Il tribunale di Trento ha assolto il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, nel processo per la morte dell’orso noto come M90. La sentenza chiarisce punti chiave sulla responsabilità penale nelle decisioni che riguardano la gestione della fauna selvatica, una questione tornata al centro del dibattito pubblico dopo gli episodi invernali in Val di Sole.
La dinamica dei fatti
A fine gennaio 2024 l’orso era stato segnalato più volte per comportamenti di eccessiva confidenza con persone: il 28 gennaio avrebbe inseguito due residenti del comune di Mezzana. In seguito a queste stesse segnalazioni, il presidente della Provincia firmò un provvedimento che autorizzava l’intervento operativo.
Il 6 febbraio 2024 una squadra di guardie forestali uccise l’animale in bassa Val di Sole. L’accusa sosteneva che l’orso non fosse stato sedato al momento dell’abbattimento, elemento che secondo l’impostazione accusatoria avrebbe integrato il reato di maltrattamento o uccisione di animale con crudeltà o senza necessità.
La decisione del tribunale e cosa cambia
Il giudice ha respinto la tesi dell’accusa: Fugatti è stato accolto con una formula che esclude la sussistenza del reato nel comportamento contestato. La motivazione completa verrà depositata nelle prossime settimane e sarà importante per comprendere i limiti applicativi della norma in simili interventi di pubblica sicurezza.
Nel processo si erano costituite parte civile alcune associazioni animaliste, che avevano chiesto un risarcimento danni pari a 300.000 euro; la richiesta è stata respinta dal tribunale.
- Evento segnalato: 28 gennaio 2024, intervento dopo la segnalazione a Mezzana.
- Intervento operativo: 6 febbraio 2024, uccisione dell’orso in bassa Val di Sole.
- Accusa: uccisione di animale con crudeltà o senza necessità per mancata sedazione.
- Esito: assoluzione per non essere il fatto penalmente rilevante; respinta la richiesta di risarcimento delle associazioni.
- Passi successivi: deposito delle motivazioni della sentenza; possibile impugnazione da parte della Procura.
Implicazioni pratiche e attenzione pubblica
La sentenza arriva in un contesto di crescente confronto tra esigenze di sicurezza delle comunità montane e tutele della fauna. Per amministrazioni locali e forze dell’ordine, il pronunciamento offrirà un precedente utile nel valutare come bilanciare interventi rapidi con garanzie procedurali e criteri di proporzionalità.
Per le associazioni animaliste, invece, la decisione rappresenta una battuta d’arresto nella richiesta di maggiore rigore operativo. Il deposito delle motivazioni sarà determinante: chiarirà se la valutazione si è concentrata sulle circostanze concrete dell’intervento, sulle competenze decisionali dell’ente locale o su aspetti tecnici legati alle modalità dell’abbattimento.
In termini pratici, gli esiti processuali potrebbero influire su linee operative future, su protocolli di intervento e sugli investimenti in strumenti non letali (monitoraggio, dissuasori, piani di prevenzione) destinati a ridurre il rischio di situazioni analoghe.
Che cosa seguire
Nei prossimi giorni il documento con le motivazioni della sentenza sarà reso pubblico: è lì che si capirà fino a che punto la sentenza costituirà un riferimento giurisprudenziale stabile o resterà legata alle circostanze specifiche del caso.
Restano aperte le possibili impugnazioni e il dibattito politico e tecnico sulla gestione degli orsi in Trentino: una questione che tocca sicurezza, conservazione e coesistenza tra popolazioni umane e fauna selvatica, con ricadute dirette sulle comunità montane e sulle politiche regionali di tutela ambientale.
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