Riesumazione chiesta dopo 31 anni: Francesco Miccoli vuole chiarire la morte per leucemia del figlio

Di : Lorenzo Dalmoro

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Pesaro, 26 marzo 2026 — A trentuno anni dalla scomparsa del figlio, Francesco Miccoli continua a chiedere chiarimenti che finora non ha ottenuto. L’udienza fissata per il 30 giugno sul possibile trasferimento della salma potrebbe essere decisiva per stabilire se ci siano responsabilità mediche o tracce di sostanze tossiche.

Ieri il 72enne è arrivato in tribunale dopo un viaggio lungo e solitario da Taranto: ha atteso l’apertura di un bar alle prime ore del mattino, si è seduto su una panchina davanti all’ingresso e ha consegnato ai magistrati la documentazione che ritiene cruciale per riaprire il caso.

La vicenda clinica e il sospetto della famiglia

Lorenzo Miccoli, all’epoca ventenne e in servizio militare al 28° Pavia, morì il 2 marzo 1995 nel reparto di Ematologia dell’ospedale di Pesaro, diretto allora dal professor Guido Lucarelli. Il certificato di morte riportò come causa una leucemia acuta linfoblastica, ma il padre ha sempre sostenuto che qualcosa non quadrava.

Francesco parla di un rapido deterioramento del fegato dopo un’iniezione e avanza l’ipotesi, mai definitivamente esclusa dalle indagini della famiglia, di un’infezione legata a una flebo, di un avvelenamento o comunque di una colpa medica non riconosciuta. Per cercare tracce di possibili tossine ha incaricato una genetista milanese, che lavorerà su campioni come i capelli.

Una battaglia giudiziaria lunga tre decenni

Negli anni la famiglia ha presentato più istanze e perizie. Una prima consulenza del 1997 non evidenziò responsabilità, altre richieste di approfondimento furono respinte nel 2004 e nel 2015.

Più recentemente la Procura di Pesaro ha riaperto il fascicolo con l’ipotesi di omicidio su sollecitazione della difesa; tuttavia il pubblico ministero, Marino Cerioni, ha poi avanzato domanda di archiviazione. Toccherà al gip, Elena Paci, decidere se autorizzare ulteriori accertamenti e l’eventuale riesumazione.

  • 2 marzo 1995: decesso di Lorenzo Miccoli, 20 anni.
  • 1997: prima perizia medico-legale senza riscontri di colpa.
  • 1997-1998: nel reparto si manifesta in seguito un’epidemia di epatite che causerà nove vittime; il caso è collegato allo stesso reparto ma avviene dopo la morte di Lorenzo.
  • 2004 e 2015: nuove richieste di approfondimento respinte o giudicate poco utili per gli accertamenti tossicologici.
  • Oggi: udienza fissata per il 30 giugno sul via libera alla riesumazione.

Elemento Data Rilevanza
Morte di Lorenzo 2 marzo 1995 Origine del contenzioso familiare e medico-legale
Prima perizia 1997 Nessuna responsabilità riscontrata
Epidemia di epatite nel reparto 1997-1998 Porta alla luce criticità nel reparto di Ematologia
Udienza per riesumazione 30 giugno 2026 Deciderà se procedere a nuovi accertamenti

Per il signor Miccoli la riesumazione rappresenta la speranza di un esame tossicologico più approfondito: secondo la genetista incaricata, analisi sui capelli potrebbero rivelare tracce di sostanze non individuate in precedenza.

La vicenda ha avuto ricadute anche sul piano economico e personale. Il padre racconta anni di spese legali, consulenze e trasferte — un percorso che gli ha causato debiti rilevanti — e il rammarico per non aver ottenuto risarcimenti analoghi a quelli concessi ad altre famiglie coinvolte nei casi di epatite legati allo stesso reparto.

Perché la decisione del gip conta

Se autorizzata, la riesumazione potrebbe fornire elementi nuovi o confermare le conclusioni già emerse: in entrambi i casi avrà conseguenze pratiche per la famiglia e potenzialmente per la posizione di chi era responsabile del reparto all’epoca dei fatti.

Il 30 giugno dunque non è solo una data processuale: è la possibile occasione per chiarire un pezzo di storia clinica e giudiziaria che resta irrisolto dopo tre decenni. Chi segue il caso attende risposte concrete, tra speranza e cautela.

Accanto a Francesco, un amico di lunga data continua a sostenerlo nelle trasferte e nelle iniziative di sensibilizzazione: una testimonianza che sottolinea quanto la vicenda abbia cambiato la vita della famiglia.

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