenti in spazi pubblici e il suo lavoro è stato presentato da critici e riviste di spicco nel panorama nazionale. L’antologica di Lodi non è quindi un punto di arrivo, ma una soglia.
Fatum Futura non si limita a celebrare trent’anni di attività artistica: mette in tensione il percorso compiuto. Tra ciò che è già stato detto e ciò che rimane da immaginare, la mostra stabilisce una posizione chiara: l’immagine non è mai una semplice riproduzione della realtà. È un campo di possibilità. E in quel campo, il destino non è mai definitivo.
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Teodoro è un giornalista esperto in tendenze e innovazioni stilistiche. Il suo approccio diretto e semplice aiuta tutti a decifrare i codici dello stile moderno. Con curiosità ed esperienza, analizza le novità offrendo una visione chiara e accessibile a tutti i lettori.




