Valter Lavitola ammette: organizzò attentato per ottenere scorta più forte a Sigfrido Ranucci

Di : Lorenzo Dalmoro

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Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di aver pianificato l’attentato esploso nell’ottobre 2025 fuori dall’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci. La confessione, resa nota dall’avvocato difensore, riapre il caso e solleva interrogativi sulla sicurezza dei cronisti e sull’uso della violenza a fini strumentali.

Come è arrivata la confessione

Lavitola è stato ascoltato per oltre cinque ore nel carcere romano di Rebibbia dal giudice per le indagini preliminari. Al termine dell’interrogatorio il legale ha spiegato che il suo assistito ha ammesso il ruolo di mandante, sostenendo che l’obiettivo fosse in realtà ottenere per Ranucci una protezione più ampia.

Sala interrogatorio con tavolo, registratore e documenti legali in ambiente carcerario
L’interrogatorio di Lavitola è durato oltre cinque ore presso il carcere di Rebibbia

La difesa ha inoltre presentato istanza per una misura cautelare meno gravosa, proponendo gli arresti domiciliari in alternativa alla detenzione. Sul punto l’avvocato ha mantenuto frasi di circostanza riguardo a ciò che il giornalista avrebbe saputo o meno.

La reazione della parte offesa

Il legale di Ranucci ha definito la confessione «sgomentevole», ribadendo che il giornalista era già sotto protezione dal 2021 a causa di minacce ritenute serie dal Ministero dell’Interno. La sostanza della critica è che la nuova ricostruzione non cambia il quadro delle valutazioni istituzionali sulla pericolosità delle minacce ricevute.

I fatti del 2025 e gli sviluppi investigativi

La detonazione avvenne in una zona residenziale di Pomezia, distruggendo due auto di Ranucci ma senza provocare feriti. A fine giugno sono state arrestate quattro persone accusate di aver materialmente realizzato l’attentato; nei giorni successivi la Procura ha iscritto Lavitola nel registro degli indagati come presunto mandante.

Area residenziale con auto danneggiate e tracce di esplosione
La detonazione a Pomezia ha distrutto due auto ma non ha causato feriti

Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe incaricato un dipendente del suo ristorante, identificato come Clesio Tavares Gomes, di reperire esplosivi e di coordinare l’azione. Gomes, 47 anni, di origine camerunense, risulta attualmente irreperibile e figura tra gli indagati.

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I pm ritengono che, sulla base dell’analisi dei segnali telefonici, Lavitola e Gomes si trovassero nei pressi dell’abitazione di Ranucci intorno al 15 settembre 2025: per gli inquirenti sarebbe stato un sopralluogo propedeutico all’attentato.

Accusa e profilo di Lavitola

Lavitola è contestato per il reato di strage aggravata dal metodo mafioso, un’accusa che comporta conseguenze penali rilevanti. Proprietario di un ristorante nel quartiere Monteverde a Roma, è noto anche per attività editoriali e per una lunga serie di vicende giudiziarie e politico-finanziarie che ne hanno segnato la notorietà pubblica.

La sua figura viene spesso descritta come quella di un mediatore politico, coinvolto in importanti polemiche giudiziarie del passato, dalla vicenda immobiliare collegata a esponenti politici fino a presunti tentativi di pressione e manovre politiche contro governi precedenti.

Perché la vicenda conta oggi

La confessione modifica la prospettiva giudiziaria sulla catena di responsabilità dell’attentato, ma apre anche un confronto più ampio: la sicurezza dei giornalisti, la possibile strumentalizzazione della violenza per ottenere tutela statale e il ruolo delle relazioni personali nel produrre azioni criminali.

Per i cronisti e per l’opinione pubblica la vicenda tocca questioni pratiche (come la valutazione dei rischi e l’assegnazione delle scorte) e istituzionali (la capacità di contrastare reti che sfruttano metodi mafiosi). Le indagini proseguiranno e saranno decisive le prossime udienze, così come eventuali sviluppi sull’attuale latitanza degli indagati.

  • 10 agosto – arresto di Lavitola.
  • 15 settembre 2025 – secondo l’accusa, spostamento vicino alla casa di Ranucci (presunto sopralluogo).
  • ottobre 2025 – esplosione di un ordigno fuori dall’abitazione del giornalista a Campo Ascolano, Pomezia.
  • fine giugno – arresto di quattro persone ritenute esecutori materiali dell’attentato.
  • data recente – confessione di Lavitola durante l’interrogatorio a Rebibbia; richiesta della difesa per misure cautelari meno restrittive.

Le prossime settimane saranno cruciali: il tribunale deciderà sulle richieste della difesa, gli investigatori continueranno a cercare i fuggitivi e la procura dovrà consolidare il quadro probatorio per sostenere le pesanti accuse rivolte al presunto mandante.

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