Trevi, terra di tartufi: il borgo in pietra riscoperto dal turismo lento

Di : Lorenzo Dalmoro

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A Trevi, nel cuore dell’Umbria, il tartufo nero รจ tornato a dettare i ritmi di una valle che unisce paesaggio, storia e cucina: una tenuta familiare ha trasformato raccolta e trasformazione in esperienza turistica, mentre una cappella romanica conserva stratificazioni d’arte e di memoria che spiegano perchรฉ quel luogo conta oggi per chi cerca prodotti tipici e patrimonio culturale.

Il protagonista non รจ solo gastronomico. Tra oliveti e boschi che risalgono verso il colle, il tartufo convive con un territorio la cui storia โ€” dalle donazioni medievali alle regolamentazioni rinascimentali โ€” influisce ancora sullโ€™economia locale e sullโ€™offerta turistica.

La famiglia Caporicci gestisce da tre generazioni la tenuta di San Pietro a Pettine, dove la raccolta dei tartufi procede in modo guidato e sostenibile e la cucina del relais pone il tartufo nero come ingrediente centrale. Qui la proposta gastronomica della chef Alice Caporicci abbina tradizione e sperimentazione, con menu pensati per valorizzare il prodotto locale.

Secondo lo studioso Stefano Bordoni, la presenza del tartufo in Umb ria non รจ un fenomeno recente: giร  i Romani lo apprezzavano e, piรน tardi, una ricetta conventuale per fette di tartufo nero fritte e stemperate con una conserva dโ€™arance compare in un ricettario perugino del 1580. Per Bordoni quella cucina storica รจ parte di una continuitร  territoriale che la tenuta vuole rilanciare.

La cappella di San Pietro a Pettine, costruita probabilmente nel XII secolo, รจ uno degli snodi storici dellโ€™area. Le pietre mostrano interventi successivi e danni โ€” tra cui una forte scossa nel 1327 โ€” che riflettono vicende politiche e sismiche del territorio. La donazione del complesso allโ€™abbazia di Sassovivo non fu soltanto un atto di fede, ma una scelta strategica che garantiva protezione e influenza su una vasta rete di parrocchie.

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Nel piccolo edificio sono emersi affreschi della seconda metร  del Quattrocento attribuibili a pittori itineranti: professionisti pagati poco ma capaci di diffondere immagini sacre copiando modelli provenienti anche dal vicino castello di Miranda. Recenti studi condotti da Teo Trevisi hanno individuato, tra gli intonaci, graffiti devozionali firmati da un anonimo chiamatosi โ€œPeritusโ€, segno di una pratica popolare di pellegrinaggio e preghiera.

La storia della raccolta del tartufo รจ documentata giร  nel XVI secolo: il Comune di Trevi regolava le concessioni, autorizzando lo scavo con zappa e lโ€™uso del maiale per rintracciare i funghi, misure che allโ€™epoca generavano introiti per le casse comunali e che oggi sono soltanto un richiamo storico rispetto alle pratiche odierne, dove prevalgono cani addestrati e tutele ambientali.

Oggi la tartufaia della tenuta รจ percorsa dal cercatore Bruno e dai suoi due cockers spaniel, Enea e Mira, che accompagnano i visitatori tra leccio, faggio e querceto in cerca del prezioso tuber. Il racconto della raccolta รจ parte centrale dellโ€™esperienza offerta agli ospiti e contribuisce a un turismo lento, attento al paesaggio.

Trevi conserva tracce di vicende politiche intense: la torre civica fu decapitata nel 1420 durante le tensioni con la famiglia Trinci, signori di Foligno, mentre il rapporto fra potere papale e comunitร  locali ha segnato anche la drammatica storia della comunitร  ebraica, sottoposta a ghettizzazioni e espulsioni in epoche passate.

Il borgo โ€” oggi casa di circa 800 residenti, metร  della popolazione registrata nel XVI secolo โ€” mantiene un impianto medievale a โ€œtre stratiโ€: mura, tessuto urbano e la trama di palazzi e monumenti che compongono il centro storico. Tra questi spiccano il Palazzo Comunale, il Teatro Clitunno con il sipario di Domenico Bruschi e la chiesa di Santโ€™Emiliano, rimaneggiata nel tempo ma al centro della vita civile.

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Fuori dalle mura, la villa seicentesca voluta da Girolamo Fabri รจ conservata e al piano nobile conserva soffitti decorati con pitture di scuola romana; tra Otto e Novecento le facciate furono arricchite da interventi della scuola di Beuron in occasione dellโ€™uso della dimora come casa di villeggiatura per il clero ceco stanziato a Roma.

Per orientarsi

  • Sito ufficiale turismo: treviturismo.it
  • Regione Umbria: unbriatourism.it
  • Arrivare: treno fino a Foligno (collegamenti da Torino e Milano via Firenze), poi autobus; Trevi รจ a circa 13 km da Foligno (15 minuti in bus).
  • Dormire e mangiare: la tenuta San Pietro a Pettine offre alloggio, visite alla tartufaia e un ristorante dove il tartufo nero domina la carta.

Per chi cerca unire gusto e storia, Trevi propone unโ€™offerta che va dalla tavola allโ€™arte, passando per itinerari nei boschi e visite a edifici che raccontano stratificazioni secolari: un esempio di come prodotti locali e patrimonio possano sostenersi a vicenda nellโ€™economia di territori piccoli ma ricchi di memoria.

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