La Plješevica, montagna situata sopra Bihać, una piccola città della Bosnia Erzegovina al confine con la Croazia, è un punto cruciale della cosiddetta rotta balcanica occidentale. Haris Hadžihajdarević lavora come esperto legale per il parco nazionale della Una (in bosniaco Nacionalni park Una).
In questa riserva naturale, poco distante da Bihać, Haris e il suo team utilizzano fototrappole camuffate tra gli alberi di betulla e faggio per studiare la fauna locale. Questi boschi, nonostante il clima cambiante, offrono uno spettacolo autunnale paragonabile a quello delle regioni più note per le passeggiate tra le foglie colorate. Il parco si estende per circa 20.000 ettari lungo i corsi superiori dei fiumi Una e Unac, al confine con la Croazia, e vanta alberi millenari e aria pura e umida all’ingresso dei sentieri.
Foto credit: Haris Hadžihajdarević
Nella riserva si possono osservare orsi bruni di grande taglia e le ultime linci europee reintrodotti nel 1973 dopo un rischio di estinzione. Attualmente, ci sono otto linci in quest’area. Durante l’inverno, queste linci si muovono agilmente sulla neve, come mostrato nei video di Haris che documentano anche momenti di tregua tra predatori e prede ai punti d’acqua naturali. Un giovane orso, ripreso dalle fototrappole (più di 20 sparse per il territorio), gioca con un ramo per ore prima di tuffarsi in una pozzanghera, ricordando l’orso Baloo del Libro della giungla.
La Plješevica, pur non essendo una giungla, trasmette l’essenza di un luogo selvaggio e inaccessibile, dove il tempo sembra rallentare mentre si percorrono i sentieri rocciosi coperti di foglie. Grazie al lavoro di Ipsia, un’ONG attiva in Bosnia Erzegovina nell’accoglienza di migranti, specialmente minori non accompagnati, alcuni percorsi sono stati mappati e segnalati per aumentare la sicurezza di chi attraversa queste aree boschive. La convivenza con la natura, comprendendo anche gli sciacalli e i cinghiali che si muovono tra i boschi, è vista come un patrimonio da preservare.
Durante la guerra civile del 1992-1995, i crinali della Plješevica furono teatro di violenti scontri. Ancora oggi, restano tracce di quel periodo, come proiettili incastonati nelle cortecce e mine inesplose. Nonostante ciò, gli orsi della regione, indifferenti ai conflitti umani, si preparano al letargo nelle caverne della montagna, in un processo naturale che precede il risveglio primaverile.
Haris ha in mente di trasformare i casotti di Duga Luka in postazioni per l’osservazione degli orsi, sfruttando strutture esistenti per permettere sia la caccia regolamentata che lo studio degli animali. Nel frattempo, la vita selvaggia della Plješevica continua indisturbata, con l’ecosistema che si rigenera costantemente, offrendo uno spettacolo naturale di rara bellezza.
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