Addio alla Porta dell’Inferno: Turkmenistan lotta per estinguere un fuoco eterno di 50 anni!

Di : Lorenzo Dalmoro

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Nel profondo del deserto del Karakum, distante circa 260 chilometri dalla città di Ashgabat, un’enorme voragine di 60 metri di diametro ha bruciato incessantemente per cinquant’anni. Conosciuta popolarmente come la “Porta dell’Inferno”, il suo nome ufficiale è “Lo Splendore del Karakum”. Attualmente, però, la luminosità di questa fiamma storica sta diminuendo: le autorità del Turkmenistan hanno dichiarato di avere ridotto notevolmente le fiamme e intendono spegnerle completamente.

La Porta dell’Inferno in Turkmenistan



“Stiamo perdendo risorse preziose”

Nel 2022, l’ex presidente Gurbanguly Berdymukhamedov ha incaricato di trovare una soluzione per estinguere questo incendio secolare, sottolineando in televisione: «Stiamo perdendo risorse naturali che potrebbero generare grandi profitti e migliorare la vita dei nostri cittadini», motivando questa decisione anche per i rischi per la salute e l’ambiente. Irina Luryeva, a capo della compagnia di stato Turkmengaz, ha riferito in una conferenza che «la diminuzione delle fiamme è quasi triplicata», e che «se prima il bagliore era visibile da chilometri, ora persiste solo una lieve bruciatura», aggiungendo che «intorno al cratere sono stati perforati numerosi pozzi per il metano».


Com’è nata la “Porta dell’Inferno”

La creazione della voragine di Darvaza risale al periodo sovietico. Secondo il racconto più diffuso, nel 1971 una perforazione geologica causò il collasso di una camera di gas naturale; per prevenire la fuoriuscita di gas nocivi, i tecnici decisero di darvi fuoco, convinti che si sarebbe spento in poche settimane. Contrariamente alle aspettative, le fiamme, alimentate da un deposito di metano, sono proseguite per decenni. Altre fonti locali attribuiscono l’innesco agli anni ’80, ma la documentazione ufficiale è scarseggiante o non disponibile.

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Che cosa brucia (e perché continua a farlo)

Il cratere rappresenta una fonte di gas naturale, principalmente metano. Quando il metano brucia, si converte in gran parte in anidride carbonica e vapore acqueo, che sono meno dannosi del metano puro, un potente gas serra a breve termine. Per anni, le analisi satellitari hanno indicato un’emissione costante di gas; studi del 2024 stimavano circa 2 milioni di piedi cubi di gas bruciato al giorno, mentre altre ricerche evidenziavano flussi intermittenti di metano nell’area. Le recenti perforazioni mirano a catturare e ridurre queste emissioni, eliminando ossigeno e combustibile alla fonte del fuoco.


Un laboratorio a cielo aperto

Nel 2013, l’avventuriero George Kourounis è stato il primo a scendere sul fondo del cratere per raccogliere campioni di microbi estremofili, trasformando Darvaza in un emblema della ricerca in condizioni estreme. Più recentemente, conferenze e preprint scientifici hanno aggiornato le stime sul metano emesso, fondamentali per comprendere la dinamica di spegnimento di un incendio sostenuto da una riserva naturale sotterranea e i suoi effetti sull’ecosistema locale.

Turismo: dal pellegrinaggio notturno a un nuovo racconto del deserto

Per decenni la Porta dell’Inferno è stata una delle principali attrazioni turistiche del paese, con tende yurta vicino al cratere e visite notturne per osservare il bagliore arancione. Tuttavia, con le fiamme che ora si stanno ritirando, l’esperienza turistica sta cambiando. Report del 2025 indicano che i visitatori sono spesso delusi e le strade da Ashgabat sono ancora in cattive condizioni, suggerendo la necessità di ripensare l’offerta turistica del sito.

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Un addio (quasi) senza rimpianti

Spegnere la Porta dell’Inferno non solo metterà fine a una spettacolare attrazione turistica, ma anche alla dispersione di metano, una preziosa risorsa economica e un potente gas serra. Questo addio potrebbe segnare un nuovo inizio per il Karakum, trasformando un incidente industriale in una storia di riparazione, scienza e rispetto per il deserto. Se un giorno, al posto di un abisso ardente, resterà solo un cratere silenzioso, non sarà la fine del fascino: sarà la dimostrazione che anche i miti possono spegnersi per dare spazio al futuro.

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