Disegno di legge sulla caccia travolto da critiche trasversali: governo frena iter

Di : Lorenzo Dalmoro

Condividi con i tuoi amici!

Il disegno di legge sulla caccia, approvato dal Senato il 23 giugno e ora all’esame della Camera, ha acceso un ampio confronto pubblico che travalica gli schieramenti politici. La posta in gioco riguarda non solo le modalità di esercizio venatorio, ma anche la tutela della fauna, il rapporto con il diritto europeo e il ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche.

Il provvedimento riforma la normativa vigente dal 1992 per disciplinare pratiche oggi spesso tollerate in deroga, rimuove divieti e modifica competenze istituzionali: tra gli effetti denunciati dagli oppositori ci sono l’allungamento della stagione di caccia e una riduzione dell’influenza tecnica di ISPRA, l’ente che assiste i ministeri su ambiente e biodiversità.

Chi critica e perché

Contro il ddl si sono schierate le principali associazioni ambientaliste e animaliste — tra cui WWF, Legambiente, LIPU e ENPA — ma anche scienziati, ricercatori e una parte della società civile. Le obiezioni si concentrano su rischi per la fauna selvatica e sulla possibile contrapposizione con norme europee di tutela.

La protesta non è rimasta confinata ai tradizionali ambienti ambientalisti: figure pubbliche di centrodestra come il giornalista Vittorio Feltri e la deputata Michela Vittoria Brambilla hanno preso posizione contro il testo, così come alcuni protagonisti del mondo dello spettacolo, che hanno espresso preoccupazione nelle ultime settimane.

Il WWF ha raccolto quasi 400.000 firme contro la legge, mentre una lettera sottoscritta dai presidenti di dodici società scientifiche italiane ha segnalato rischi per la biodiversità, per la conformità al diritto UE e per l’autorevolezza dei pareri tecnici a supporto delle scelte pubbliche.

Reazioni istituzionali

La Commissione europea aveva già, in dicembre, inviato a Roma una comunicazione informale nella quale indicava possibili conflitti con le direttive Habitat e Uccelli, pilastri della normativa comunitaria per la conservazione della natura. La lettera è stata resa nota a maggio, suscitando polemiche sull’opportunità e sui tempi della pubblicazione.

Leggi anche  Esplosione a Torino: un morto e cinque feriti!

Il Vaticano ha risposto a una richiesta di parere da parte di una associazione animalista, esprimendo preoccupazione per la questione ma ribadendo la volontà di non intervenire direttamente nelle scelte legislative degli Stati.

Dal lato politico, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida — tra i promotori del ddl — e le associazioni di categoria vicine ai cacciatori e agli agricoltori hanno definito le osservazioni europee questioni in parte tecniche da risolvere nell’iter parlamentare.

Cosa è cambiato dopo il passaggio al Senato

Nel corso dell’esame al Senato alcuni emendamenti hanno attenuato parti del testo iniziale. Un esempio: l’ampliamento previsto per l’uso di “strumenti ottici e optoelettronici” nella caccia di selezione è stato ridimensionato, con l’esclusione esplicita di specie protette indicate dalla direttiva Habitat, come stambecco e camoscio.

La maggioranza ha rinunciato alla procedura d’urgenza per evitare di accelerare ulteriormente l’iter, ma ha anche respinto la richiesta delle opposizioni di coinvolgere la commissione Ambiente, scelta che avrebbe allungato i tempi di verifica tecnica del provvedimento.

  • Impatto sulla fauna: possibili estensioni della stagione venatoria e incremento di pratiche contestate, come l’uso di esche per attirare gli uccelli.
  • Conflitti con il diritto UE: la Commissione valuta se le modifiche apportate siano sufficienti a rispettare le direttive Habitat e Uccelli.
  • Ruolo della scienza: oppositori sostengono che il ddl riduca il peso dei pareri tecnici forniti da ISPRA.
  • Timeline legislativa: ulteriori modifiche alla Camera comporterebbero il ritorno del testo al Senato, con inevitabile slittamento dei tempi.

Perché la vicenda conta oggi

La discussione non è solo tecnica: riflette scelte su come bilanciare interessi economici, tradizioni venatorie e obblighi internazionali in materia ambientale. Inoltre mette sotto osservazione la capacità delle istituzioni di integrare le evidenze scientifiche nelle decisioni legislative.

La Commissione europea e il presidente della Repubblica stanno valutando il testo: il primo per verificare la conformità al diritto comunitario, il secondo anche sul piano costituzionale, alla luce dell’aggiornamento del 2022 che ha inserito la tutela dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali della Carta.

Se la Camera introdurrà cambiamenti significativi su sollecitazione delle istituzioni europee, del Colle o del dibattito pubblico, il provvedimento dovrà tornare al Senato per il via definitiva, allungando l’iter e lasciando la questione aperta oltre l’estate.

Articoli simili

Valuta questo articolo
Condividi con i tuoi amici!

Lascia un commento

Share to...