Scudo penale forze dell’ordine: come cambiano responsabilità e tutele oggi

Di : Lorenzo Dalmoro

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Il decreto legge varato dal governo è entrato in vigore mercoledì, ma non contiene lo “scudo” per le forze dell’ordine che alcuni avevano annunciato: introduce invece nuovi filtri procedurali sulla fase delle indagini preliminari, misure che riguarderanno tutti i cittadini e non soltanto gli agenti. La modifica punta a ridurre l’iscrizione immediata come indagati quando il fatto appare coperto da una giustificazione, ma rischia di avere effetti limitati nella pratica.

La questione conta oggi perché tocca direttamente il rapporto tra sicurezza pubblica e responsabilità degli operatori delle forze dell’ordine: cambia il modo in cui vengono annotate le segnalazioni di reato e potrebbe influire sui tempi e sulle modalità delle indagini in casi sensibili.

Qual è il cambiamento principale

Il cuore della novità riguarda la tenuta dei registri in cui il pubblico ministero annota le notizie di reato. Fino a oggi, quando emergono indizi a carico di una persona il suo nome finisce nel registro delle notizie di reato come indagato; con il nuovo decreto, se «appare evidente» che il fatto è coperto da una giustificazione, la persona sarà segnata in un registro alternativo, la annotazione preliminare.

La norma non cancella le tutele già previste dal codice penale, ma sposta parte della valutazione iniziale prima di attribuire lo status di indagato. Secondo il governo si tratta di un meccanismo di filtro per evitare iscrizioni premature.

Le cause che possono escludere la punibilità

  • Legittima difesa: la reazione per proteggere sé o altri da un pericolo immediato.
  • Uso legittimo delle armi: impiego delle armi previsto o consentito in determinate circostanze.
  • Stato di necessità: scelta per evitare un danno più grave.
  • Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere imposto dalla norma o da un ordine legittimo dell’autorità pubblica.

Queste sono già previste dal codice penale; il punto controverso è che nella maggior parte dei casi la loro esistenza viene accertata solo in un secondo momento, durante le indagini o in sede processuale.

Procedura, tempi e possibili scenari

Il decreto stabilisce tempi specifici per l’azione del pubblico ministero dopo l’iscrizione in annotazione:

  • Se il pm non ritiene necessari approfondimenti, deve richiedere l’archiviazione entro 30 giorni.
  • Se sono necessari accertamenti, il pm dispone fino a 120 giorni per svolgerli o per chiedere perizie.
  • Se in quel periodo emergono elementi sufficienti per procedere, la persona viene trasferita nel registro delle notizie di reato come indagato; in caso contrario il pm ha altri 30 giorni per chiedere l’archiviazione.

Se il pm decide di avviare verifiche più approfondite (ad esempio tramite incidente probatorio), l’iscrizione come indagato diventa necessaria.

Perché il provvedimento è stato attenuato

La proposta originaria aveva suscitato forti critiche e timori di una tutela eccessiva per gli operatori di polizia. Anche il Presidente della Repubblica aveva manifestato perplessità sui testi iniziali, richiamando alla cautela nel predisporre norme che possano creare regole ad hoc per le forze dell’ordine.

La Ragioneria generale dello Stato ha impiegato più tempo del consueto per l’esame del decreto (circa venti giorni), segnale – secondo chi segue la procedura – di dubbi sulla copertura o sull’impatto della norma. Nel frattempo il ministro della Giustizia aveva più volte sottolineato che non si sarebbe trattato di un vero e proprio scudo penale.

Un caso che ha riacceso il dibattito

Negli ultimi giorni il tema è tornato al centro del dibattito pubblico per il caso del poliziotto indagato a Rogoredo dopo aver sparato a un uomo: inizialmente la difesa dell’agente era passata per una presunta legittima difesa, poi le indagini hanno sollevato elementi contrari al racconto iniziale. Episodi come questo spiegano perché la proposta abbia suscitato rapide reazioni politiche e sociali.

Il provvedimento, dunque, vuole ridurre l’immediata stigmatizzazione di chi agisce sotto circostanze che paiono giustificare il comportamento, ma non modifica il fatto che la verifica finale spetti al giudice.

Passaggi successivi

Il ministero della Giustizia dispone ora di 60 giorni per aggiornare il codice di procedura penale, predisponendo il modello operativo per il nuovo registro delle annotazioni preliminari accanto al modello già esistente per le notizie di reato. Resta da vedere come questi cambiamenti influiranno nei fatti sulle indagini e sui tempi dei procedimenti, soprattutto nei casi più delicati.

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