Procura operativa entro fine anno: la cittadella della giustizia accelera

Di : Marcelina Vescovi

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Scoperte archeologiche nel cuore di Udine non hanno fermato il cantiere: la nuova sede della Procura nell’ex Stringher resta prevista per il completamento entro il 2026, rispettando il cronoprogramma. L’episodio mostra come possa procedere in parallelo la tutela del patrimonio e la realizzazione di opere pubbliche essenziali.

Alla fine di gennaio, lavori di scavo nella corte centrale dell’edificio hanno riportato alla luce tracce dell’antico Collegio dei Barnabiti e porzioni di una fortificazione medievale. Gli interventi degli archeologi, concentrati su un’area limitata, hanno obbligato a una breve sospensione delle attività, ma non hanno richiesto modifiche sostanziali al progetto.

Secondo gli uffici comunali di Palazzo D’Aronco, il ritardo è rimasto contenuto a circa tre mesi: una volta ottenuto il nulla osta della Soprintendenza, il cantiere è ripreso regolarmente. Per la Cittadella della Giustizia — per la quale sono stati stanziati quasi 13 milioni di euro, in prevalenza fondi ministeriali — il cronoprogramma principale resta valido.

Che cosa è emerso e quali conseguenze ha avuto

Le indagini preventive di natura archeologica hanno permesso di individuare alcuni resti organici riferibili a una palificata lignea difensiva e porzioni riconducibili all’antico complesso religioso. Gli scavi di verifica hanno occupato un’area di circa 36 metri quadrati.

Resti di una fortificazione medievale e frammenti di pietra rinvenuti durante gli scavi
I resti medievali rinvenuti nel cantiere della Procura: la Soprintendenza ha autorizzato la prosecuzione dei lavori

  • Area di scavo: ~36 m²
  • Elementi rilevati: resti del Collegio dei Barnabiti e tracce di una fortificazione medievale
  • Impatto sui lavori: slittamento stimato in 3 mesi
  • Esito amministrativo: nulla osta della Soprintendenza senza variazioni progettuali
  • Risorse stanziate per la Cittadella della Giustizia: quasi €13 milioni (per lo più ministeriali)

Inizialmente si temeva anche il trasferimento della centrale termica di un ventina di metri a causa dei resti ritrovati; l’analisi tecnica ha infine escluso la necessità di spostamenti, permettendo la ripresa dei lavori sul tracciato previsto.

Impatto sulla città e prossimi passaggi

Per i residenti e per l’amministrazione la notizia è rilevante: l’opera è strategica per il sistema giudiziario cittadino e la sua regolare esecuzione evita costi aggiuntivi e ulteriori tempi di attesa. Sul fronte urbano, il cantiere di via Crispi dovrebbe consentire la rimozione delle impalcature già questo autunno, mentre i lavori nella contigua piazza Garibaldi sono in fase conclusiva e si prevede termineranno nelle prossime settimane.

Il caso rappresenta anche un esempio pratico di coordinamento tra soprintendenze, archeologi e imprese edili: un equilibrio che, se mantenuto, consente sia la conservazione dei ritrovamenti sia la realizzazione di infrastrutture pubbliche. Per i cittadini significa meno disagi e la prospettiva di strutture giudiziarie rinnovate senza sacrificare il patrimonio storico.

Resta ora da monitorare il rispetto delle ulteriori scadenze amministrative e la gestione dei materiali archeologici rinvenuti, che dovranno essere valutati e conservati secondo le procedure previste. Sul piano operativo, il cantiere procederà nelle prossime settimane con le fasi di completamento previste dal progetto originario.

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