A cinquanta anni dal terremoto che sconvolse il Friuli il 6 maggio 1976, la Regione Friuli‑Venezia Giulia ha riportato la tragedia al centro del dibattito pubblico durante il Salone del Libro di Torino, evidenziando perché quel giorno resta decisivo anche oggi per la memoria collettiva e la gestione del rischio sismico. La presentazione ha collegato racconto storico, testimonianze e iniziative culturali che rimodellano l’identità locale e l’approccio alla prevenzione.
Allo stand regionale nel Padiglione Oval, gli autori e giornalisti Toni Capuozzo e Walter Tomada hanno proposto una rilettura del sisma attraverso il loro volume «Una piccola guerra. Il 6 maggio del Friuli e La faglia dentro», mettendo in luce l’impatto umano oltre la cronaca.
Perché l’evento conta adesso
Riflettere sul cinquantesimo anniversario non è solo commemorazione: è un’occasione per valutare quanto le politiche di ricostruzione, la protezione civile e la consapevolezza pubblica siano cambiate — o restino insufficienti — a fronte dei rischi attuali. La discussione al Salone ha puntato su questo nesso tra passato e scelte future.
Capuozzo e Tomada hanno alternato ricostruzione storica e letture personali, evidenziando come il sisma abbia trasformato comunità, paesaggi e prospettive. Non sono mancati riferimenti alle pratiche di resilienza che hanno permesso alle popolazioni di ripartire, spesso in modo imprenditivo ma anche doloroso.
Nuove voci e lingue regionali
Accanto alla presentazione del libro, lo spazio espositivo ha dato risalto al progetto Incastri, promosso dall’Associazione Scrittori FVG con il patrocinio dell’Agenzia Regionale per la Lingua Friulana (ARLeF). L’iniziativa mira a valorizzare narratori emergenti e a preservare la lingua friulana come vettore di memoria culturale.
La coexistence di memoria storica e sperimentazione linguistica ha sottolineato come il racconto del sisma continui a evolvere: non è una sola storia, ma molte storie che si intrecciano e si trasmettono in lingue diverse.
Cosa resta e cosa cambia
Dal dialogo sono emerse alcune implicazioni concrete, rilevanti per chi vive in aree sismiche:
- Memoria attiva: conservare testimonianze per informare politiche di protezione e ricostruzione.
- Formazione e prevenzione: migliorare la consapevolezza pubblica su norme antisismiche e piani di emergenza.
- Valorizzazione territoriale: usare cultura e lingua locale per favorire la coesione e la resilienza sociale.
- Ricerca storica: documentare i processi di ricostruzione per evitare errori del passato.
Gli interventi a Torino hanno voluto evitare la retorica e concentrarsi su dettagli concreti: mappe sociali mutate, politiche abitative e il ruolo dei media nel costruire narrazioni pubbliche. Gli autori hanno ricordato come la paura iniziale abbia lasciato il posto a forme diverse di ricostruzione, spesso guidate dalla solidarietà ma non prive di tensioni.
Per chi segue la gestione del rischio o la storia contemporanea del Nordest, l’incontro al Salone del Libro ha fornito spunti utili per collegare il passato agli scenari attuali, dalla pianificazione urbana alla tutela delle lingue locali. La memoria del 6 maggio resta un banco di prova per misurare quanto le istituzioni e la società civile sappiano trasformare l’esperienza in prevenzione efficace.
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Marcelina è una giornalista curiosa e sensibile, appassionata d’arte e cultura. Analizza le tendenze attuali con parole semplici e accessibili. Il suo stile accogliente e informativo guida i lettori nel mondo affascinante della moda, mettendo in luce le influenze storiche e le creazioni contemporanee.




