Una recente audizione al Senato ha prodotto effetti concreti sul destino della regolamentazione del fine vita: le dichiarazioni del presidente del CNR, Andrea Lenzi, hanno portato al rinvio della proposta di legge sul suicidio assistito, rendendo improbabile un esame prima della fine della legislatura. Per chi segue il dibattito su accesso, diritti e pari trattamento dei malati gravi, quanto accaduto nelle ultime settimane cambia ora le prospettive pratiche e politiche della questione.
Cosa è in gioco
Il suicidio assistito è distinto dall’eutanasia perché richiede che sia il paziente a somministrarsi il farmaco. Per le persone completamente paralizzate, la possibilità di esercitare questo diritto dipende da strumenti tecnici che permettano l’autonomia nella somministrazione. La presenza o l’assenza di tali dispositivi è quindi un punto centrale nella progettazione di una norma che non discrimini i malati in base alla loro mobilità.
Le affermazioni di Lenzi e le contestazioni
Interpellato dalla commissione Affari sociali, il presidente del CNR ha sostenuto che non esistono dispositivi autorizzati a livello europeo in grado di consentire l’autosomministrazione a persone totalmente paralizzate, né studi volti a realizzarli. Una posizione ribadita in Senato nonostante l’esistenza, secondo diverse fonti giornalistiche e documentali, di un macchinario sviluppato dal CNR su mandato del tribunale di Firenze per un caso specifico.
Il progetto, realizzato dall’ingegnere Emilio Campana del CNR, fu messo in opera dopo un decreto del tribunale emesso a novembre 2025 e impiegato nel caso di una donna di 55 anni, indicata con lo pseudonimo “Libera”, affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. La donna è deceduta alla fine di marzo 2026 dopo aver utilizzato un puntatore oculare per somministrarsi il farmaco.
Tempistiche, rinvii e autorizzazioni
Dal confronto tra comunicazioni ufficiali e audizioni emergono discrepanze rilevanti.
- 12 novembre 2025: prima comunicazione formale del tribunale al CNR.
- 18 novembre 2025: risposta del CNR firmata dal direttore del dipartimento coinvolto, con indicazioni concordate.
- Febbraio 2026: richiesta di rinvio della consegna del dispositivo, motivata dal CNR con «complessità tecniche».
- 24 febbraio 2026: Lenzi chiede al ministero della Salute una «preventiva autorizzazione» per la costruzione del dispositivo.
- Marzo 2026: il tribunale e l’Avvocatura dello Stato dichiarano che tale autorizzazione non è necessaria; il dispositivo viene però consegnato all’AUSL Toscana Nord Ovest dove resta per collaudi richiesti dal ministero.
La decisione di chiedere un parere ministeriale e di sollecitare prove esterne ha prolungato i tempi: secondo il tribunale e l’avvocatura dello Stato le verifiche richieste non erano necessarie e, nel caso concreto, neanche compatibili con l’urgenza della situazione clinica.
Versioni contrastanti
Lenzi ha spiegato che il macchinario del CNR era un «prototipo» e non «reperibile» al momento dell’audizione — circostanza attestata dal fatto che il dispositivo si trovava presso l’azienda sanitaria che seguiva il caso — e ha affermato di non essere stato direttamente informato dall’autorità giudiziaria sull’incarico. Tuttavia, documenti e l’audizione di Campana in Senato suggeriscono che il presidente fosse a conoscenza dell’incarico fin dalle fasi iniziali.
Secondo fonti vicine al caso, il dispositivo sarebbe stato pronto e la richiesta di rinvio non avrebbe motivazioni tecniche solide. Lenzi ha delegato al suo ufficio stampa la risposta pubblica: la portavoce ha annunciato l’avvio di un’istruttoria interna per ricostruire i fatti e valutare eventuali diffondere dei risultati.
Conseguenze politiche e pratiche
Le parole del presidente del CNR hanno innescato reazioni trasversali: alcune forze d’opposizione hanno chiesto le sue dimissioni o la revoca dell’incarico, mentre dentro la maggioranza parlamentare sono circolate perplessità sulla congruenza delle sue dichiarazioni. Sul piano pratico, la richiesta di autorizzazioni e il successivo parere del ministero hanno rallentato la distribuzione del dispositivo anche ad altri pazienti con identiche esigenze, attualmente impossibilitati all’accesso per motivi amministrativi e tecnici.
È inoltre significativo che la vicenda si inserisca in un contesto politico e istituzionale più ampio: Lenzi è stato nominato presidente del CNR il 26 luglio 2025 e, oltre a guidare l’ente, ricopre incarichi in organismi legati alla governance scientifica nazionale. La sua figura è ritenuta vicina ad alcune correnti politiche contrarie a una regolamentazione permissiva del fine vita.
Per i lettori: cosa cambia adesso
Il rinvio della legge e i ritardi nella consegna del macchinario hanno effetti concreti:
- ritardo o assenza di una disciplina nazionale che contempli persone con limitate capacità motorie;
- possibili discriminazioni nell’accesso a pratiche ritenute legittime dalla giurisprudenza;
- sofferenza prolungata per chi ha già ottenuto il parere favorevole dei tribunali ma non ha accesso agli strumenti tecnici necessari.
Con la legislatura in scadenza, il rischio concreto è che la questione resti irrisolta per mesi o anni, lasciando il quadro normativo immutato nonostante le sollecitazioni della Corte costituzionale e delle associazioni di pazienti.
La vicenda è aperta: l’istruttoria interna del CNR, le audizioni parlamentari e i documenti ufficiali dovrebbero chiarire ulteriormente cronologia e responsabilità. Nel frattempo la discussione pubblica e giuridica sul fine vita rimane condizionata da elementi tecnici — come la disponibilità di dispositivi accessibili — che si sono rivelati decisivi per l’iter legislativo.
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