Mirafiori, tre giorni di fermo alla ripresa post-ferie

Di : Teodoro Montani

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Tre giorni di fermo produttivo allo stabilimento di Mirafiori: la direzione di Stellantis ha annunciato lo stop della Carrozzeria dal 2 al 4 settembre per problemi legati alla fornitura di motori. La sospensione riapre il dibattito sulla tenuta dell’impianto torinese e sulle prospettive dell’intero sistema automotive piemontese.

Il blocco e le ragioni aziendali

Dopo quattro settimane di ferie forzate, la ripresa delle attività a Mirafiori è durata appena una settimana: la produzione è nuovamente ridotta per carenza di componentistica. Secondo i sindacati la causa principale è la mancanza di propulsori, una criticità che si somma a ordini sotto le attese sul mercato.

Linea produttiva vuota e operai assenti nello stabilimento
La ripresa dopo le ferie è durata una settimana prima del nuovo fermo.

La sospensione interessa in particolare la linea dedicata alla nuova **500 ibrida**; altri reparti e piazzali rimarranno operativi. L’azienda non ha fornito un calendario di riorganizzazione più ampio, alimentando incertezza tra i lavoratori.

Le richieste dei sindacati

I rappresentanti del lavoro definiscono la situazione “allarmante” e chiedono interventi rapidi per garantire continuità produttiva e occupazionale. Fiom, Fim e Uilm insistono su due priorità: portare a Mirafiori un **nuovo modello** da avviare subito e stanziamenti per una nuova linea produttiva futura.

Rappresentanti sindacali in assemblea davanti allo stabilimento
I sindacati chiedono un nuovo modello e investimenti per la stabilità.

Per la Fiom di Torino il quadro era già chiaro prima delle ferie: recuperare volumi senza decisioni industriali concrete è difficile. Per Uilm la preoccupazione principale non è ancora la cassa integrazione, ma la mancanza di prospettive e di stabilità che i lavoratori chiedono da tempo.

  • Cessazioni temporanee: stop 2-4 settembre, mirato alla linea 500.
  • Richieste sindacali: nuovo modello in produzione immediata e investimento per una nuova linea.
  • Impatto: rischio di ore ridotte, ripercussioni sull’indotto e difficoltà a pianificare il reale rilancio produttivo.
  • Richieste istituzionali: intervento di Regione e Governo per ottenere garanzie e investimenti.

Reazioni politiche e istituzionali

La notizia ha raccolto dure prese di posizione dalla politica locale: dal centrosinistra al centrodestra parlamentare, tutti chiedono certezze sugli investimenti e piani concreti per Mirafiori. Per esponenti regionali e locali la questione non è più solo aziendale ma strategica per l’economia torinese.

Da parte di chi governa la Regione si invocano risposte vincolanti da parte di Stellantis, mentre alcuni gruppi parlamentari evidenziano il paradosso di una domanda di vetture ibride che avrebbe superato le previsioni ma che si scontra con la carenza di componenti essenziali.

Più interventi politici sottolineano come la ripetizione di fermi e la mancanza di un piano industriale a medio termine mettano a rischio la filiera: non soltanto i dipendenti diretti, ma centinaia di fornitori e posti di lavoro collegati.

Prospettive e prossimi passi

I sindacati chiedono un tavolo urgente con l’azienda e le istituzioni per definire tempistiche, nuove produzioni e investimenti. Sullo sfondo resta l’esigenza di un “modello ponte” in grado di offrire stabilità fino all’arrivo di soluzioni industriali definitive.

Per il territorio la posta in gioco è alta: Mirafiori non è soltanto uno stabilimento, ma un nodo produttivo centrale per il Piemonte. Senza risposte rapide il rischio è un progressivo ridimensionamento dell’intero comparto.

Nei prossimi giorni occhi puntati su eventuali incontri ufficiali tra direzione, sindacati e istituzioni. Per i lavoratori e per l’indotto la priorità rimane una sola: avere garanzie concrete sul piano produttivo e sulla stabilità occupazionale.

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