Non crederete a quanto abbia influenzato il modo di abitare del XX secolo una donna spesso relegata all’ombra dei più celebri colleghi. A Barcellona è in corso una retrospettiva che riconsegna alla storia il ritratto di Charlotte Perriand: creativa, viaggiatrice e determinata a ripensare il mondo attraverso il design.
Un’esposizione che mette in scena non solo oggetti, ma una biografia di idee, lotte di attribuzione e una visione estetica che ha attraversato continenti.
Una mostra che ricostruisce un’eredità
La Fundació Joan Miró ospita la rassegna Charlotte Perriand. La libertà di ripensare il mondo, inaugurata il 9 ottobre 2026 e visitabile fino al 28 febbraio 2027. Curata da Martina Millà, la mostra propone un percorso cronologico e tematico che attraversa i progetti di Perriand dagli anni Venti agli anni Cinquanta, affiancando oggetti, fotografie e documenti d’archivio a ricostruzioni storiche.
– Ricostruzione, a cura di Cassina, dell’Équipement intérieur d’une habitation (1929).
– Selezione ampia di fotografie, disegni e corrispondenza.
– Progetti che coprono più decenni e ambiti: dal design degli interni all’urbanistica.
La mostra catalana è parte di un progetto espositivo più vasto che ha riacceso l’interesse internazionale per il lavoro di Perriand: dopo la grande antologica del 2019 alla Fondation Louis Vuitton di Parigi e la tappa al Museum der Moderne di Salisburgo (1° maggio–13 settembre 2026), Barcellona ne offre una lettura aggiornata e documentata.

Il ruolo pratico di Perriand nello studio di Le Corbusier
Pernette Perriand‑Barsac, figlia di Charlotte, ripercorre con fermezza il contributo della madre: se Le Corbusier definiva i programmi e i manifesti, era Charlotte a tradurre molte idee in pezzi concreti. Le testimonianze d’archivio riportano che già nel 1932 Le Corbusier riconosceva come Perriand avesse avuto “la piena responsabilità della produzione delle nostre attrezzature domestiche”.
Secondo alcuni storici, la collaborazione tra Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Perriand fu resa produttiva soprattutto grazie alla capacità di Charlotte di sintetizzare e mettere in forma le soluzioni progettuali maturate nello studio. Arthur Rüegg, citato nel catalogo, sottolinea il suo ruolo decisivo nel ridurre i tempi di lavoro e nel dare coerenza alle idee.
Controversie d’autore: la lotta per i riconoscimenti
«Bisogna tornare alla verità della storia», afferma Pernette, che insieme a Jacques Barsac da oltre vent’anni protegge e promuove l’opera della madre. La disputa riguarda in particolare i progetti realizzati tra il 1927 e il 1937 nello studio di Le Corbusier e Jeanneret: molte idee e pezzi che portarono la firma dello studio erano infatti concepiti e spesso disegnati da Perriand.
Nel lavoro di ricostruzione storica emergono lettere e documenti che delineano una realtà complessa. Pierre Jeanneret, in una missiva, invitava a comprendere Le Corbusier per quello che era, riconoscendone il genio ma distinguendo il ruolo personale da quello creativo: una lettura che Pernette usa per contestualizzare il rapporto tra i protagonisti senza sminuirne il valore.

Chi era Charlotte: oltre la designer
Pernette racconta un ritratto umano e professionale: Charlotte non volle mai limitarsi al ruolo di semplice produttrice di mobili. Si definiva “donna dell’arte” e rivendicava uno sguardo ampio sul mondo — l’expression francese avoir l’œil en éventail — inteso come capacità di osservare e mettere in relazione discipline, materiali e culture.
La sua attività spaziò ben oltre il progetto di arredi:
– fotografia e collage;
– curatela e allestimenti espositivi;
– scritti teorici e pubblicazioni;
– pianificazione urbana e progetti di scala maggiore.
La figura che emerge è quella di una progettista colta, che concepiva il design come strumento per migliorare la vita quotidiana e come punto di incontro fra arte e architettura.
I viaggi che hanno plasmato un approccio
I continui spostamenti di Perriand furono fondamentali per la sua estetica e per la sua attenzione ai materiali e alle pratiche locali. Dalla Francia al Giappone, dalla Germania all’Unione Sovietica, dalla Spagna al Brasile, ogni tappa nutrì il suo lavoro con stimoli concreti e visioni diverse.
Principali tappe e influenze
– Giappone: nuove sensibilità formali e tecniche costruttive.
– Germania e Unione Sovietica: dialogo con correnti moderniste e sperimentazioni industriali.
– Spagna e Brasile: osservazione di culture e architetture locali.
– Francia: alternanza tra ambiente urbano e paesaggi montani, dove lo sci e le escursioni alimentarono l’immaginario dello spazio domestico.
Queste esperienze resero la pratica di Perriand profondamente internazionale e al contempo radicata in sensibilità locali.
La memoria di famiglia e la missione di conservazione
Charlotte affidò a Pernette una missione chiara negli ultimi anni della sua vita: visitare le sedi produttive, capire i processi di fabbricazione e garantire che la produzione dei suoi arredi potesse continuare secondo standard adeguati. Dopo la morte di Charlotte nel 1999, Pernette e Jacques Barsac hanno dedicato tempo e energie alla catalogazione, alla tutela del patrimonio e alla promozione storica della designer.
L’obiettivo dichiarato del loro lavoro è duplice: ottenere il giusto riconoscimento delle paternità progettuali e restituire al pubblico la figura completa di Perriand — non solo come autrice di oggetti, ma come pensatrice e artista.
Come la mostra racconta il processo creativo
La curatela cerca di evidenziare non soltanto il prodotto finito, ma il metodo e il laboratorio di Perriand: disegni preparatori, prove materiali, fotografie di allestimenti e documenti tecnici mostrano il percorso dalla ricerca alla produzione.
Elementi esposti e allestimenti sono pensati per:
– illustrare le fasi progettuali;
– mettere in relazione i progetti con i contesti sociali e politici dell’epoca;
– mostrare la continuità tra idea e realizzazione grazie anche alle riproduzioni storiche.
Punti chiave per i visitatori
La retrospettiva è concepita per chi vuole avvicinarsi all’universo di Perriand con un’esperienza multidisciplinare. Tra i suggerimenti utili:
– dedicare tempo ai materiali d’archivio per cogliere la dimensione progettuale;
– osservare le ricostruzioni per comprendere le scale e le proporzioni originali;
– considerare i testi critici nel catalogo per approfondire le questioni di attribuzione e responsabilità creative.
Per chi segue il panorama delle grandi mostre internazionali, l’esposizione alla Fundació Joan Miró rappresenta una tappa importante di un percorso di riscoperta che ha interessato istituzioni come la Fondation Louis Vuitton e il Museum der Moderne di Salisburgo.
Documentare per cambiare la storia
Il lavoro di Pernette Perriand‑Barsac e Jacques Barsac dimostra come l’archiviazione, la tutela e la promozione pubblica possano modificare la narrazione storica: attraverso lettere, fotografie, interviste e ricerche si ricostruisce la verità su pratiche creative spesso attribuite in modo esclusivo a figure più visibili.
La mostra di Barcellona è quindi anche un invito a rileggere la storia del design del Novecento con maggiore attenzione ai contributi individuali e alle dinamiche di lavoro collettivo.
Informazioni pratiche sulla mostra
– Luogo: Fundació Joan Miró, Barcellona.
– Periodo: inaugurata il 9 ottobre 2026, aperta fino al 28 febbraio 2027.
– Curatrice: Martina Millà.
Materiali esposti vanno dagli anni Venti agli anni Cinquanta, con particolare attenzione ai progetti sviluppati durante la collaborazione con Le Corbusier e Pierre Jeanneret e alle successive ricerche internazionali di Perriand.
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Marcelina è una giornalista curiosa e sensibile, appassionata d’arte e cultura. Analizza le tendenze attuali con parole semplici e accessibili. Il suo stile accogliente e informativo guida i lettori nel mondo affascinante della moda, mettendo in luce le influenze storiche e le creazioni contemporanee.




