A 43 anni dall’assalto alla sinagoga di Roma, la procura ha formalmente chiuso la fase istruttoria per cinque persone sospettate di partecipazione all’attacco del 9 ottobre 1982: la notifica apre la strada a un possibile processo e riapre questioni lasciate aperte da decenni. La novità arriva mentre emergono collegamenti con un altro attentato avvenuto pochi mesi prima a Parigi, suggerendo una rete internazionale dietro le stragi.
Che cosa è successo e perché la vicenda torna oggi
Quel 9 ottobre, la sinagoga di Roma sul lungotevere de’ Cenci fu bersaglio di un commando che lanciò bombe a mano e sparò sulla folla con armi automatiche. L’attacco durò pochi minuti, provocando la morte del bambino di due anni Stefano Gaj Taché e il ferimento di circa quaranta persone.
Ora la procura di Roma ha inviato un avviso di conclusione delle indagini a cinque indagati: si apre un periodo di venti giorni per presentare memorie difensive prima che il pubblico ministero decida se chiedere l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
- Data dell’attacco: 9 ottobre 1982
- Luogo: sinagoga di Roma, lungotevere de’ Cenci
- Vittime: 1 morto (un bambino), circa 40 feriti
- Indagati notificati: cinque persone, alcune residenti in Giordania e Palestina; una è detenuta in Francia
- Collegamento investigativo: attentato del 9 agosto 1982 al ristorante Jo Goldenberg a Parigi
Gli indagati e la loro situazione legale
Tra i cinque cui è stato notificato l’atto figura un uomo già in custodia in Francia e imputato per il sanguinoso episodio di Parigi. Agli altri quattro — tutti di origine palestinese e residenti in diversi Paesi — vengono attribuiti ruoli diversi nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’attacco.
La procura ritiene inoltre possibile il coinvolgimento di altri due soggetti, oggi deceduti, come coautori o complici. L’atto formale di chiusura delle indagini non equivale a un rinvio a giudizio: è invece il passaggio che permette ai difensori di produrre elementi prima che il pm prenda una decisione definitiva.
Perché l’inchiesta è stata riaperta
Nel 2020 la procura di Roma ha dato impulso a più fascicoli storici per provare a identificare i complici rimasti ignoti. Nel caso della sinagoga, gli investigatori hanno trovato nessi significativi con l’attacco al Jo Goldenberg di Parigi del 9 agosto 1982 — un episodio che causò sei vittime e diversi feriti e che colpì il cuore del quartiere ebraico parigino.
La conferma di collegamenti tra attentati in diverse capitali ha spinto alla cooperazione giudiziaria internazionale e alla condivisione di materiali investigativi, che sono risultati determinanti per il nuovo corso delle indagini.
Collaborazione internazionale e materiali raccolti
Le verifiche sono state condotte dalla Digos di Roma insieme alla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e, in larga parte, in sinergia con le autorità francesi. Nel febbraio 2023 è stata costituita una squadra investigativa congiunta per mettere insieme testimonianze, documenti d’archivio e informazioni giudiziarie.
Gli inquirenti hanno esaminato fonti giornalistiche, diplomatiche e giudiziarie, pubbliche e private, e raccolto nuovi elementi che hanno rafforzato alcune ricostruzioni già ipotizzate da tempo dagli investigatori.
La pista politica-militare: il gruppo sospettato
Dalle verifiche è emersa con forza l’ipotesi che dietro all’attacco possa esserci il Consiglio rivoluzionario di Al Fatah, la costola paramilitare guidata da Abu Nidal dopo la rottura con gli organi dirigenti palestinesi.
Il gruppo è stato collegato in passato a numerosi attentati internazionali tra gli anni Settanta e Ottanta, compresi episodi clamorosi come gli attacchi agli aeroporti di Roma e Vienna del 1985. La pista dell’organizzazione non è una semplice etichetta: indica un quadro operativo transnazionale con cellule attive in più Paesi.
Cosa cambia per le vittime e per la giustizia
Per le famiglie delle vittime e per la memoria civile, la riapertura e ora la chiusura formale delle indagini rappresentano un tentativo di far luce su responsabilità rimaste in parte oscure. Sul piano giudiziario, la notifica agli indagati apre la fase in cui si deciderà se processare persone oggi residenti all’estero o procedere diversamente.
Sul piano pubblico, il caso solleva questioni di responsabilità internazionale, estradizioni e cooperazione giudiziaria: aspetti che possono influenzare anche future investigazioni su fatti analoghi.
Nei prossimi giorni i difensori potranno presentare memorie e documenti; la decisione del pubblico ministero determinerà il passo successivo e probabilmente riaccenderà il dibattito sulla capacità della giustizia di chiudere casi storici legati al terrorismo internazionale.
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