Ponte sullo Stretto sotto accusa: tre indagati per presunto condizionamento della Corte dei conti

Di : Lorenzo Dalmoro

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L’inchiesta della procura di Roma sui presunti tentativi di condizionare i controlli sul progetto del ponte sullo Stretto entra in una fase cruciale: gli inquirenti stanno esaminando dispositivi e documenti sequestrati per capire se le pressioni abbiano coinvolto altri membri della magistratura contabile. La posta in gioco è alta oggi, perché una conferma delle ipotesi potrebbe rallentare ancora la procedura di autorizzazione e sollevare nuovi dubbi sulla trasparenza degli appalti pubblici.

Nel mirino ci sono tre indagati: l’ex magistrato della Corte dei conti Tommaso Miele, l’avvocato e dirigente politico Giacomo Francesco Saccomanno e l’imprenditore edile Vincenzo Virgiglio. Gli investigatori vogliono stabilire se Miele abbia realmente influenzato colleghi per ottenere pareri favorevoli o se si sia trattato di vanterie registrate nelle intercettazioni.

Le indagini della procura capitolina sono scaturite da informazioni inviate dalla procura di Catanzaro, che stava già lavorando su possibili infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti legati al ponte. Dall’autunno 2025 il ROS dei Carabinieri aveva intercettato conversazioni in cui emergevano riferimenti alla Corte dei conti; per competenza i materiali sono confluiti a Roma, che ha proseguito gli ascolti sino ai primi giorni di maggio.

Secondo l’accusa, le principali ipotesi di reato sono la corruzione e la rivelazione di segreti d’ufficio. Nel quadro investigativo Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di ottenere da Miele informazioni riservate e un parere favorevole in cambio di sostegni utili per incarichi dopo la pensione.

Perché la verifica della Corte è decisiva

Il nodo centrale riguarda la registrazione della delibera con cui il CIPESS aveva approvato il progetto definitivo dell’opera, valutata intorno a 13,5 miliardi di euro. La registrazione alla Corte dei conti è un passaggio obbligato: senza di essa la delibera non può essere pubblicata in Gazzetta Ufficiale e i cantieri non possono aprire.

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Il 29 ottobre 2025 la Corte aveva respinto la delibera del CIPESS. Il governo, invece di forzare i tempi, aveva scelto di rivedere gli aspetti segnalati, riavviando la procedura. Le intercettazioni acquisite mostrano contatti tra gli indagati sia nei giorni precedenti la decisione sia dopo il rigetto, quando l’obiettivo sarebbe stato correggere il corso degli eventi.

Nel decreto di perquisizione i pm descrivono tentativi di coinvolgere magistrati in eventi, associazioni e convegni utili per creare relazioni con esponenti di aziende e istituzioni. In almeno un caso Virgiglio avrebbe insistito perché un magistrato in aspettativa partecipasse a un incontro con amministratori delegati di grandi società: un modo, secondo l’accusa, per coltivare «conoscenze» utili.

La procura segnala anche che Miele, dalle intercettazioni, manifestava interesse per nomine come la presidenza dell’Antitrust o incarichi in società pubbliche; in cambio avrebbe fornito informazioni sull’orientamento dei colleghi in merito alla delibera.

  • Autunno 2025 – Il ROS intercetta conversazioni che citano la Corte dei conti; il materiale viene inviato a Roma.
  • 2 ottobre 2025 – Indagine su una presunta comunicazione di informazioni riservate da Saccomanno a dirigenti della società Stretto di Messina.
  • 29 ottobre 2025 – La Corte dei conti boccia la delibera del CIPESS sul progetto del ponte.
  • Primi mesi 2026 – Perquisizioni e analisi dei dispositivi: gli inquirenti cercano collegamenti con altri magistrati e con il consorzio Eurolink.

Restano questioni aperte: gli investigatori non hanno ancora chiarito se Saccomanno e Virgiglio agissero solo per interessi personali o se fossero intermediari di terzi. Per questo sono stati acquisiti i contatti tra gli indagati e rappresentanti della società Stretto di Messina e del consorzio Eurolink, guidato da Webuild.

Secondo alcune ricostruzioni, il 2 ottobre 2025 Saccomanno avrebbe passato informazioni riservate all’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, e poi avrebbe cercato contatti con interlocutori ministeriali: persone che gli investigatori ora vogliono identificare. Ciucci, non indagato, ha negato ogni ricezione di dati relativi alle contestazioni e ha affermato di non aver assegnato deleghe particolari a Saccomanno.

Dal punto di vista procedurale, la società che gestisce il progetto ha dichiarato l’intenzione di presentare una nuova delibera al CIPESS entro la fine di giugno e di tornare alla Corte dei conti entro luglio, con l’obiettivo di aprire i cantieri entro la fine dell’anno. Se le indagini dovessero accertare interferenze il calendario rischia però di subire ulteriori slittamenti.

Le implicazioni pratiche per i cittadini sono molteplici: possibili ritardi nell’avvio dei lavori, rischi per la corretta gestione di risorse pubbliche e il rafforzamento dei sospetti su tentativi di infiltrazione criminale negli appalti. Per ora gli investigatori continuano a valutare i contenuti dei dispositivi sequestrati e a verificare se le intercettazioni individuino responsabilità estese oltre i tre indagati.

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