L’Italia ha ottenuto una proroga per lasciare all’estero le scorie nucleari: i rifiuti delle ex centrali resteranno nei depositi francesi fino al 2040, una dilazione che cambia tempistiche e costi per lo Stato. La conferma è arrivata da Sogin, mentre la costruzione del previsto deposito nazionale resta in forte ritardo, mettendo in discussione i piani per un ritorno controllato al nucleare.
Dettagli dell’intesa e motivo del rinvio
Sogin ha spiegato che il nuovo accordo con la Francia evita sanzioni contrattuali e sposta il termine entro il quale le scorie devono rientrare in Italia, superando il precedente limite del 2025. La decisione è legata all’impossibilità di mettere in servizio il deposito nazionale nei tempi inizialmente previsti.
Il problema non è solo logistico: senza un sito nazionale pronto, ogni progetto di nuova produzione nucleare parte con una lacuna fondamentale nella gestione dei rifiuti.
Cosa c’è nei depositi e dove si trova
Gran parte del combustibile esaurito è già all’estero: circa il 99% del materiale proveniente dalle quattro ex centrali è stato trasferito, per un totale superiore alle 1.800 tonnellate; in Italia rimangono poche decine di tonnellate. Parallelamente, sul territorio si accumulano rifiuti radioattivi di diversa natura, prodotti da smantellamento ma anche da ospedali, laboratori e attività industriali.
- 33.766 metri cubi — volume totale di rifiuti radioattivi in Italia al 31 dicembre 2024 (dato ISIN), in crescita del 3% rispetto all’anno precedente.
- Depositi temporanei: circa 30 siti distribuiti in otto regioni, con il Lazio in testa (12.224 m³).
- Siti principali gestiti da Sogin: le quattro ex centrali (Trino, Caorso, Latina, Sessa Aurunca) e impianti per il ciclo del combustibile come EUREX, ITREC e il deposito Avogadro di Saluggia.
- Trasferimenti storici: spedizioni verso Regno Unito, Belgio e soprattutto Francia (La Hague), con i trasferimenti più significativi avvenuti tra il 2007 e il 2010.
Perché il deposito nazionale è il nodo centrale
La legge del 2010 prevede la realizzazione di un sito centrale con criteri di sicurezza comparabili agli impianti esteri; la selezione dell’area però si è arenata tra mappe, opposizioni locali e ricorsi. Sogin ha individuato più volte liste di aree potenzialmente idonee — l’ultima ne segnala 51 in sei regioni — ma il consenso territoriale non è arrivato.
Il ministro competente ha ipotizzato una scelta del sito entro il 2029 e la conclusione dei lavori entro il 2039, ma si tratta di una stima condizionata da molte variabili. Nel frattempo, Sogin continuerà a rafforzare i depositi locali e a intervenire sui siti esistenti per mantenere la sicurezza del confinamento.
Costi e conseguenze per il rilancio del nucleare
Mantenere scorie e materiali all’estero non è neutrale sul piano economico: molti accordi sono coperti da clausole di riservatezza, ma analisi sindacali e di settore segnalano spese rilevanti nel corso degli anni. Un report della CGIL ha stimato che tra il 2001 e il 2019 sono stati spesi circa 1,8 miliardi per la manutenzione dei depositi temporanei e 1,2 miliardi per il trattamento del combustibile in impianti stranieri.
La volontà governativa di riprendere il percorso verso l’energia nucleare, con attenzione agli SMR (reattori modulari di piccola taglia), si scontra con una domanda pratica: dove andranno i rifiuti dei nuovi impianti se non è risolto il dossier dei rifiuti esistenti? Le norme europee richiedono piani concreti per la gestione del combustibile esausto e dei rifiuti, dunque l’assenza di un deposito nazionale operativo può diventare un freno politico e normativo.
Cosa seguire nei prossimi mesi
Le tappe chiave da monitorare sono poche ma decisive: l’avanzamento delle procedure per la scelta del sito, eventuali ricorsi o opposizioni territoriali, e i negoziati tecnici e finanziari con la Francia per l’eventuale protrarsi dello stoccaggio estero.
Se la scadenza 2040 verrà confermata, l’Italia avrà ancora tempo per costruire infrastrutture adeguate, ma la finestra è stretta e i costi aumenteranno se il quadro politico e sociale non trova rapidamente una soluzione condivisa.
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