A Bologna il tribunale ha concesso una proroga di sei settimane per l’incidente probatorio relativo all’esplosione nello stabilimento Toyota del Bargellino: il nuovo termine per la consegna della superperizia è il 15 maggio e l’audizione dei consulenti è stata rinviata al 23 giugno. La decisione, motivata dalla complessità tecnica degli accertamenti e dall’ampio materiale da esaminare, ha ripercussioni su tempi processuali e sull’esame delle responsabilità tecniche.
Perché la proroga è rilevante
La richiesta di tempo supplementare arriva dai periti incaricati: dopo mesi di analisi sul luogo e sui componenti dell’impianto, hanno segnalato la necessità di approfondire aspetti che richiedono studi specialistici e verifica di una mole elevata di documenti. Il prolungamento non è solo una questione di calendario: condiziona la definizione delle cause e, di conseguenza, le possibili contestazioni penali e le prescrizioni di sicurezza per impianti simili.
La vicenda ha effetti concreti per le famiglie delle vittime, per i lavoratori e per le future ispezioni aziendali: un esame più approfondito potrebbe chiarire se problemi progettuali, manutentivi o operativi abbiano contribuito al disastro.
Cosa devono chiarire i periti
Il giudice ha affidato ai consulenti un pacchetto di quesiti molto esteso. Tra gli elementi al centro dell’istruttoria emergono, in particolare, l’impatto dell’evento meteorologico precedente e il significato di un allarme scattato circa un’ora prima dell’incidente.
- Verificare la corrispondenza tra il progetto originario e lo stato reale del serbatoio al momento dell’esplosione.
- Valutare l’adeguatezza dei dispositivi di sicurezza installati e delle procedure di manutenzione.
- Accertare se l’alluvione del 19 ottobre 2024 abbia compromesso componenti o interventi di ripristino, con particolare attenzione alla ri-alimentazione delle termoresistenze.
- Comprendere il motivo dell’allarme registrato alle 16:07, un’ora e tredici minuti prima dell’esplosione, e se il sistema di telecontrollo Bms coinvolgesse la partizione del serbatoio-termico.
Il contesto tecnico
Originariamente l’incidente probatorio era previsto per un periodo di sei mesi, con avvio il 1° ottobre e chiusura il 1° aprile; l’esame dei periti era programmato per il 27 aprile. La proroga cambia questa scansione temporale, ma è stata accolta dal gip con la motivazione della complessità tecnica degli accertamenti e della necessità di analizzare numerosi atti e rilievi.
Tra le questioni da esaminare c’è anche il funzionamento complessivo del sistema di regolazione remota e il suo possibile ruolo nella sequenza degli eventi che hanno portato alla detonazione.
Chi sono gli esperti incaricati
Al compito sono stati chiamati tre consulenti del Politecnico di Torino: il professor Vittorio Verda (Fisica tecnica industriale), la professoressa Micaela Demichela (Teoria dello sviluppo dei processi chimici) e l’ingegnere Gianfranco Camuncoli (specialista in sicurezza e analisi dei rischi). Anche le parti coinvolte hanno nominato propri consulenti per seguire gli accertamenti.
Le vittime e gli indagati
La deflagrazione avvenuta il 23 ottobre 2024 alle 17:20 nella centrale termo-frigorifera dello stabilimento causò la morte di Fabio Tosi, 34 anni, e di Lorenzo Cubello, 37 anni; altre undici persone rimasero ferite.
Sono dodici le persone indagate: tra loro figurano l’attuale amministratore delegato, Michele Candiani, i suoi predecessori Giorgio Polonio e Ambrogio Bollini, oltre a professionisti che si occuparono progettazione, installazione (nel 2017) e manutenzione della centrale che serviva la palazzina uffici e il magazzino logistico dove lavoravano le vittime. Le contestazioni comprendono, tra l’altro, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose gravissime.
Che cosa può determinare l’esito della perizia
L’esito della superperizia potrà incidere su più livelli: definire responsabilità tecniche e gestionali, orientare eventuali azioni civili da parte delle famiglie, e influenzare le future normative e prassi di sicurezza per impianti industriali analoghi.
Pur rallentando il percorso processuale, una verifica più estesa può contribuire a ricostruire con precisione la sequenza dei fatti e a valutare se l’incidente fosse evitabile con interventi diversi o controlli più rigorosi.
Il prossimo appuntamento resta l’udienza del 23 giugno, quando i periti riferiranno sulle analisi raccolte e sulle conclusioni preliminari: da quel momento si avrà una fotografia tecnica più chiara della vicenda.
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