Nathalie Djurberg e Hans Berg a Milano: Gió Marconi, fiori giganti, sculture e stop-motion

Di : Marcelina Vescovi

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Non vorrete perdervela: Nathalie Djurberg & Hans Berg tornano a Milano con una nuova immersione nell’immaginario tra umorismo, desiderio e stranezze affettive. La loro quinta mostra alla galleria Gió Marconi, aperta fino al 19 dicembre, trasforma corridoi e sale in un teatro di sculture sovradimensionate e animazioni che sembrano sussurrare — e talvolta deridere — ciò che desideriamo davvero.

È uno spettacolo che gioca con la seduzione del visibile e dell’udibile: corpi ingranditi, fiori fuori scala e colonne sonore che non si limitano a accompagnare, ma costruiscono mondi.

Un ritorno milanese dal titolo suggestivo

La mostra si intitola Song of the Sirens, dal nome di una delle opere esposte, e il titolo funge da lente interpretativa. La coppia mette in scena il desiderio come qualcosa che attira e promette, pur non coincidere necessariamente con la realtà dell’oggetto desiderato. Questo smarrimento è al centro della mostra, visitabile alla Gió Marconi fino al 19 dicembre 2026.

Gli elementi che compongono l’installazione

Lo spazio espositivo è immerso in una luce bassissima: ciò mette in risalto le animazioni stop-motion e le sculture che le accompagnano. Alcuni aspetti salienti dell’allestimento:

Proiezione stop-motion su parete in galleria in penombra
Le animazioni stop-motion sono proiettate in luce bassa per esaltare il movimento dei fotogrammi.

  • animazioni in stop-motion proiettate in penombra;
  • sculture di parti del corpo sovradimensionate (naso, orecchio, glutei) realizzate in argilla ma dal peso visivo marmoreo;
  • un tappeto di fiori monumentali che ricopre pavimenti e pareti, alterando la percezione dello spazio;
  • una colonna sonora che non è semplice accompagnamento ma parte integrante della narrazione.

Questi elementi, solenni e al tempo stesso grotteschi, costruiscono un clima dove il comico convive con l’ambiguo e il perturbante.

L’incontro che ha dato il via a un dialogo creativo

Nathalie Djurberg e Hans Berg si sono conosciuti attraverso amici comuni nel 2003 e hanno avviato la loro collaborazione professionale l’anno seguente. Da allora il duo si è affermato come una delle presenze più originali dell’arte contemporanea, sviluppando un linguaggio condiviso che mescola scultura, animazione e suono.

La collaborazione: un flusso continuo

Un’analogia fluviale

I due descrivono la loro collaborazione come un viaggio fatto di momenti fluidi e altri più accidentati. Per Nathalie è “meraviglioso e irritante”: la coppia galleggia spesso in un flusso creativo che può improvvisamente incontrare ostacoli, ma è proprio questo alternarsi a generare nuove direzioni. Hans sintetizza così il rapporto: la collaborazione è il letto del fiume che sostiene e orienta il percorso artistico.

Come si costruisce un’opera: materia, musica, movimento

Mani di artista modellano sculture in argilla in uno studio
Il processo di modellazione in argilla: la materia prende forma nel laboratorio degli artisti.

Ordine di apparizione e sinergia

Spesso nascono prima gli elementi fisici — le sculture o le animazioni — ma la musica è altrettanto centrale. Hans sottolinea la natura effimera del suono: la musica esiste solo nel preciso istante in cui la udiamo, e questa qualità dialoga con la fugacità dell’immagine animata. Il lavoro è costante scambio: anche quando l’aspetto materiale precede, la conversazione tra i due non si interrompe mai.

Il processo creativo dell’animazione

Nathalie evita lo storyboard: preferisce scoprire l’opera durante il fare, fotogramma dopo fotogramma. Non si tratta di pigrizia fine a se stessa, ma di un metodo esperienziale: l’arte come atto di scoperta, non come mappa prestabilita. Hans fa un parallelo con il suo lavoro musicale, che definisce “scolpire con i suoni”, creando atmosfere ibride che stanno a metà tra musica tradizionale e sound art.

Sorgenti d’ispirazione e materiali dell’immaginario

Le fonti di ispirazione sono trasversali: dettagli banali, errori, piccoli affetti, mostruosità nascoste sotto la superficie delle cose. Per loro l’arte è lo strumento che traduce l’esperienza personale in immagini e suoni, un modo per dare senso al caos quotidiano.

Temi ricorrenti: il cuore della ricerca

Al centro dell’opera del duo c’è l’esplorazione della condizione umana: potere, desiderio, sessualità, religione e dipendenze si ripetono come motivi che cercano di spiegare perché soffriamo, perché desideriamo, perché ci autoinganniamo. Nathalie parla di questa pratica come di una continua scoperta di sé: spesso pensa di raccontare il mondo e scopre invece di stare osservando il proprio riflesso.

Il ruolo dell’umorismo

Nonostante la densità dei temi, molte animazioni risultano tenere e divertenti. L’umorismo nasce in modo spontaneo per Nathalie: non è un obiettivo da costruire a tavolino ma una conseguenza naturale del mezzo. C’è piacere nel vedere una grande ambizione tradursi in un risultato modesto e perfino ridicolo — e ridere di questa caduta è parte integrante dell’esperienza estetica.

La parola come materiale artistico

Uso libero del linguaggio

Nathalie dichiara di amare la parola scritta ma di non sentirsi vincolata da regole formali: essendo dislessica, la usa in modo libero e pragmatico, come un suono o una texture. Hans applica lo stesso principio ai suoni: la tecnica non è fine a sé stessa, conta l’effetto emotivo che quel suono provoca nello spettatore. La “imperfezione” diventa quindi uno strumento espressivo valido quanto la maestria tecnica.

Allestire per lasciare spazio allo spettatore

Per la coppia l’installazione è narrazione totale: ogni mostra è pensata come un viaggio che il pubblico costruisce muovendosi negli spazi. Dopo averla montata, la mostra non appartiene più agli artisti ma a chi la visita, che è libero di creare storie personali dentro l’universo proposto.

Song of the Sirens: significato e forma

Il titolo della mostra sintetizza l’idea che il richiamo del desiderio è più potente della sua realtà: ciò che seduce non è necessariamente autentico, e la ricerca può portare a smarrirsi. Sul piano formale l’opera gioca con la scala, l’ibridazione dei materiali e la convivenza di immagini e suoni per creare un’esperienza avvolgente e contraddittoria.

Dove e quando vederla

Song of the Sirens è in mostra alla galleria Gió Marconi, Milano, dal 1° ottobre al 19 dicembre 2026. L’allestimento — documentato in varie immagini dell’installazione — è stato fotografato da Fabio Mantegna per la documentazione della mostra.

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