L’arresto di quattro persone sospettate di aver piazzato una bomba davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci ha fornito nuovi elementi sull’inchiesta, che ora punta con decisione anche sui presunti mandanti. Le indagini della Procura mostrano una possibile esecuzione su commissione: gli arrestati sono ritenuti gli esecutori materiali, mentre i magistrati cercano ancora chi abbia ordinato l’azione.
Chi sono i fermati e quali accuse pesano
Al momento risultano indagate cinque persone; quattro sono state bloccate tra Napoli e Avellino, tre in carcere e una ai domiciliari. I nomi e le condizioni processuali, secondo la procura, sono i seguenti:
- Pellegrino D’Avino, 26 anni — detenuto;
- Marika De Filippi, 22 anni — agli arresti domiciliari;
- Saverio Mutone, 40 anni — in carcere;
- Antonio Passariello, 53 anni — in carcere;
- Luca Amato, 21 anni — indagato a piede libero.
Gli indagati sono accusati di detenzione e uso di un ordigno esplosivo in luogo pubblico, oltre che di minacce e danneggiamento. Le contestazioni sono aggravate dall’aver agito in gruppo e con modalità che la Procura descrive come di tipo mafioso.
La prova che ha cambiato la pista investigativa
Una svolta rilevante è arrivata da una mail anonima inviata nelle prime ore del 6 aprile 2026 al procuratore che coordina l’inchiesta, Carlo Villani. Il messaggio, inviato da un account creato pochi minuti prima, segnalava una persona ritenuta responsabile dell’esplosione e motivava la denuncia con dissidi interni al gruppo a cui chi scrive affermava di appartenere.
Dall’analisi tecnica dell’indirizzo e dalle successive intercettazioni la Procura ha ricondotto l’invio a Davide Netti, soggetto da poco uscito dal carcere con presunti legami con la Camorra. Conversazioni intercettate mostrano contatti ripetuti tra Netti e alcuni degli indagati, in particolare Passariello, circostanza che gli inquirenti interpretano come prova di coinvolgimento e di una possibile esecuzione su mandato.
Come sarebbe stato preparato l’attacco
Secondo la ricostruzione ufficiale, l’ordigno esplose la sera del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Ranucci a Campo Ascolano (Pomezia). L’esplosione distrusse le due automobili parcheggiate e danneggiò il cancello di ingresso. Non ci furono feriti.
Gli investigatori ritengono che per l’attacco sia stata impiegata gelatina da cava, un esplosivo con elevata capacità distruttiva. Le verifiche sui sistemi di videosorveglianza pubblici e privati e il controllo dei flussi telefonici hanno permesso di ricostruire fasi preparatorie ed esecutive: sarebbe stata noleggiata una Fiat 500X riconsegnata la stessa sera dopo le 22:00, pochi minuti dopo l’esplosione avvenuta alle 21:40.
La Procura sostiene che Passariello e Mutone avrebbero materialmente collocato l’ordigno dopo un sopralluogo effettuato con gli altri indagati; a D’Avino viene attribuito il compito di reperire l’ordigno.
La caccia ai presunti mandanti
Con gli esecutori individuati, gli investigatori concentano ora le attenzioni su chi avrebbe ordinato l’azione. Secondo la Procura, i mandanti non si sarebbero limitati a offrire un compenso economico: avrebbero fornito anche supporto logistico e strumenti per evitare l’arresto, come schede telefoniche e assistenza legale all’estero.
In alcune intercettazioni emerge l’offerta di finanziamenti per la latitanza all’estero — con cifre indicate a titolo di esempio — e istruzioni sulla versione dei fatti da sostenere in caso di cattura. Le ipotesi investigative principali al momento sono tre: un coinvolgimento della Camorra (con riscontri meno solidi) o, più concretamente, la responsabilità di due gruppi minori della criminalità organizzata campana.
Implicazioni e cosa cambia ora
L’indagine ha rilevanza pubblica immediata: un attacco di questo tipo contro un giornalista di inchiesta mette in discussione la sicurezza degli operatori dell’informazione e solleva interrogativi sulla capacità di gruppi criminali di commissionare attentati mirati.
- Per la libertà di stampa: aumenta la preoccupazione per la tutela dei giornalisti che lavorano su inchieste sensibili.
- Per la sicurezza territoriale: il metodo e i materiali usati indicano capacità operative e accesso a risorse pericolose.
- Per le indagini in corso: la Priorità è identificare i mandanti e eventuali complicità esterne.
Gli approfondimenti proseguono: la Direzione distrettuale antimafia di Roma e le forze dell’ordine stanno esaminando altre intercettazioni, movimenti finanziari e collegamenti con episodi precedenti di intimidazione. Nei prossimi giorni la Procura potrebbe annunciare nuovi sviluppi, con potenziali ricadute anche su indagini collegate riguardanti minacce ricevute in passato da Ranucci e le sue inchieste su criminalità, gruppi ultras e interessi economici locali.
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