Terremoto: 300 scosse, i pompieri svelano l’esperienza nel nuovo libro

Di : Marcelina Vescovi

Condividi con i tuoi amici!

Presentato durante le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del sisma del 1976, il libro “Trecento scosse di terremoto” riporta in prima persona la gestione dei soccorsi e le scelte organizzative messe in campo nelle ore successive al devastante evento. Il volume, firmato dal prefetto Sandro Giomi, torna utile oggi per riflettere su memoria civile e capacità di risposta alle emergenze.

All’incontro hanno preso parte il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, e due figure legate in modo diretto all’esperienza del soccorso: Gioacchino Giomi, figlio dell’autore e capo in quiescenza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, e Luigi Giudice, Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco per il Friuli Venezia Giulia. La presentazione ha messo in luce tanto il racconto personale quanto gli aspetti istituzionali della ricostruzione post‑sisma.

Un diario operativo più che un memoriale

Nel libro non si trova solo cronaca degli eventi: emerge soprattutto la descrizione della macchina dei soccorsi, il funzionamento delle strutture tecniche e decisionali e il ruolo di figure come ispettori, comandanti e commissari straordinari. Giomi, che era al vertice dell’organizzazione dei vigili e ha collaborato con le autorità nazionali, offre una visione interna dei passaggi decisivi di quei giorni.

Questa prospettiva interessa non soltanto gli storici, ma anche i professionisti della protezione civile: molte delle difficoltà e delle soluzioni raccontate restano fonte di insegnamento per le emergenze contemporanee.

Perché il libro conta ancora

L’esperienza del 6 maggio 1976 — nota localmente come Orcolat — rimane un punto di riferimento per il sistema dei soccorsi italiano. Quanto emerge da “Trecento scosse di terremoto” aiuta a comprendere:

  • le dinamiche operative tra enti locali e forze dello Stato;
  • le criticità logistiche affrontate nei primi giorni dopo il sisma;
  • il valore della leadership e della decisione rapida in scenari complessi;
  • l’importanza della memoria collettiva per migliorare la prevenzione e la risposta futura.

Il racconto non è tecnico nella sola accezione burocratica: ritorna spesso l’aspetto umano — la fatica dei soccorritori, la solidarietà tra comunità e la necessità di contemperare intervento immediato e pianificazione a lungo termine.

Spunti pratici per il presente

La pubblicazione, rilanciata nel contesto delle commemorazioni, sottolinea alcune aree su cui ancora oggi vale la pena investire: formazione incrociata tra corpi di soccorso, sistemi di comunicazione resistenti e procedure per la gestione volontaria coordinata. Le parole raccolte nel libro funzionano da promemoria operativo oltre che da documento storico.

Per gli abitanti del Friuli Venezia Giulia la rilettura di quegli eventi è anche occasione di ricostruzione della memoria collettiva: conoscere come si lavorò allora aiuta a interpretare scelte urbanistiche, ricostruzioni e politiche di mitigazione del rischio messe in atto dopo il sisma.

In ultima analisi, “Trecento scosse di terremoto” propone una testimonianza diretta che richiama l’attenzione su due urgenti necessità: conservare la memoria storica e trarne insegnamenti concreti per rendere più resilienti le comunità oggi.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!
Leggi anche  Festa del vinile a Udine fa il pieno: oltre 3.000 presenti

Lascia un commento

Share to...