Il Parlamento ha approvato giovedì un emendamento al cosiddetto decreto Sport che introduce misure immediate per ridurre il rischio di intrappolamento negli impianti di balneazione: la novità interessa migliaia di piscine pubbliche, private e collettive proprio nel pieno della stagione estiva. La questione resta però aperta sul piano normativo: il provvedimento è stato accolto anche dall’opposizione, ma molti lo giudicano insufficiente e generico rispetto all’urgenza dei fatti.
Che cosa cambia da agosto
Dal 1° agosto il testo stabilisce che il sistema di ricircolo delle piscine non può generare zone di aspirazione pericolose che potrebbero trattenere il corpo di chi è in acqua. La norma vale per strutture pubbliche, private e collettive — quindi anche hotel, campeggi e residence — e prevede la possibilità di accedere a un fondo da 4,7 milioni per il 2026 destinato agli adeguamenti tecnici.
Le piscine che non si adegueranno potranno essere sospese o chiuse, secondo quanto previsto dall’emendamento. Restano però dubbi pratici: non esiste un censimento preciso degli impianti che necessitano interventi, quindi non è chiaro se le risorse stanziate saranno sufficienti.
Dati e distribuzione degli incidenti
| Tipologia impianto | Incidenti registrati (dal 2022) |
|---|---|
| Strutture turistiche | 16 |
| Impianti pubblici | 9 |
| Piscine private | 8 |
| Parchi acquatici | 3 |
| Piscine condominiali | 1 |
| Totale segnalato | 75 decessi (dal 2022) |
| Di questi | 37 avvenuti tra il 2024 e il 2025 |
- Chi è interessato: piscine pubbliche, private e collettive (hotel, campeggi, residence).
- Entrata in vigore della nuova prescrizione: 1° agosto.
- Risorse disponibili: fondo di 4,7 milioni di euro per il 2026 per gli adeguamenti.
- Conseguenze in caso di inadempienza: sospensione o chiusura dell’impianto.
- Prossimi passi: in aula dovrebbe iniziare a breve la discussione di un disegno di legge più organico sul tema.
Perché accade l’intrappolamento
Il fenomeno è dovuto alla fisica della circolazione dell’acqua: la pompa crea una differenza di pressione attorno alla presa sommersa. Se la griglia o l’apertura vengono parzialmente o totalmente ostruite, si genera un effetto di risucchio che può comportare il blocco del corpo, dei capelli o di indumenti contro il bocchettone.
In queste condizioni la forza di trattenuta può superare la capacità di reazione del soggetto, un rischio che aumenta per i bambini o per chi è già in difficoltà in acqua. Il pericolo riguarda non solo il corpo, ma anche arti, capelli o accessori che possono rimanere incastrati nei sistemi di aspirazione.
Incidenti recenti
Negli ultimi anni si sono verificati diversi casi tragici che hanno riportato l’attenzione pubblica sul tema: tra agosto 2023 e la primavera 2025 ci sono stati morti in piscine termali, in vasche idromassaggio di hotel e in altre strutture ricettive. Nomi e date sono stati indicati dalle autorità sanitarie locali e dalle associazioni di settore.
Alcuni casi hanno avuto ampia risonanza nazionale: vittime molto giovani, spesso minorenni, che hanno perso la vita dopo essere state trattenute da bocchettoni o prese di aspirazione. Questi episodi hanno accelerato l’esame delle norme e la richiesta di interventi immediati.
Quadro normativo e critiche al ddl
Esistono già direttive europee e normative italiane che regolano la sicurezza degli impianti, ma gli standard non sono uniformi: le regole sono più stringenti per alcune tipologie di piscine e più permissive per altre, come alcune terme o piscine private che tecnicamente funzionano come tali ma sono escluse da alcuni obblighi.
Per uniformare le regole, il Consiglio dei ministri aveva approvato nel luglio 2025 un disegno di legge che distingue tra impianti pubblici, collettivi e domestici e prevede interventi di messa in sicurezza specifici per ciascuna categoria. Il testo è rimasto a lungo in commissione a causa di forti critiche.
Le principali obiezioni riguardano:
- l’esclusione dall’applicazione retroattiva dei requisiti per molte strutture esistenti, che creerebbe standard diversi tra impianti vecchi e nuovi;
- l’esenzione prevista per piscine gestite da associazioni e società sportive, realtà rilevanti sul territorio;
- la sostenibilità economica degli adeguamenti, ritenuta da più parti onerosa per i gestori.
La Conferenza delle Regioni ha espresso parere negativo sul ddl per questi motivi, citando il rischio di disomogeneità nella tutela. Di fatto, il nuovo emendamento al decreto Sport rappresenta una prima risposta rapida ma non sostituisce la necessità di una norma organica e applicabile su scala nazionale.
Per chi frequenta piscine: il consiglio rimane la prudenza e la verifica delle condizioni degli impianti; per i gestori, l’urgenza di verificare gli impianti di ricircolo e le protezioni delle prese di aspirazione. Nei prossimi giorni la discussione parlamentare sul ddl determinerà se saranno introdotti criteri più stringenti e risorse aggiuntive per implementare controlli e adeguamenti su tutto il territorio nazionale.
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