Viviane Sassen e la nuova mostra: esplora vita, morte e metamorfosi corporea!

Di : Marcelina Vescovi

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Una visione artistica unica nel panorama internazionale

This Body Made of Stardust rappresenta la più vasta retrospettiva in Italia dedicata a Viviane Sassen, unendo vent’anni di creazioni sotto il tema del memento mori.

Un talento eclettico riconosciuto globalmente

Viviane Sassen si distingue per un approccio sperimentale e interdisciplinare che intreccia fotografia, collage, pittura e video. Questa poliedricità le ha permesso di collaborare con prestigiosi brand della moda come Miu Miu, Louis Vuitton, Dior, Cartier, Armani, Hermès, Bottega Veneta, Missoni e Adidas. Oltre a ciò, le sue opere personali hanno trovato spazio nelle più rinomate gallerie e istituzioni culturali internazionali, includendo il FOAM di Amsterdam, Fotografiska a Shanghai e Stoccolma, il Kyotographie festival di Kyoto (2024), la Maison Européenne de la Photographie a Parigi, il Foto Forum a Bolzano (2022), l’Huis Marseille ad Amsterdam (2020), il Musée des Beaux-Arts di Le Locle in Svizzera (2019) e il The Hepworth Wakefield nel Regno Unito (2018).

La mostra alla Collezione Maramotti e l’arte del memento mori

La mostra This Body Made of Stardust presso la Collezione Maramotti di Reggio Emilia, parte della XX edizione del festival Fotografia Europea intitolata Avere vent’anni, è la più completa esposizione delle opere di Sassen in Italia, curata dall’artista stessa. Comprendendo oltre cinquanta fotografie e un’installazione video dal 2005 al 2025, con nuove opere inedite, la rassegna esplora il tema del memento mori attraverso un viaggio nelle infinite sfaccettature della vita e della sua fragilità intrinseca: corpi umani, paesaggi, polvere, terra e materie organiche diventano simboli e promemoria della mortalità.

In un’esplorazione visiva non lineare, fatta di frammenti e connessioni formali tra immagini apparentemente disparate, Sassen ci guida nel suo universo complesso e affascinante, dove il quotidiano si fonde con il surrealismo, e l’incontro tra l’interiorità dell’artista (sogni, ossessioni, ricordi e paure) e il mondo esterno genera un dialogo continuo. Accanto a sculture di artisti come Evgeny Antufiev, Kaarina Kaikkonen, Fabrizio Prevedello e TARWUK, presenti nella Collezione Maramotti, le fotografie esposte provengono da diverse serie lavorative, parte di un ampio archivio che l’artista continua a rielaborare in nuove configurazioni, in un progetto di ricerca a lungo termine.

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Dialogo con Viviane Sassen

Nella mostra alla Collezione Maramotti, intitolata This Body Made of Stardust, si concentra sul memento mori. Come ha scelto di esplorare questo tema? Perché ha deciso di curare personalmente l’esposizione?

Che cosa possiamo aspettarci dalle nuove opere inedite presenti nella mostra?

Il connubio tra arte e moda

Pur avendo studiato design della moda, perché ha scelto di dedicarsi alla fotografia e alle arti visive come principali mezzi di espressione? Qual è la sua relazione con la moda e con l’arte?

La sua carriera pluridecennale è stata celebrata a livello internazionale. Vi è un elemento costante nei suoi lavori? Da dove attinge ispirazione? Cosa simboleggia per lei il colore?

«Il colore per me è essenziale – rappresenta la vitalità. I miei anni di infanzia trascorsi in Kenya hanno avuto un impatto significativo sul mio lavoro, influenzando in modo particolare l’uso della luce, delle ombre e dei colori, derivanti da quell’ambiente equatoriale dove i colori sono intensamente vividi. Negli ultimi anni, la tendenza nella fotografia professionale occidentale è stata quella di desaturare i colori, ma credo che proprio per questo il mio uso audace del colore risalti ancora di più».

Un approccio artistico multidisciplinare che intreccia pittura, fotografia, collage e video

Nel 2023, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi le ha dedicato una grande mostra. Guardando al suo percorso professionale, si evince una transizione da uno stile realistico e spontaneo a una fotografia più astratta e pittorica, fino a un approccio più installativo che include collage e video immersivi. Come sono avvenute queste evoluzioni nel tempo? Cosa la spinge a innovare continuamente il suo linguaggio artistico?

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«Per me è cruciale rimanere in movimento, esplorare nuove modalità di lavoro e visioni del mondo. La curiosità è il mio motore – mi annoierei a ripetere sempre lo stesso schema. Anche se il mio lavoro può sembrare meno riconoscibile perché è variato nel tempo, durante il mio percorso accademico in fotografia sono stata indirizzata verso un approccio più documentaristico. Tuttavia, la mia esperienza come fotografa di moda mi ha permesso di orchestrare le immagini. Entrambi gli approcci hanno contribuito a definire il mio processo personale. È vero che il mio stile è passato da una forma più grezza e realistica a una più astratta e stilizzata, ma mi piace pensare di poter ancora navigare liberamente tra vari stili, e chissà, magari un giorno tornerò al realismo analogico!».

Identità artistica e riconoscimenti

Si riconosce più come fotografa o come artista visiva? Nel corso della sua carriera, ha ricevuto commenti o riflessioni che l’hanno particolarmente colpita o ispirata?

«Purtroppo ho una memoria che tende a dimenticare i dettagli, quindi non ricordo esattamente, ma ogni tanto qualcuno fa un’osservazione originale o trae una connessione inaspettata, e queste sono le cose che mi entusiasmano di più».

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